Questa l'esortazione dell'Arcivescovo ai settemila giovani che hanno preso parte alla Traditio Symboli in Duomo: affrontare con coraggio le sfide del confronto con altre culture, della bioetica e dell'economia, di un lavoro più sicuro e di un futuro promettente

Annamaria BRACCINI
Redazione

Arrivano in gruppi – tanti, tantissimi -, quando la luce della sera illumina ancora il Duomo che li attende. Alla fine saranno circa 7000. Sono i giovani provenienti da tutta la diocesi e alcuni catecumeni che riceveranno il battesimo nella Veglia di Pasqua. Tutti insieme per ricevere dalle mani dell’Arcivescovo il simbolo della fede, il testo del Credo, durante la tradizionale, ma sempre attesissima Veglia in traditione Symboli presieduta dal Cardinale. Che prega e riflette con i ragazzi assiepati un poco dovunque, seduti anche per terra e che, così, paiono davvero l’immagine di quel “popolo numeroso in città” che dà il titolo alla Veglia, collocata, alla vigilia dell’annuale Giornata Mondiale della Gioventù, nel contesto di due eventi importanti: il terzo anno del cammino dei giovani italiani e l’Anno Paolino.
Un “popolo” capace di cantare la gloria del Signore e di seguire la straordinaria avventura di San Paolo tra le genti, appunto, ma anche di ascoltare la voce dei testimoni che risuona con le parole di don Pino Puglisi, vittima della mafia, o di Annalena Tonelli, la missionaria italiana uccisa nel 2003 in Africa, e, infine, di fare silenzio adorando la croce con il Cardinale. Che appena prima, nel suo intervento, ai ragazzi aveva chiesto di guardare al Signore e di testimoniare il Vangelo con la vita rivolgendosi – spiega l’Arcivescovo – a ogni uomo che abita le nostre città, al di là della razza, della cultura e della fede di ciascuno. Un essere cristiani nel quotidiano, che Tettamanzi chiede a tutta la diocesi con il Percorso pastorale, ma che per le giovani generazioni può essere radice di una convivenza migliore per il futuro. Arrivano in gruppi – tanti, tantissimi -, quando la luce della sera illumina ancora il Duomo che li attende. Alla fine saranno circa 7000. Sono i giovani provenienti da tutta la diocesi e alcuni catecumeni che riceveranno il battesimo nella Veglia di Pasqua. Tutti insieme per ricevere dalle mani dell’Arcivescovo il simbolo della fede, il testo del Credo, durante la tradizionale, ma sempre attesissima Veglia in traditione Symboli presieduta dal Cardinale. Che prega e riflette con i ragazzi assiepati un poco dovunque, seduti anche per terra e che, così, paiono davvero l’immagine di quel “popolo numeroso in città” che dà il titolo alla Veglia, collocata, alla vigilia dell’annuale Giornata Mondiale della Gioventù, nel contesto di due eventi importanti: il terzo anno del cammino dei giovani italiani e l’Anno Paolino.Un “popolo” capace di cantare la gloria del Signore e di seguire la straordinaria avventura di San Paolo tra le genti, appunto, ma anche di ascoltare la voce dei testimoni che risuona con le parole di don Pino Puglisi, vittima della mafia, o di Annalena Tonelli, la missionaria italiana uccisa nel 2003 in Africa, e, infine, di fare silenzio adorando la croce con il Cardinale. Che appena prima, nel suo intervento, ai ragazzi aveva chiesto di guardare al Signore e di testimoniare il Vangelo con la vita rivolgendosi – spiega l’Arcivescovo – a ogni uomo che abita le nostre città, al di là della razza, della cultura e della fede di ciascuno. Un essere cristiani nel quotidiano, che Tettamanzi chiede a tutta la diocesi con il Percorso pastorale, ma che per le giovani generazioni può essere radice di una convivenza migliore per il futuro. Stili di vita differenti «Oggi il confronto con la cultura e le sfide del nostro tempo è difficile, ma occorre avere coraggio», aggiunge subito dopo l’Arcivescovo, delineando la formazione di una vera coscienza cristiana. «Davanti a voi stanno culture diverse, religioni e filosofie diverse, davanti a voi stanno le grandi questioni della bioetica e dell’economia, davanti a voi si profilano le sfide di relazioni vere e stabili, di un lavoro che dia un margine di sicurezza e di un futuro promettente. Misuratevi con stili di vita diversi, con idee e valori diversi: mettetevi in ascolto, sforzatevi di capire, fate scelte profetiche». Un impegno che deve vedere, nota ancora, «l’appoggio della Chiesa», e la sinergia degli educatori e di tutti coloro che vogliono bene ai ragazzi.Insomma, un mettersi in gioco che è quel «far conoscere il Risorto a quanti sono in cerca della grande speranza, come chiede Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata con le espressioni che il Cardinale cita in conclusione. Prima della consegna del credo – simbolicamente, ad alcuni giovani e catecumeni sull’Altare maggiore–, della benedizione e del Canto finale in cui, con le parole che sembrano una splendida sintesi della Veglia, si unisce la Cattedrale intera, “Dona la libertà, dona la santità, fa’ dell’umanità il tuo canto di lode”. E il pensiero va già all’appuntamento finale dell’Agorà che vedrà, a Caravaggio il 30 e 31 maggio, insieme i giovani di tutte le diocesi lombarde. – L’intervento dell’ArcivescovoPhotogallery –

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