Così monsignor Luigi Manganini, Vicario episcopale per l'Evangelizzazione, definisce la stagione inaugurata un anno fa con l'entrata in vigore del libro liturgico ambrosiano

Stefania CECCHETTI
Redazione

«Un vero e proprio risveglio biblico». Così monsignor Luigi Manganini, Vicario episcopale per l’Evangelizzazione e arciprete del Duomo, definisce la stagione inaugurata un anno fa dall’entrata in vigore del nuovo Lezionario ambrosiano. Con la prima domenica dell’Avvento 2008, infatti, la diocesi ha ricevuto in dono il nuovo libro liturgico, che dopo una gestazione durata 30 anni, ha sostituito quello provvisorio ad experimentum del 1976.
Monsignor Manganini, in qualità di pro-presidente della Congregazione del Rito ambrosiano, ha seguito passo passo il cammino di introduzione del Lezionario. È quindi la persona giusta per fare il primo bilancio: «Di fronte a un nuovo libro liturgico – dice – c’è sempre la preoccupazione che venga accolto bene. Nel 1976 il cardinale Colombo promulgò il nuovo Messale ambrosiano, qualche anno dopo l’uscita di quello romano. Ricordo che in Diocesi si usava la traduzione in italiano di quello romano, quindi si temette qualche difficoltà nell’accoglienza. Invece tutto si risolse bene, pur con qualche isolata e inevitabile polemica. La stessa cosa successe quando, nei primi anni Ottanta, l’arcivescovo Martini promulgò il Breviario ambrosiano, anche in questo caso in leggero ritardo su quello romano. Il timore era che l’abitudine a una prassi creasse resistenze».
Se l’abitudine può rappresentare un problema, i 30 anni di Lezionario ad experimentum possono essere sembrati insormontabili: «Sì – risponde il Vicario -, la maggior parte dei preti erano abituati a seguire il Lezionario romano per tanti mesi all’anno, visto che nel Lezionario del 1976 solo la Quaresima aveva una caratterizzazione spiccatamente ambrosiana. Qualche sano timore era inevitabile. Invece non penso di sbagliare se dico che c’è stata una bella accoglienza, diffusa non solo in tutta la diocesi, ma anche in quelle parrocchie ambrosiane che sono fuori diocesi».
Quali sono le novità più importanti scaturite dall’introduzione del nuovo Lezionario? Le celebrazioni hanno ricevuto una spinta rinnovatrice positiva: «Siamo reduci da una stagione liturgica che oserei chiamare infelice. Per troppo tempo si è pensato che la liturgia fosse marginale e per questo la si è trattata con una certa sbrigatività. Di fronte a un Lezionario così ampio è stata inevitabile una rinnovata attenzione, soprattutto perché molte delle letture proposte sono poco conosciute. Certo, questo ha richiesto una certa fatica, ma in fondo occorre essere coerenti. Con il cardinal Martini diciamo che la Chiesa è “sub Verbo Dei”. Ma la Parola abita in tutte le Sacre Scritture, quelle facili e quelle difficili. E anche le cosiddette “facili” lo sono solo apparentemente».
Le nuove letture richiedono una certa preparazione ed era inesorabile che ci fosse qualche difficoltà, ma, sottolinea mons. Manganini, «accanto ad alcune obiezioni più serie abbiamo ricevuto anche critiche che sinceramente mi sono parse dettate da una certa pigrizia». Tra le obiezioni più superficiali classifica quella per cui la Messa sarebbe diventata troppo lunga: «Può essere, ma letture più lunghe vogliono dire al massimo 5 minuti in più… L’obiezione non tiene, quindi». E a chi sostiene che le celebrazioni feriali dovrebbero essere più snelle, mons. Manganini risponde che «certo è giusto tenere presente che si tratta di giorni lavorativi, ma ciò non toglie che l’Eucaristia meriti sempre di essere celebrata con una certa pacatezza».
