Il vescovo di Pavia, già vicario generale e vescovo ausiliare ambrosiano, è stato posto alla guida del movimento cattolico internazionale per la pace, introdotto in Italia più di 50 anni fa da monsignor Montini

di Alberto VITALI Collaboratore Pax Christi
Redazione

Monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, è il nuovo presidente di Pax Christi Italia. La nomina è stata resa nota giovedì 12 novembre, al termine dei lavori dell’Assemblea straordinaria della Cei, che lo ha indicato da una terna di candidati presentata dal Consiglio nazionale del movimento cattolico internazionale per la pace, sorto in Francia nel 1945 per intuizione comune, sebbene indipendente, di monsignor Thèas, vescovo di Lourdes, e di una catechista, M.me Dortel-Claudot.
Mentre ancora si trovava prigioniero in un campo di concentramento per essersi pronunciato in difesa degli ebrei, monsignor Thèas aveva avvertito la necessità di operare per riconciliare fra loro francesi e tedeschi. M.me Dortel-Claudot, invece, nell’ultimo Natale di guerra aveva chiesto alle famiglie dei bambini cui insegnava catechismo di pregare per quelle famiglie tedesche che, come loro, avrebbero celebrato il Natale nel lutto. Terminata la guerra, i due s’incontrarono per merito di un amico comune e diedero inizio a quello che fino al 1963 sarebbe stato essenzialmente un movimento di spiritualità e preghiera per la pace. Quando poi Giovanni XXIII pubblicò la Pacem in terris, l’enciclica divenne subito la Magna Charta di Pax Christi, aprendo anche la via dell’impegno concreto nella difesa dei Diritti Umani.
In Italia Pax Christi è giunta nel 1954, per volontà dell’allora monsignor Montini, Sostituto della Segreteria di Stato vaticana, che incaricò personalmente monsignor Vallainc di “importare” l’esperienza francese e nominò poi monsignor Carlo Rossi di Biella primo presidente.
Monsignor Giudici è il settimo presidente di un movimento che oggi in Italia conta alcune centinaia di aderenti e decine di gruppi (tre dei quali nella nostra Diocesi: a Milano, a Lecco e nel decanato di Tradate). Dalla sua fondazione, Pax Christi ha attraversato – vivendole profondamente dall’interno – diverse stagioni, ecclesiali e civili: quella esaltante del Concilio, quella difficile eppure stimolante della contestazione giovanile del ’68, quella tragica degli anni di piombo e quella contraddittoria – sempre in bilico tra guerra e ideali – degli anni Novanta e del primo decennio del nuovo secolo.
Alcuni tra i pastori che l’hanno guidata hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del cammino della pace, non soltanto in Italia, ma in tutto il mondo: pensiamo a monsignor Luigi Bettazzi (ancora punto di riferimento sicuro per l’intero movimento, in particolare come presidente del Centro Studi Economico-Sociali per la Pace) e a quel grande profeta che è stato don Tonino Bello. Ora si apre un nuovo tratto di cammino, insieme a don Giovanni. A lui, in queste ore, stanno giungendo gli auguri più sinceri e lieti di quanti gli saranno compagni di strada. Monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, è il nuovo presidente di Pax Christi Italia. La nomina è stata resa nota giovedì 12 novembre, al termine dei lavori dell’Assemblea straordinaria della Cei, che lo ha indicato da una terna di candidati presentata dal Consiglio nazionale del movimento cattolico internazionale per la pace, sorto in Francia nel 1945 per intuizione comune, sebbene indipendente, di monsignor Thèas, vescovo di Lourdes, e di una catechista, M.me Dortel-Claudot.Mentre ancora si trovava prigioniero in un campo di concentramento per essersi pronunciato in difesa degli ebrei, monsignor Thèas aveva avvertito la necessità di operare per riconciliare fra loro francesi e tedeschi. M.me Dortel-Claudot, invece, nell’ultimo Natale di guerra aveva chiesto alle famiglie dei bambini cui insegnava catechismo di pregare per quelle famiglie tedesche che, come loro, avrebbero celebrato il Natale nel lutto. Terminata la guerra, i due s’incontrarono per merito di un amico comune e diedero inizio a quello che fino al 1963 sarebbe stato essenzialmente un movimento di spiritualità e preghiera per la pace. Quando poi Giovanni XXIII pubblicò la Pacem in terris, l’enciclica divenne subito la Magna Charta di Pax Christi, aprendo anche la via dell’impegno concreto nella difesa dei Diritti Umani.In Italia Pax Christi è giunta nel 1954, per volontà dell’allora monsignor Montini, Sostituto della Segreteria di Stato vaticana, che incaricò personalmente monsignor Vallainc di “importare” l’esperienza francese e nominò poi monsignor Carlo Rossi di Biella primo presidente.Monsignor Giudici è il settimo presidente di un movimento che oggi in Italia conta alcune centinaia di aderenti e decine di gruppi (tre dei quali nella nostra Diocesi: a Milano, a Lecco e nel decanato di Tradate). Dalla sua fondazione, Pax Christi ha attraversato – vivendole profondamente dall’interno – diverse stagioni, ecclesiali e civili: quella esaltante del Concilio, quella difficile eppure stimolante della contestazione giovanile del ’68, quella tragica degli anni di piombo e quella contraddittoria – sempre in bilico tra guerra e ideali – degli anni Novanta e del primo decennio del nuovo secolo.Alcuni tra i pastori che l’hanno guidata hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del cammino della pace, non soltanto in Italia, ma in tutto il mondo: pensiamo a monsignor Luigi Bettazzi (ancora punto di riferimento sicuro per l’intero movimento, in particolare come presidente del Centro Studi Economico-Sociali per la Pace) e a quel grande profeta che è stato don Tonino Bello. Ora si apre un nuovo tratto di cammino, insieme a don Giovanni. A lui, in queste ore, stanno giungendo gli auguri più sinceri e lieti di quanti gli saranno compagni di strada.

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