Festeggiamenti a Varese per il decennale del vescovo ambrosiano in Africa. Insieme alla sua testimonianza, l'intervento del cardinale Martini

Francesca LOZITO
Redazione

Zambia, 1999: Emilio Patriarca, sacerdote fidei donum della diocesi di Milano, viene ordinato vescovo dal cardinale Carlo Maria Martini. Dopo dieci anni la comunità di Varese ha festeggiato questo anniversario con una serie di iniziative che hanno creato un ponte ideale tra Monze (la diocesi a capo della quale è stato posto monsignor Patriarca,) e l’Italia. I due protagonisti di allora, il cardinale Martini e monsignor Patriarca, si sono ritrovati insieme al Collegio De Filippi per dialogare sul tema “Dire il Signore a Milano e in Zambia”.
«In Africa – ha raccontato monsignor Patriarca – c’è un’apertura spontanea all’annuncio religioso, in particolare all’annuncio di Gesù. C’è poi però un cammino da percorrere affinché il Vangelo diventi davvero la forza ispiratrice della vita di ogni giorno». «Missionarietà è un termine che non mi piace perché rischia di essere astratto – ha detto il cardinale Martini -. Mi pare più appropriato il termine evangelizzazione, inteso come attenzione alle situazioni concrete, con tutte le loro difficoltà e i loro problemi».
E il territorio africano ne ha certo molti, soprattutto in una diocesi come quella di monsignor Patriarca, che occupa un territorio grande quanto il nord Italia, con una popolazione di oltre un milione di abitanti che vivono con un reddito annuo pro-capite inferiore ai 350 dollari e un’aspettativa di vita sotto i 35 anni. Se si pensa che nel 1980 erano rispettivamente 505 dollari e 54 anni, s’intuisce facilmente che il peggioramento è dovuto alle tensioni economiche internazionali e alla pandemia da Hiv/Aids che uccide nella sola diocesi di Monze circa 10 mila persone all’anno. Ecco dunque che più del 50% della popolazione è rappresentata da bambini sotto i 15 anni e di questi circa 150 mila sono orfani. Zambia, 1999: Emilio Patriarca, sacerdote fidei donum della diocesi di Milano, viene ordinato vescovo dal cardinale Carlo Maria Martini. Dopo dieci anni la comunità di Varese ha festeggiato questo anniversario con una serie di iniziative che hanno creato un ponte ideale tra Monze (la diocesi a capo della quale è stato posto monsignor Patriarca,) e l’Italia. I due protagonisti di allora, il cardinale Martini e monsignor Patriarca, si sono ritrovati insieme al Collegio De Filippi per dialogare sul tema “Dire il Signore a Milano e in Zambia”.«In Africa – ha raccontato monsignor Patriarca – c’è un’apertura spontanea all’annuncio religioso, in particolare all’annuncio di Gesù. C’è poi però un cammino da percorrere affinché il Vangelo diventi davvero la forza ispiratrice della vita di ogni giorno». «Missionarietà è un termine che non mi piace perché rischia di essere astratto – ha detto il cardinale Martini -. Mi pare più appropriato il termine evangelizzazione, inteso come attenzione alle situazioni concrete, con tutte le loro difficoltà e i loro problemi».E il territorio africano ne ha certo molti, soprattutto in una diocesi come quella di monsignor Patriarca, che occupa un territorio grande quanto il nord Italia, con una popolazione di oltre un milione di abitanti che vivono con un reddito annuo pro-capite inferiore ai 350 dollari e un’aspettativa di vita sotto i 35 anni. Se si pensa che nel 1980 erano rispettivamente 505 dollari e 54 anni, s’intuisce facilmente che il peggioramento è dovuto alle tensioni economiche internazionali e alla pandemia da Hiv/Aids che uccide nella sola diocesi di Monze circa 10 mila persone all’anno. Ecco dunque che più del 50% della popolazione è rappresentata da bambini sotto i 15 anni e di questi circa 150 mila sono orfani. I progetti degli “Amici” Per aiutare concretamente il vescovo ambrosiano nel suo quotidiano operare nel continente africano, nello stesso anno in cui viene consacrato nasce l’associazione “Amici di mons. Emilio Patriarca onlus” che ha sostenuto circa l’80% dei suoi progetti – sia di evangelizzazione, sia di promozione umana – con un apporto economico che oggi ha abbondantemente superato i 3 milioni di euro. In occasione di questo anniversario l’associazione ha pubblicato il libro Chonda Milimo, dal nome tonga che fu dato a monsignor Patriarca dal capotribù della zona di Monze e che significa “uomo che lavora sodo”. Contiene i testi più significativi del vescovo ambrosiano, una raccolta di scritti che parlano di lui e una raccolta di fotografie con i progetti più importanti realizzati dall’associazione (info: www.basvit.it/amicipatriarca).«È difficile sintetizzare in poche parole le decine di progetti sociali finanziati dall’associazione – ha osservato il vicepresidente Marco Astuti -. Abbiamo operato negli ospedali, nelle scuole, soprattutto quelle per gli orfani, in progetti di agricoltura sostenibile inclusi pozzi e mulini, ma anche per le vedove, i portatori di handicap e tutti coloro che avevano un concreto bisogno». «Sono riconoscente – gli ha fatto eco Patriarca – per aver potuto, con l’aiuto degli Amici, permettere a molti seminaristi zambiani di completare la loro formazione e avere, una volta diventati sacerdoti, un adeguato sostentamento per compiere il loro ministero». Ma anche completare la costruzione di molte chiese, per le quali le comunità cristiane locali avevano potuto costruire solo i muri perimetrali.Dai 18 soci di dieci anni fa oggi l’associazione può contare su un migliaio di persone. «Crediamo che uno dei motivi che ha spinto tante persone ad aderire – dice Marco Balzarini, uno di questi – sia il desiderio, finora sempre realizzato, di vivere fino in fondo l’esortazione del Vangelo: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Tutto quanto si raccoglie viene inviato integralmente a don Emilio e con lui si decide come destinarlo, a meno che il donatore abbia espresso una specifica modalità di utilizzo».Attraverso l’uso delle nuove tecnologie l’associazione lavora come se si fosse gomito a gomito, pur stando a oltre 5.000 chilometri di distanza. «Lo spirito con cui operiamo – ha aggiunto Astuti – è quello delineato dall’enciclica Fidei donum: oggi, al contrario che nel passato, nei Paesi poveri esiste già una Chiesa locale, ricca dell’entusiasmo tipico delle realtà nuove, ma povera di mezzi economici, di esperienza e qualche volta anche di idee». «Questo modo di accostarsi alla realtà delle Chiese e delle culture africane non è sempre facile – ha continuato Astuti -. Abbiamo imparato che ci vuole grande umiltà e grande pazienza». Di certo la testimonianza di questo vescovo ne può insegnare tanta: «Non posso dimenticare il mio primo incontro con monsignor Patriarca – ha concluso il cardinale Martini –, quando, poco dopo essere diventato arcivescovo di Milano, l’ho visitato nel villaggio di Lusito, dove viveva in grande povertà».

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