Giovedì 5 febbraio alle 10, presso la basilica di S. Vittore, celebrazione in ricordo del prete-giornalista per il quale è in corso il processo di beatificazione

Andrea GIACOMETTI
Redazione

A oltre un secolo dalla sua morte, avvenuta il 5 febbraio 1957 dopo una lunga malattia, monsignor Carlo Sonzini resta uno dei preti più amati dai varesini. Per ricordare la sua complessa figura ed evocare la significativa presenza all’ombra del Bernascone, a don Carlo, del quale è tuttora in corso il processo di beatificazione, sarà dedicata la messa celebrata a Varese, nella basilica di San Vittore, giovedì prossimo 5 febbraio, alle 10.

Una singolare figura di prete-giornalista, Sonzini, direttore del quotidiano “L’Italia” e fondatore e direttore del settimanale cattolico “Luce”, uno strumento che consentì al fondatore e ai suoi collaboratori di sostenere la presenza dei cattolici, allora in fase di decollo, nel mondo sociale e politico del dopo “non expedit”. Un contributo importante, quello del settimanale, chiuso un anno fa dopo quasi un secolo di vita, un giornale radicato nel territorio e ricco di coraggiose prese di posizione, che portarono Sonzini ad entrare spesso in rotta di collisione con il regime fascista e la sua violenza. Nel corso della buia notte di Salò, il canonico di San Vittore si trovò incluso anche nella lista di ricercati della Gestapo, a causa della sua attività in favore dei perseguitati e degli ebrei che spesso aiutò a sfuggire alla furia nazifascista.

Lungimiranza e solidarietà furono dimostrati da monsignor Sonzini, fin dagli anni Venti, sul fronte dell’emigrazione: fondò una congregazione di suore e preparò una “casa” (Casa San Giuseppe) per ospitare e assistere le tante ragazze provenienti dalle zone più misere d’Italia che approdavano a Varese come collaboratrici domestiche. Un prete varesino, monsignor Carlo Sonzini, dal messaggio più che mai attuale, sacerdote di prima linea capace di coniugare il cuore antico della solidarietà cristiana con gli strumenti più innovativi e aperti al futuro. A oltre un secolo dalla sua morte, avvenuta il 5 febbraio 1957 dopo una lunga malattia, monsignor Carlo Sonzini resta uno dei preti più amati dai varesini. Per ricordare la sua complessa figura ed evocare la significativa presenza all’ombra del Bernascone, a don Carlo, del quale è tuttora in corso il processo di beatificazione, sarà dedicata la messa celebrata a Varese, nella basilica di San Vittore, giovedì prossimo 5 febbraio, alle 10.Una singolare figura di prete-giornalista, Sonzini, direttore del quotidiano “L’Italia” e fondatore e direttore del settimanale cattolico “Luce”, uno strumento che consentì al fondatore e ai suoi collaboratori di sostenere la presenza dei cattolici, allora in fase di decollo, nel mondo sociale e politico del dopo “non expedit”. Un contributo importante, quello del settimanale, chiuso un anno fa dopo quasi un secolo di vita, un giornale radicato nel territorio e ricco di coraggiose prese di posizione, che portarono Sonzini ad entrare spesso in rotta di collisione con il regime fascista e la sua violenza. Nel corso della buia notte di Salò, il canonico di San Vittore si trovò incluso anche nella lista di ricercati della Gestapo, a causa della sua attività in favore dei perseguitati e degli ebrei che spesso aiutò a sfuggire alla furia nazifascista.Lungimiranza e solidarietà furono dimostrati da monsignor Sonzini, fin dagli anni Venti, sul fronte dell’emigrazione: fondò una congregazione di suore e preparò una “casa” (Casa San Giuseppe) per ospitare e assistere le tante ragazze provenienti dalle zone più misere d’Italia che approdavano a Varese come collaboratrici domestiche. Un prete varesino, monsignor Carlo Sonzini, dal messaggio più che mai attuale, sacerdote di prima linea capace di coniugare il cuore antico della solidarietà cristiana con gli strumenti più innovativi e aperti al futuro.

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