Don Luca Andreini racconta il percorso fatto sin qui con i suoi compagni di messa del 1997: «Il Sinodo è uno stimolo in più a lavorare e a riflettere insieme» -

Luisa BOVE
Redazione

Don Luca Andreini e i suoi compagni di messa (ordinati nel 1997) si sono incontrati «per tirare le fila» sul testo da presentare il 3 marzo all’Assemblea sinodale del clero a Rho. Hanno stilato un documento «che stiamo calibrando per riuscire a leggerlo in 5 minuti», secondo le indicazioni della segreteria organizzativa. Un portavoce presenterà il testo, frutto del lavoro condiviso.
In realtà i preti del ’97 sono già abituati a incontrarsi «quasi regolarmente come classe», dice don Luca, ma la proposta del Sinodo lanciata dall’Arcivescovo «è stata uno stimolo in più a lavorare e a riflettere insieme». Così, dopo aver ascoltato la relazione di monsignor Luciano Monari a fine ottobre, «abbiamo dedicato due mattinate intere a confrontarci tra di noi». Molti gli aspetti affrontati dal gruppo, ma ciò su cui si sono soffermati di più sono stati «la prospettiva missionaria nel cammino della diocesi» e «l’invito a collaborare e a vivere un discernimento come presbiterio insieme al Vescovo».
«Nel nostro confronto è emersa spesso la centralità del Vangelo – continua don Luca -, al di là delle formule o delle strutture necessarie per l’evangelizzazione. Ma quello che non dobbiamo mai perdere di vista e che ci sta a cuore è appunto il Vangelo, di cui siamo debitori ed è questa la prima cura che dobbiamo avere, nella nostra vita personale come preti, ma anche come Chiesa, con uno sguardo verso il futuro». Il gruppo non è entrato nello specifico delle scelte concrete, «anche perché nella nostra classe la maggior parte di noi è ancora impegnata in oratorio, ma alcuni sono già parroci e qualche compagno è occupato in altri aspetti del ministero». Don Luca Andreini e i suoi compagni di messa (ordinati nel 1997) si sono incontrati «per tirare le fila» sul testo da presentare il 3 marzo all’Assemblea sinodale del clero a Rho. Hanno stilato un documento «che stiamo calibrando per riuscire a leggerlo in 5 minuti», secondo le indicazioni della segreteria organizzativa. Un portavoce presenterà il testo, frutto del lavoro condiviso.In realtà i preti del ’97 sono già abituati a incontrarsi «quasi regolarmente come classe», dice don Luca, ma la proposta del Sinodo lanciata dall’Arcivescovo «è stata uno stimolo in più a lavorare e a riflettere insieme». Così, dopo aver ascoltato la relazione di monsignor Luciano Monari a fine ottobre, «abbiamo dedicato due mattinate intere a confrontarci tra di noi». Molti gli aspetti affrontati dal gruppo, ma ciò su cui si sono soffermati di più sono stati «la prospettiva missionaria nel cammino della diocesi» e «l’invito a collaborare e a vivere un discernimento come presbiterio insieme al Vescovo».«Nel nostro confronto è emersa spesso la centralità del Vangelo – continua don Luca -, al di là delle formule o delle strutture necessarie per l’evangelizzazione. Ma quello che non dobbiamo mai perdere di vista e che ci sta a cuore è appunto il Vangelo, di cui siamo debitori ed è questa la prima cura che dobbiamo avere, nella nostra vita personale come preti, ma anche come Chiesa, con uno sguardo verso il futuro». Il gruppo non è entrato nello specifico delle scelte concrete, «anche perché nella nostra classe la maggior parte di noi è ancora impegnata in oratorio, ma alcuni sono già parroci e qualche compagno è occupato in altri aspetti del ministero». Scelte profetiche A tutti i sinodali però l’Arcivescovo chiede il coraggio di compiere «scelte profetiche». Che cosa significa per voi giovani preti? «Essere profetici oggi, lo abbiamo ripetuto molte volte durante i nostri confronti, significa prendere sul serio il Vangelo – spiega don Luca -, considerarlo come la nostra guida, riferimento nel nostro modo di ragionare e di affrontare il presente e il futuro». Insomma, si tratta di compiere ogni scelta «secondo la forza e la luce del Vangelo e non invece a partire dai nostri criteri umani». Essere profetici vuol dire anche rifuggire atteggiamenti non evangelici, «come la paura del futuro o la lamentela per le fatiche attorno a noi…», sapendo che il Vangelo «può essere davvero una parola di vita per gli uomini di oggi e di domani».Don Luca è contento del cammino che sta compiendo in questi anni con la sua classe, «significativo non solo per l’amicizia, ma anche per le occasioni di confronto, di ascolto e di preghiera». È davvero una fortuna riuscire a fare «un discernimento in ascolto dello Spirito dentro a una comunità e in comunione con altri», dice il sacerdote, «per noi è così e l’Arcivescovo ci ha sollecitato in questo, facendolo diventare uno stile della diocesi per la vita pastorale».

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