Il direttore della Caritas Ambrosiana illustra il peculiare "stile" di intervento in situazioni come quella del post-terremoto

Roberto DAVANZO Direttore Caritas Ambrosiana
Redazione

Abbiamo ancora negli occhi le scene desolanti del terremoto che ha devastato la città dell’Aquila e i paesi limitrofi, seminando morte, devastazione e disperazione. La macchina dei soccorsi si è mossa con grande prontezza, cercando di alleviare – per quanto possibile – la sofferenza delle popolazioni colpite. Anche Caritas, attraverso la sua rete articolata, si è messa in moto con prontezza e con il suo stile specifico, che non la pone in concorrenza con la Protezione Civile o con la Croce Rossa Italiana, ma la rende forse unica per il tipo di risposte che si sforza di offrire quando tutti i riflettori si spengono e le polemiche tacciono, in attesa della prossima catastrofe.
La Caritas non ha né il compito, né la struttura per garantire un pronto intervento che, lo intuiamo, richiede professionalità, attrezzature e mezzi capaci di rispondere alle esigenze di messa in sicurezza immediata per le popolazioni interessate.
Ma se Caritas non è tra chi parte immediatamente, il suo compito comincia un istante dopo che si sono garantiti i primi interventi. Proprio per questo – sotto la regia del livello nazionale – usiamo anzitutto attivare una raccolta fondi che ci metta in condizione di progettare la fase della ricostruzione. Inoltre, provvediamo a mettere in stand-by le disponibilità a partire, allo scopo di procedere alla doverosa selezione e formazione di operatori e volontari non appena ci viene formalizzata una precisa richiesta di intervento da Caritas Italiana. Il poter fare riferimento a un livello di coordinamento nazionale che prende immediatamente contatto con le diocesi colpite da un cataclisma è una ricchezza unica per evitare sprechi e per pianificare interventi mirati ed efficaci.
È già tempo di pensare al “dopo”. Alle Caritas interessa pianificare una presenza che, nei prossimi mesi (anni?), ci veda capaci – grazie a quanto ci verrà donato – di rispondere ad ampio raggio a quanto è necessario per la ricostruzione di una comunità. Nuove strutture per consentire le attività di una parrocchia, progetti di micro-credito per riattivare lo spirito imprenditoriale, iniziative a favore di un volontariato locale dedicato alle categorie più in difficoltà.
Lo strumento più volte sperimentato del gemellaggio porta con sé un valore profondamente ecclesiale, prima che solidaristico. Si tratterà di favorire questo intervento per favorire incisività dell’azione, durata nel tempo, rapporti di conoscenza e reciprocità tra comunità colpite dal sisma e comunità di chi aiuta. Poter dire «io mi occupo di te», riconoscendoti in volto, dandoti un nome, facendoti uscire dall’anonimato, è un modo straordinariamente fecondo. Abbiamo ancora negli occhi le scene desolanti del terremoto che ha devastato la città dell’Aquila e i paesi limitrofi, seminando morte, devastazione e disperazione. La macchina dei soccorsi si è mossa con grande prontezza, cercando di alleviare – per quanto possibile – la sofferenza delle popolazioni colpite. Anche Caritas, attraverso la sua rete articolata, si è messa in moto con prontezza e con il suo stile specifico, che non la pone in concorrenza con la Protezione Civile o con la Croce Rossa Italiana, ma la rende forse unica per il tipo di risposte che si sforza di offrire quando tutti i riflettori si spengono e le polemiche tacciono, in attesa della prossima catastrofe.La Caritas non ha né il compito, né la struttura per garantire un pronto intervento che, lo intuiamo, richiede professionalità, attrezzature e mezzi capaci di rispondere alle esigenze di messa in sicurezza immediata per le popolazioni interessate.Ma se Caritas non è tra chi parte immediatamente, il suo compito comincia un istante dopo che si sono garantiti i primi interventi. Proprio per questo – sotto la regia del livello nazionale – usiamo anzitutto attivare una raccolta fondi che ci metta in condizione di progettare la fase della ricostruzione. Inoltre, provvediamo a mettere in stand-by le disponibilità a partire, allo scopo di procedere alla doverosa selezione e formazione di operatori e volontari non appena ci viene formalizzata una precisa richiesta di intervento da Caritas Italiana. Il poter fare riferimento a un livello di coordinamento nazionale che prende immediatamente contatto con le diocesi colpite da un cataclisma è una ricchezza unica per evitare sprechi e per pianificare interventi mirati ed efficaci.È già tempo di pensare al “dopo”. Alle Caritas interessa pianificare una presenza che, nei prossimi mesi (anni?), ci veda capaci – grazie a quanto ci verrà donato – di rispondere ad ampio raggio a quanto è necessario per la ricostruzione di una comunità. Nuove strutture per consentire le attività di una parrocchia, progetti di micro-credito per riattivare lo spirito imprenditoriale, iniziative a favore di un volontariato locale dedicato alle categorie più in difficoltà.Lo strumento più volte sperimentato del gemellaggio porta con sé un valore profondamente ecclesiale, prima che solidaristico. Si tratterà di favorire questo intervento per favorire incisività dell’azione, durata nel tempo, rapporti di conoscenza e reciprocità tra comunità colpite dal sisma e comunità di chi aiuta. Poter dire «io mi occupo di te», riconoscendoti in volto, dandoti un nome, facendoti uscire dall’anonimato, è un modo straordinariamente fecondo.

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