Insomma, a un anno di distanza il Vicario episcopale si dichiara più che soddisfatto. E a sottolineare la bella mobilitazione della diocesi di fronte alla novità cita i numerosi strumenti e sussidi per facilitare la conoscenza delle nuove letture, molti dei quali sono il frutto di un lavoro di coordinamento gestito dal Servizio per la Catechesi: «Su questo portale si possono trovare un’introduzione alle letture della settimana e due commenti di alto livello per la domenica, oltre al commento giornaliero alle tre letture della Messa feriale. Io stesso, come arciprete del Duomo, mi sono fatto carico di presentare la Messa feriale delle 8, che dal 16 novembre viene trasmessa su Telenova 2. Il corso biblico per la città di Milano, tenuto presso la parrocchia di San Marco, ha avuto un vero e proprio boom di presenze. Per non parlare delle attività bibliche sul territorio».
Ma la “scossa” provocata dal nuovo Lezionario non è stata solo biblica: «Nelle parrocchie dove si è presa seriamente la proposta di celebrare la liturgia vigiliare in forma solenne, c’è stata una sorta di risveglio liturgico, che ha coinvolto un certo numero di persone (accoliti, cantori) che si occupano di questa celebrazione. Alcune parrocchie, come quella di Merate, hanno messo a punto libretti per aiutare i fedeli. Questo comporta un grande impegno, ma dedicarsi a una celebrazione liturgica non è perdere tempo, significa educare i fedeli. Soprattutto in un periodo in cui si va perdendo il senso del giorno del Signore, il richiamo alla Resurrezione insito nella celebrazione vespertina mi sembra molto bello. Purtroppo la pragmaticità e la fretta sono un difetto tipico dei nostri territori. Chi l’ha detto che la Messa debba durare solo 35 minuti?».
Infine, mons. Manganini conclude: «Abbiamo rilevato molta saggezza da parte della maggior parte dei sacerdoti. Sappiamo di aver chiesto tanto ai nostri preti, ma loro hanno risposto bene». «Un vero e proprio risveglio biblico». Così monsignor Luigi Manganini, Vicario episcopale per l’Evangelizzazione e arciprete del Duomo, definisce la stagione inaugurata un anno fa dall’entrata in vigore del nuovo Lezionario ambrosiano. Con la prima domenica dell’Avvento 2008, infatti, la diocesi ha ricevuto in dono il nuovo libro liturgico, che dopo una gestazione durata 30 anni, ha sostituito quello provvisorio ad experimentum del 1976.Monsignor Manganini, in qualità di pro-presidente della Congregazione del Rito ambrosiano, ha seguito passo passo il cammino di introduzione del Lezionario. È quindi la persona giusta per fare il primo bilancio: «Di fronte a un nuovo libro liturgico – dice – c’è sempre la preoccupazione che venga accolto bene. Nel 1976 il cardinale Colombo promulgò il nuovo Messale ambrosiano, qualche anno dopo l’uscita di quello romano. Ricordo che in Diocesi si usava la traduzione in italiano di quello romano, quindi si temette qualche difficoltà nell’accoglienza. Invece tutto si risolse bene, pur con qualche isolata e inevitabile polemica. La stessa cosa successe quando, nei primi anni Ottanta, l’arcivescovo Martini promulgò il Breviario ambrosiano, anche in questo caso in leggero ritardo su quello romano. Il timore era che l’abitudine a una prassi creasse resistenze».Se l’abitudine può rappresentare un problema, i 30 anni di Lezionario ad experimentum possono essere sembrati insormontabili: «Sì – risponde il Vicario -, la maggior parte dei preti erano abituati a seguire il Lezionario romano per tanti mesi all’anno, visto che nel Lezionario del 1976 solo la Quaresima aveva una caratterizzazione spiccatamente ambrosiana. Qualche sano timore era inevitabile. Invece non penso di sbagliare se dico che c’è stata