Si è spento questa notte a 89 anni nel Seminario dove ha trascorso la sua vita di sacerdote e docente. I funerali saranno presieduti dal Vicario generale, mons. Carlo Maria Redaelli, sabato 12 dicembre alle 10.30 nella Basilica del Seminario di Venegono. Prefetto degli Studi teologici del Seminario per quasi vent'anni, direttore de "La Scuola Cattolica", membro dell'Accademia Borromaica e tra i promotori dell'Associazione dei professori di storia della Chiesa in Italia, ha trasmesso la sua passione per la storia della Chiesa ambrosiana e universale a generazioni di sacerdoti

di don Virginio PONTIGGIA
Redazione Diocesi

Abituati a vederlo sempre percorrere i corridoi del Seminario, anche negli ultimi anni, abituati a sentirlo sempre vivace nelle sue battute, sembrava non dovesse tramontare mai, anche se monsignor Antonio Rimoldi (ma per tutti era don Tonino) era nato l’8 febbraio 1920. E, così, tornano alla mente tanti ricordi. Anzitutto l’amore per la Storia della Chiesa, di cui è stato insegnante dal 1948 al 1990, con un interesse tutto particolare per le figure e gli avvenimenti della nostra diocesi: riteneva suo vanto l’aver contribuito a promuovere e curare i 14 volumi della Storia religiosa della Lombardia. Ricordo che le sue lezioni non erano mai pesanti: infatti, insieme con la precisione dei dati, amava spesso “demitizzare” fatti e personaggi, per ricondurli a dimensioni più umane e accessibili. Nella sua ricostruzione storica non temeva di sottolineare che la storia della Chiesa fosse fatta non solo di “ideali”, di gesti grandiosi e di santi, ma anche di umili e di peccatori.
E, ancora, mi piace richiamarne l’amore per la buona compagnia. È rimasta proverbiale la richiesta che spesso gli si rivolgeva: «Monsignore, una barzelletta!». Non si sottraeva mai, neppure di fronte a qualche battuta salace, ma, più in profondità, sapeva coltivare il senso vero dell’amicizia. Lo possono testimoniare i fedeli della parrocchia S. Maria Assunta di Gallarate, dove per decenni ha esercitato il suo ministero festivo, e, per gli ultimi vent’anni, quelli della parrocchia di Venegono Inferiore. Don Tonino si vantava di avere celebrato oltre 400 matrimoni (dei cui sposi conservava tutti i nomi) e di avere battezzato innumerevoli figli delle coppie di cui aveva benedetto le nozze!
Come dimenticare, poi, l’amore per la Biblioteca del Seminario? Per qualche tempo – lo aveva incaricato l’allora rettore maggiore, monsignor Luigi Serenthà – collaborò anche alla sua direzione culturale. E, quando ne lasciò l’incarico specifico, conservò sempre una delicata attenzione per quella che chiamava la “carità culturale”. Monsignor Rimoldi è stato un “grande benefattore”, donando alla Biblioteca i suoi libri personali e contribuendo con frequenti offerte alle numerose spese da sostenere. Lasciato l’insegnamento, tuttavia, non lasciò mai la Biblioteca: sia per qualche personale ricerca, sia per il frequente aiuto offerto a giovani laureandi.
Le sue ultime parole, che ho potuto sentire, sono state pronunciate proprio nel mio ufficio, in Biblioteca. Commentando la recente scomparsa di un altro prete, quasi parlando di sé e prevedendo la sua morte imminente, diceva con arguzia e con un sorriso: «Defunctus liberat orbem».
E, allora, oggi, comunque, vorremmo dirti, «Auguri, Monsignore, per i tuoi prossimi 90 anni», che ci preparavamo a festeggiare insieme anche con una dedica augurale sulla rivista del nostro Seminario, La Scuola Cattolica, che hai tanto amato e che hai ricordato anche mentre venivi portato verso l’ambulanza.
I 90 anni, siamo certi, li compirai tra poco in Paradiso. Abituati a vederlo sempre percorrere i corridoi del Seminario, anche negli ultimi anni, abituati a sentirlo sempre vivace nelle sue battute, sembrava non dovesse tramontare mai, anche se monsignor Antonio Rimoldi (ma per tutti era don Tonino) era nato l’8 febbraio 1920. E, così, tornano alla mente tanti ricordi. Anzitutto l’amore per la Storia della Chiesa, di cui è stato insegnante dal 1948 al 1990, con un interesse tutto particolare per le figure e gli avvenimenti della nostra diocesi: riteneva suo vanto l’aver contribuito a promuovere e curare i 14 volumi della Storia religiosa della Lombardia. Ricordo che le sue lezioni non erano mai pesanti: infatti, insieme con la precisione dei dati, amava spesso “demitizzare” fatti e personaggi, per ricondurli a dimensioni più umane e accessibili. Nella sua ricostruzione storica non temeva di sottolineare che la storia della Chiesa fosse fatta non solo di “ideali”, di gesti grandiosi e di santi, ma anche di umili e di peccatori.E, ancora, mi piace richiamarne l’amore per la buona compagnia. È rimasta proverbiale la richiesta che spesso gli si rivolgeva: «Monsignore, una barzelletta!». Non si sottraeva mai, neppure di fronte a qualche battuta salace, ma, più in profondità, sapeva coltivare il senso vero dell’amicizia. Lo possono testimoniare i fedeli della parrocchia S. Maria Assunta di Gallarate, dove per decenni ha esercitato il suo ministero festivo, e, per gli ultimi vent’anni, quelli della parrocchia di Venegono Inferiore. Don Tonino si vantava di avere celebrato oltre 400 matrimoni (dei cui sposi conservava tutti i nomi) e di avere battezzato innumerevoli figli delle coppie di cui aveva benedetto le nozze!Come dimenticare, poi, l’amore per la Biblioteca del Seminario? Per qualche tempo – lo aveva incaricato l’allora rettore maggiore, monsignor Luigi Serenthà – collaborò anche alla sua direzione culturale. E, quando ne lasciò l’incarico specifico, conservò sempre una delicata attenzione per quella che chiamava la “carità culturale”. Monsignor Rimoldi è stato un “grande benefattore”, donando alla Biblioteca i suoi libri personali e contribuendo con frequenti offerte alle numerose spese da sostenere. Lasciato l’insegnamento, tuttavia, non lasciò mai la Biblioteca: sia per qualche personale ricerca, sia per il frequente aiuto offerto a giovani laureandi.Le sue ultime parole, che ho potuto sentire, sono state pronunciate proprio nel mio ufficio, in Biblioteca. Commentando la recente scomparsa di un altro prete, quasi parlando di sé e prevedendo la sua morte imminente, diceva con arguzia e con un sorriso: «Defunctus liberat orbem».E, allora, oggi, comunque, vorremmo dirti, «Auguri, Monsignore, per i tuoi prossimi 90 anni», che ci preparavamo a festeggiare insieme anche con una dedica augurale sulla rivista del nostro Seminario, La Scuola Cattolica, che hai tanto amato e che hai ricordato anche mentre venivi portato verso l’ambulanza.I 90 anni, siamo certi, li compirai tra poco in Paradiso.

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