Ieri il cardinale Tettamanzi ha celebrato la messa a conclusione della visita pastorale. Una zona che va dalle storiche case di ringhiera del Ticinese ai nuovi palazzi del Gratosoglio. Anziani soli e stranieri integrati: parla il decano don Vegezzi

Cristina CONTI
Redazione

Periferia Sud della metropoli. Il decanato Navigli è formato da zone della vecchia Milano, attraversate dal fiume. Antiche cascine, trasformate in palazzi di ringhiera, vie famose soprattutto per i locali e la vita notturna. Ieri, presso la parrocchia di S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, il cardinale Tettamanzi ha celebrato la Messa a conclusione della visita pastorale decanale. Quali sono i principali problemi di chi vive qui? L’abbiamo chiesto al decano, don Giuseppe Vegezzi.

Le parrocchie del vostro decanato sono “storiche” o di recente costruzione?
Nella parte a nord, attorno alla Darsena, sono quasi tutte di vecchia costruzione, tranne San Cipriano, che risale alla metà degli anni Settanta. A sud, invece, dove sono stati costruiti nuovi caseggiati, troviamo quelle più recenti. L’unica eccezione è quella dei Santi Pietro e Paolo ai tre Ronchetti, che, comunque, è stata aggregata a palazzi nuovi.

Le comunità sono formate più da giovani o da anziani?
Ormai, anche quelle che si sono costituite in epoca più recente stanno invecchiando. Il cambio generazionale è lento. Spesso molte giovani coppie vanno ad abitare fuori perché le case qui costano troppo. E, di conseguenza, a rimanere è soprattutto la popolazione anziana. Ma la situazione è multiforme. Nelle zone di più recente costruzione ci sono anche famiglie con bambini piccoli. La stessa decisione di unire Gratosoglio e Ticinese in un solo decanato, nel 2001, è nata proprio dalla volontà di creare una pastorale unitaria.

Quali sono i principali problemi degli ultra65enni?
Sicuramente la solitudine. I figli vanno a vivere nei paesi limitrofi, lontani dal caos e dal traffico, mentre i genitori rimangono qui, da soli. Sono molti comunque i servizi che hanno a disposizione. Il principale promotore sul territorio è la Caritas. I gruppi di volontari presenti nelle parrocchie sono molto attenti alle necessità di chi è anziano e sono ben coordinati tra loro nell’intercettare i bisogni sul territorio. Per qualcuno viene organizzato il servizio di spesa a domicilio, per altri vengono programmate visite periodiche. Insomma, si cerca di intervenire non solo contro la povertà economica, ma anche contro quella relazionale.

Gli immigrati sono ormai sempre più presenti in tutta la diocesi. Da voi com’è la situazione?
Sono presenti a macchia di leopardo. Direi che di sicuro costituiscono il 20% della popolazione in tutte le parrocchie. Le nazionalità di provenienza sono varie. Soprattutto Sri Lanka, Filippine e America Latina. Non ci sono grandi problemi di integrazione. I bambini e i ragazzi sono ben inseriti nei percorsi di catechismo e nelle parrocchie. Certo, poi, ci sono particolari isole di disagio. Alcuni mesi fa, per esempio, c’è stato il caso della cascina di via Segantini, dove gruppi di etnie diverse si ritrovavano per spacciare droga. Ma si tratta comunque di episodi singoli. La maggior parte delle persone ha un lavoro regolare e vive in buoni rapporti con le altre famiglie italiane presenti in decanato.

Si parla molto in questo periodo di crisi economica. Nel vostro decanato è cambiato qualcosa?
Da noi la crisi non si è ancora sentita. C’è qualcuno in più che viene a chiedere pacchi, soprattutto generi alimentari. Ma ci vorrà più tempo per accorgersi di un reale cambiamento nelle abitudini delle persone. Le parrocchie si stanno comunque allertando. Proprio per questo motivo abbiamo deciso che nella Messa di oggi con il Cardinale verranno consegnati assegni da devolvere al Fondo famiglia-lavoro della diocesi, un dono generoso per dare un aiuto concreto alle persone che si trovano già in questo momento ad affrontare gravi difficoltà economiche.