una bella accoglienza, diffusa non solo in tutta la diocesi, ma anche in quelle parrocchie ambrosiane che sono fuori diocesi».Quali sono le novità più importanti scaturite dall’introduzione del nuovo Lezionario? Le celebrazioni hanno ricevuto una spinta rinnovatrice positiva: «Siamo reduci da una stagione liturgica che oserei chiamare infelice. Per troppo tempo si è pensato che la liturgia fosse marginale e per questo la si è trattata con una certa sbrigatività. Di fronte a un Lezionario così ampio è stata inevitabile una rinnovata attenzione, soprattutto perché molte delle letture proposte sono poco conosciute. Certo, questo ha richiesto una certa fatica, ma in fondo occorre essere coerenti. Con il cardinal Martini diciamo che la Chiesa è “sub Verbo Dei”. Ma la Parola abita in tutte le Sacre Scritture, quelle facili e quelle difficili. E anche le cosiddette “facili” lo sono solo apparentemente».Le nuove letture richiedono una certa preparazione ed era inesorabile che ci fosse qualche difficoltà, ma, sottolinea mons. Manganini, «accanto ad alcune obiezioni più serie abbiamo ricevuto anche critiche che sinceramente mi sono parse dettate da una certa pigrizia». Tra le obiezioni più superficiali classifica quella per cui la Messa sarebbe diventata troppo lunga: «Può essere, ma letture più lunghe vogliono dire al massimo 5 minuti in più… L’obiezione non tiene, quindi». E a chi sostiene che le celebrazioni feriali dovrebbero essere più snelle, mons. Manganini risponde che «certo è giusto tenere presente che si tratta di giorni lavorativi, ma ciò non toglie che l’Eucaristia meriti sempre di essere celebrata con una certa pacatezza». Insomma, a un anno di distanza il Vicario episcopale si dichiara più che soddisfatto. E a sottolineare la bella mobilitazione della diocesi di fronte alla novità cita i numerosi strumenti e sussidi per facilitare la conoscenza delle nuove letture, molti dei quali sono il frutto di un lavoro di coordinamento gestito dal Servizio per la Catechesi: «Su questo portale si possono trovare un’introduzione alle letture della settimana e due commenti di alto livello per la domenica, oltre al commento giornaliero alle tre letture della Messa feriale. Io stesso, come arciprete del Duomo, mi sono fatto carico di presentare la Messa feriale delle 8, che dal 16 novembre viene trasmessa su Telenova 2. Il corso biblico per la città di Milano, tenuto presso la parrocchia di San Marco, ha avuto un vero e proprio boom di presenze. Per non parlare delle attività bibliche sul territorio».Ma la “scossa” provocata dal nuovo Lezionario non è stata solo biblica: «Nelle parrocchie dove si è presa seriamente la proposta di celebrare la liturgia vigiliare in forma solenne, c’è stata una sorta di risveglio liturgico, che ha coinvolto un certo numero di persone (accoliti, cantori) che si occupano di questa celebrazione. Alcune parrocchie, come quella di Merate, hanno messo a punto libretti per aiutare i fedeli. Questo comporta un grande impegno, ma dedicarsi a una celebrazione liturgica non è perdere tempo, significa educare i fedeli. Soprattutto in un periodo in cui si va perdendo il senso del giorno del Signore, il richiamo alla Resurrezione insito nella celebrazione vespertina mi sembra molto bello. Purtroppo la pragmaticità e la fretta sono un difetto tipico dei nostri territori. Chi l’ha detto che la Messa debba durare solo 35 minuti?».Infine, mons. Manganini conclude: «Abbiamo rilevato molta saggezza da parte della maggior parte dei sacerdoti. Sappiamo di aver chiesto tanto ai nostri preti, ma loro hanno risposto bene». – – L’impegno dei parroci – La voce di un laico

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi