Il cardinale Tettamanzi e i giovani preti ambrosiani accolti da un pallone calciato dai ragazzi della scuola che fronteggia la cattedrale cattolica dell'Annunciazione. L'incontro con monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia

Davide MILANI
Redazione

«Occhio alla palla!». Mentre scende dal pullman il gruppo dei giovani preti ambrosiani è accolto a Iskenderun da una pallonata. Appena dopo il pallone – da sopra il cancello di quello che in Brianza avrebbe tutto l’aspetto di un oratorio – sbuca una ragazza che agilmente scavalca l’ostacolo, si intrufola tra il gruppo di giovani dai vestiti strani, recupera il pallone e varca di nuovo il cancello sbarrato.�
C’è folla oltre il cancello di quella scuola: centinaia di ragazzi giocano nell’ora della ricreazione.

Dall’altro lato della strada un altro cortile, quello della Cattedrale cattolica dell’Annunciazione. «Anche il nostro si riempie, ogni tanto», afferma fiero monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia. Che sarebbe come dire, da noi, che uno è vescovo dell’Italia centrale, meridionale e insulare. «Al pomeriggio ospitiamo il catechismo, specialmente dei ragazzi ortodossi», spiega monsignor Luigi, vescovo, parroco e custode della fede cattolica nella parte orientale della Turchia. Una fede che è esperienza di pochi, anzi di pochissimi.

Talmente pochi che con tre telefonate monsignor Padovese ha convocato i suoi fedeli di Iskenderun per la Messa serale presieduta dall’Arcivescovo di Milano. I sei cattolici turchi, uomini e donne adulti, accorrono prontamente. E rimangono senza parole nel vedere un centinaio di preti biancovestiti celebrare l’Eucaristia. Molto più di tutti i preti della Turchia messi insieme. Molto più di tutti i cattolici della regione.

La facciata della Chiesa è classicheggiante, l’interno decoroso, lindo e ben curato. «Alla Messa solitamente ci siamo io e le suore» aggiunge monsignor Padovese, senza tradire alcun complesso di inferiorità davanti a chi in Italia dice Messa con le chiese tutto sommato ancora abbastanza piene.

Nella celebrazione eucaristica – primo momento forte del programma dei preti milanesi in Turchia – don Pierantonio Tremolada (responsabile del pellegrinaggio e dell’accompagnamento dei giovani preti), offre le motivazioni del viaggio sulle orme di Paolo: «cerchiamo le tracce di un uomo, un grande credente che è stato capace di indicare ad altri la presenza di Gesù svelandone il mistero. Ci sia dato in questi giorni di dimorare dentro il mistero di Cristo, grazie alla testimonianza di Paolo».

La cena è nell’ampia sala della vicina casa del vescovo: ampia perché il complesso sorto all’inizio del 1900 è stato via via negli anni (secondo la disponibilità dei governi turchi a riconoscere questa presenza) ospedale, scuola, centro parrocchiale.

La passeggiata serale del cardinale Tettamanzi e dei giovani preti lungo la sponda orientale del Mediterraneo è seguita a non troppa distanza da tre giovanotti ben piazzati. “Per prudenza, ma non c’è problema”, spiegano gli accompagnatori locali.

Suggestivo questo angolo di Mediterraneo. L’angolo in alto a destra del Mediterraneo, per la precisione. Un angolo famoso da millenni. Qui sorgeva l’antica Alessandretta, fondata da Alessandro Magno. È su questa spiaggia che – secondo la tradizione biblica – il grosso pesce ha sputato all’asciutto Giona, prima della sua partenza per Ninive. «Occhio alla palla!». Mentre scende dal pullman il gruppo dei giovani preti ambrosiani è accolto a Iskenderun da una pallonata. Appena dopo il pallone – da sopra il cancello di quello che in Brianza avrebbe tutto l’aspetto di un oratorio – sbuca una ragazza che agilmente scavalca l’ostacolo, si intrufola tra il gruppo di giovani dai vestiti strani, recupera il pallone e varca di nuovo il cancello sbarrato.�C’è folla oltre il cancello di quella scuola: centinaia di ragazzi giocano nell’ora della ricreazione. Dall’altro lato della strada un altro cortile, quello della Cattedrale cattolica dell’Annunciazione. «Anche il nostro si riempie, ogni tanto», afferma fiero monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia. Che sarebbe come dire, da noi, che uno è vescovo dell’Italia centrale, meridionale e insulare. «Al pomeriggio ospitiamo il catechismo, specialmente dei ragazzi ortodossi», spiega monsignor Luigi, vescovo, parroco e custode della fede cattolica nella parte orientale della Turchia. Una fede che è esperienza di pochi, anzi di pochissimi.Talmente pochi che con tre telefonate monsignor Padovese ha convocato i suoi fedeli di Iskenderun per la Messa serale presieduta dall’Arcivescovo di Milano. I sei cattolici turchi, uomini e donne adulti, accorrono prontamente. E rimangono senza parole nel vedere un centinaio di preti biancovestiti celebrare l’Eucaristia. Molto più di tutti i preti della Turchia messi insieme. Molto più di tutti i cattolici della regione. La facciata della Chiesa è classicheggiante, l’interno decoroso, lindo e ben curato. «Alla Messa solitamente ci siamo io e le suore» aggiunge monsignor Padovese, senza tradire alcun complesso di inferiorità davanti a chi in Italia dice Messa con le chiese tutto sommato ancora abbastanza piene.Nella celebrazione eucaristica – primo momento forte del programma dei preti milanesi in Turchia – don Pierantonio Tremolada (responsabile del pellegrinaggio e dell’accompagnamento dei giovani preti), offre le motivazioni del viaggio sulle orme di Paolo: «cerchiamo le tracce di un uomo, un grande credente che è stato capace di indicare ad altri la presenza di Gesù svelandone il mistero. Ci sia dato in questi giorni di dimorare dentro il mistero di Cristo, grazie alla testimonianza di Paolo». La cena è nell’ampia sala della vicina casa del vescovo: ampia perché il complesso sorto all’inizio del 1900 è stato via via negli anni (secondo la disponibilità dei governi turchi a riconoscere questa presenza) ospedale, scuola, centro parrocchiale. La passeggiata serale del cardinale Tettamanzi e dei giovani preti lungo la sponda orientale del Mediterraneo è seguita a non troppa distanza da tre giovanotti ben piazzati. “Per prudenza, ma non c’è problema”, spiegano gli accompagnatori locali. Suggestivo questo angolo di Mediterraneo. L’angolo in alto a destra del Mediterraneo, per la precisione. Un angolo famoso da millenni. Qui sorgeva l’antica Alessandretta, fondata da Alessandro Magno. È su questa spiaggia che – secondo la tradizione biblica – il grosso pesce ha sputato all’asciutto Giona, prima della sua partenza per Ninive. – – Giorno per giorno il diario del pellegrinaggio24 aprile Istanbul – Incontro con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo Il saluto del card. Tettamanzi Don Bottoni: Cattolici e ortodossi, un rapporto privilegiato tra le Chiese sorellePhotogallery – 23 aprileISKENDERUN – «Eminenza, ci regali uno dei suoi sacerdoti» Don Lonati: la sfida di predicare il Vangelo ai musulmani Don Pierantonio Tremolada: cosa ci sta insegnando il pellegrinaggio Photogallery – 22 aprileANTIOCHIA – «Siate compagni di viaggio di tutti e cittadini esemplari» «L”apostolo e la comunità. Meditazione del card. Tettamanzi Photogallery Don Isacco Pagani: «Cristiani in Turchia, un piccolo seme che dà comunque testimonianza» Don Paolo Poli: «Che emozione quelle campane udite a messa nella chiesa-museo di Tarso» – 21 aprileTARSO – Suore a Tarso, “piccolo gregge” nella città di Paolo Pellegrini alla casa di Paolo: intervista all’Arcivescovo Messa a Tarso: omelia del Cardinale Photogallery dei primi giorni di pellegrinaggio – 20 aprileISKENDERUN – «Occhio alla palla!» Accoglienza da “oratorio” – L’ARRIVO IN TURCHIA – Alla scoperta della Chiesa in Turchia – Bartolomeo, la Chiesa Ortodossa, la Chiesa Cattolica, la Diocesi di Milano –

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