Ogni martedì sera si incontrano nelle case per seguire la catechesi quaresimale e confrontarsi sul tema, in passato c'erano anche una quarantina di persone

Luisa BOVE
Redazione

Nelle tre parrocchie di Melzo (oggi Comunità pastorale) sono sei i gruppi di ascolto che ogni martedì sera si incontrano per seguire la catechesi quaresimale dell’Arcivescovo: quattro a Santi Alessandro e Margherita, uno al Sacro Cuore e un altro a S. Maria delle Stelle. Il gruppo gestito da Carla Curti e da un’amica è nato tanti anni fa e si raduna sempre nella stessa abitazione. Ora è frequentato solo da una decina di persone, ma in passato «ci sono stati momenti molto felici, eravamo addirittura 40 persone e c’erano anche uomini», ricorda la donna. «Se avessimo investito e creduto di più a questa forma di catechesi… Allora mettevamo l’invito nelle caselle della posta perché qualcuno si dimenticava e altri che non osavano venire, trovando l’invito diretto poi partecipavano».
Al termine della catechesi dell’Arcivescovo il gruppo si confronta, anche se le persone vanno un po’ sollecitate a parlare. Secondo Curti quest’anno il Cardinale sta affrontando il tema del battesimo con molta profondità e alcune affermazioni di martedì scorso l’hanno davvero colpita, «forse perché sto preparando alcuni adulti alla Cresima che vivono situazioni personali anche complesse».
Pensa in particolare a quello che l’Arcivescovo ha detto rispetto al corpo «che non è né da adorare né da disprezzare», ma va inteso nell’ottica «dell’amore, della comunione e del dono». Comprendere questo «è davvero grande», ammette, «spesso infatti si rivendica la libertà dicendo che è più giusto convivere prima di sposarsi, mentre il rischio è di bruciare le tappe. L’attesa invece consente di vivere in pieno la relazione». In gruppo qualcuno ha parlato anche del valore della «castità» come «disciplina del corpo», qualcun altro invece ha sottolineato l’aspetto della «donazione» e della «sovrabbondanza dell’amore fraterno».
Nell’ultima parte della serata il gruppo si è soffermato sul tema della santità. «Non esistono solo i santi degli altari», hanno detto, preferendo tra l’altro il termine «testimoni», di cui oggi c’è molto bisogno. E c’è chi ha citato personaggi noti come Paolo Brosio e Claudia Koll che si sono convertiti e «hanno iniziato un cammino di fede».
«La morale del battesimo – dice ancora Curti – non è né quella del minimo, ma del massimo, della perfezione o meglio ancora della santità». In questo senso ha colpito anche la scelta dell’Arcivescovo di trasmettere la catechesi proprio dalla Fondazione Don Gnocchi. «Neppure noi credenti a volte abbiamo la consapevolezza che chiedendo il battesimo chiediamo un cammino di santità». La serata si è conclusa con una preghiera recitata insieme per domandare al Signore «per noi e per gli altri» di «capire che non solo realizziamo una comunità fraterna, ma nella società dando testimonianza diventiamo anima del mondo». Nelle tre parrocchie di Melzo (oggi Comunità pastorale) sono sei i gruppi di ascolto che ogni martedì sera si incontrano per seguire la catechesi quaresimale dell’Arcivescovo: quattro a Santi Alessandro e Margherita, uno al Sacro Cuore e un altro a S. Maria delle Stelle. Il gruppo gestito da Carla Curti e da un’amica è nato tanti anni fa e si raduna sempre nella stessa abitazione. Ora è frequentato solo da una decina di persone, ma in passato «ci sono stati momenti molto felici, eravamo addirittura 40 persone e c’erano anche uomini», ricorda la donna. «Se avessimo investito e creduto di più a questa forma di catechesi… Allora mettevamo l’invito nelle caselle della posta perché qualcuno si dimenticava e altri che non osavano venire, trovando l’invito diretto poi partecipavano».Al termine della catechesi dell’Arcivescovo il gruppo si confronta, anche se le persone vanno un po’ sollecitate a parlare. Secondo Curti quest’anno il Cardinale sta affrontando il tema del battesimo con molta profondità e alcune affermazioni di martedì scorso l’hanno davvero colpita, «forse perché sto preparando alcuni adulti alla Cresima che vivono situazioni personali anche complesse».Pensa in particolare a quello che l’Arcivescovo ha detto rispetto al corpo «che non è né da adorare né da disprezzare», ma va inteso nell’ottica «dell’amore, della comunione e del dono». Comprendere questo «è davvero grande», ammette, «spesso infatti si rivendica la libertà dicendo che è più giusto convivere prima di sposarsi, mentre il rischio è di bruciare le tappe. L’attesa invece consente di vivere in pieno la relazione». In gruppo qualcuno ha parlato anche del valore della «castità» come «disciplina del corpo», qualcun altro invece ha sottolineato l’aspetto della «donazione» e della «sovrabbondanza dell’amore fraterno».Nell’ultima parte della serata il gruppo si è soffermato sul tema della santità. «Non esistono solo i santi degli altari», hanno detto, preferendo tra l’altro il termine «testimoni», di cui oggi c’è molto bisogno. E c’è chi ha citato personaggi noti come Paolo Brosio e Claudia Koll che si sono convertiti e «hanno iniziato un cammino di fede».«La morale del battesimo – dice ancora Curti – non è né quella del minimo, ma del massimo, della perfezione o meglio ancora della santità». In questo senso ha colpito anche la scelta dell’Arcivescovo di trasmettere la catechesi proprio dalla Fondazione Don Gnocchi. «Neppure noi credenti a volte abbiamo la consapevolezza che chiedendo il battesimo chiediamo un cammino di santità». La serata si è conclusa con una preghiera recitata insieme per domandare al Signore «per noi e per gli altri» di «capire che non solo realizziamo una comunità fraterna, ma nella società dando testimonianza diventiamo anima del mondo».

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