Quali sono i servizi più importanti, realizzati con il contributo delle parrocchie, che si trovano sul vostro territorio?
Sicuramente la Scuola popolare, organizzata da padre Eugenio Brambilla nella parrocchia di Maria Madre della Chiesa, che ha il compito di aiutare i ragazzi che hanno abbandonato la scuola e di contrastare il disagio giovanile e il Centro culturale Asteria, gestito dalle suore dorotee, che organizza spettacoli, conferenze e incontri culturali. Periferia Sud della metropoli. Il decanato Navigli è formato da zone della vecchia Milano, attraversate dal fiume. Antiche cascine, trasformate in palazzi di ringhiera, vie famose soprattutto per i locali e la vita notturna. Ieri, presso la parrocchia di S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, il cardinale Tettamanzi ha celebrato la Messa a conclusione della visita pastorale decanale. Quali sono i principali problemi di chi vive qui? L’abbiamo chiesto al decano, don Giuseppe Vegezzi.Le parrocchie del vostro decanato sono “storiche” o di recente costruzione?Nella parte a nord, attorno alla Darsena, sono quasi tutte di vecchia costruzione, tranne San Cipriano, che risale alla metà degli anni Settanta. A sud, invece, dove sono stati costruiti nuovi caseggiati, troviamo quelle più recenti. L’unica eccezione è quella dei Santi Pietro e Paolo ai tre Ronchetti, che, comunque, è stata aggregata a palazzi nuovi.Le comunità sono formate più da giovani o da anziani?Ormai, anche quelle che si sono costituite in epoca più recente stanno invecchiando. Il cambio generazionale è lento. Spesso molte giovani coppie vanno ad abitare fuori perché le case qui costano troppo. E, di conseguenza, a rimanere è soprattutto la popolazione anziana. Ma la situazione è multiforme. Nelle zone di più recente costruzione ci sono anche famiglie con bambini piccoli. La stessa decisione di unire Gratosoglio e Ticinese in un solo decanato, nel 2001, è nata proprio dalla volontà di creare una pastorale unitaria.Quali sono i principali problemi degli ultra65enni?Sicuramente la solitudine. I figli vanno a vivere nei paesi limitrofi, lontani dal caos e dal traffico, mentre i genitori rimangono qui, da soli. Sono molti comunque i servizi che hanno a disposizione. Il principale promotore sul territorio è la Caritas. I gruppi di volontari presenti nelle parrocchie sono molto attenti alle necessità di chi è anziano e sono ben coordinati tra loro nell’intercettare i bisogni sul territorio. Per qualcuno viene organizzato il servizio di spesa a domicilio, per altri vengono programmate visite periodiche. Insomma, si cerca di intervenire non solo contro la povertà economica, ma anche contro quella relazionale.Gli immigrati sono ormai sempre più presenti in tutta la diocesi. Da voi com’è la situazione?Sono presenti a macchia di leopardo. Direi che di sicuro costituiscono il 20% della popolazione in tutte le parrocchie. Le nazionalità di provenienza sono varie. Soprattutto Sri Lanka, Filippine e America Latina. Non ci sono grandi problemi di integrazione. I bambini e i ragazzi sono ben inseriti nei percorsi di catechismo e nelle parrocchie. Certo, poi, ci sono particolari isole di disagio. Alcuni mesi fa, per esempio, c’è stato il caso della cascina di via Segantini, dove gruppi di etnie diverse si ritrovavano per spacciare droga. Ma si tratta comunque di episodi singoli. La maggior parte delle persone ha un lavoro regolare e vive in buoni rapporti con le altre famiglie italiane presenti in decanato.Si parla molto in questo periodo di crisi economica. Nel vostro decanato è cambiato qualcosa?Da noi la crisi non si è ancora sentita. C’è qualcuno in più che viene a chiedere pacchi, soprattutto generi alimentari. Ma ci vorrà più tempo per accorgersi di un reale cambiamento nelle abitudini delle persone. Le parrocchie si stanno comunque allertando. Proprio per questo motivo abbiamo deciso che nella Messa di oggi con il Cardinale verranno consegnati assegni da devolvere al Fondo famiglia-lavoro della diocesi, un dono generoso per dare un aiuto concreto alle persone che si trovano già in questo momento ad affrontare gravi difficoltà economiche.Quali sono i servizi più importanti, realizzati con il contributo delle parrocchie, che si trovano sul vostro territorio?Sicuramente la Scuola popolare, organizzata da padre Eugenio Brambilla nella parrocchia di Maria Madre della Chiesa, che ha il compito di aiutare i ragazzi che hanno abbandonato la scuola e di contrastare il disagio giovanile e il Centro culturale Asteria, gestito dalle suore dorotee, che organizza spettacoli, conferenze e incontri culturali. La scheda – Il decanato Navigli è formato da 12 parrocchie. Conta 82 mila abitanti. Nato nel 2001 dall’unione dei decanati Gratosoglio e Ticinese, ne fanno parte Maria Madre della Chiesa, S. Antonio M. Zaccaria, S. Barnaba in Gratosoglio, S. Cipriano, S. Cristoforo, S. Gottardo al Corso, S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, S. Maria delle Grazie al Naviglio, S. Maria di Caravaggio, Ss. Giacomo e Giovanni, Ss. 4 Evangelisti, Ss. Pietro e Paolo ai tre Ronchetti. – – La Scuola popolarePhotogallery –

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