L'amministrazione della parrocchia «è uno degli ambiti che maggiormente chiedono un loro profondo coinvolgimento». Lo sostiene il Vicario generale, monsignor Carlo Redaelli

di mons. Carlo REDAELLI Vicario generale
Redazione

L’amministrazione dei beni delle nostre parrocchie è uno degli ambiti che maggiormente chiedono un profondo coinvolgimento dei laici. La necessità di questa presenza non trova il suo fondamento innanzitutto nella accresciuta complessità degli adempimenti richiesti per una retta e prudente gestione degli beni ecclesiastici oppure nella diminuzione del clero, ma nella comune responsabilità per la Chiesa data dal sacramento del Battesimo. La tradizione della Chiesa, rappresentata per esempio dai fabbriceri, attesta che l’impegno e la dedizione dei laici in ordine alla custodia dei beni della Chiesa, che la generosità dei fedeli non ha mai smesso di rendere disponibili alle comunità cristiane, non sono una novità.
Oggi, però, questo loro impegno e presenza devono essere ancor più promossi e valorizzati. È questa infatti un’ineludibile esigenza insita nella rinnovata prospettiva missionaria che caratterizza la nostra Chiesa ambrosiana all’inizio del terzo millennio, prospettiva che il nostro Arcivescovo ha consegnato a tutte le comunità cristiane della Diocesi a partire dall’omelia nella Messa crismale del giovedì santo 2006, in particolare nel documento allegato Verso una nuova strategia pastorale per la Chiesa Ambrosiana, e in quella del giovedì santo 2008 Il sacerdozio comune dei fedeli.
In particolare, proprio nel 2006 l’Arcivescovo, avviando il cammino delle Comunità Pastorali, auspicava da subito l’emergere di un nuovo ministero laicale – l’Economo delle Comunità Pastorali – disegnandone anche i tratti qualificanti. Questa nuova figura più che essere una premessa per la realizzazione della pastorale d’insieme ne è un primo frutto. Proprio l’accresciuta comunione tra le comunità parrocchiali fa, infatti, percepire la necessità di rinnovare il modo di provvedere alla cura e all’utilizzo dei beni ecclesiastici anche attraverso la corresponsabilità di laici sapienti e prudenti che condividano la prospettiva di una reale pastorale di insieme. Tale prospettiva spinge a un ripensamento innovativo dell’utilizzo delle molte strutture – spesso per altro molto costose e bisognose di interventi talvolta radicali – che può mettere a disposizione delle comunità pastorali degli ambienti e delle risorse adatti a sostenere attività pastorali, tradizionali e innovative, e, soprattutto, iniziative connotate da una forte missionarietà.
Si deve però riconoscere che oggi la peculiare capacità del laico cristiano di occuparsi del mondo e dei beni temporali, così da renderli strumenti capaci di promuovere il cammino della comunità cristiana in favore della salvezza di tutti gli uomini, esige di essere continuamente sostenuta e alimentata. Proprio per adempiere a questo compito la Diocesi promuove un corso di formazione (che partirà il 26 gennaio, ndr) per tutti coloro che già partecipano o parteciperanno all’amministrazione dei beni delle nostre parrocchie. Se un invito speciale è rivolto a coloro che potrebbero assumere formalmente l’incarico di Economo della Comunità Pastorale, se ne raccomanda la partecipazione anche ai tantissimi membri dei Consigli per gli affari economici parrocchiali. Questo percorso formativo è infatti un’occasione propizia per vivere più autenticamente il sacerdozio battesimale in quanto permette di acquisire una maggior conoscenza delle modalità per ben amministrare i beni ecclesiastici, così da renderli realmente strumento di edificazione della comunione ecclesiale e di testimonianza evangelica.
Inoltre si deve riconoscere che questa iniziativa promuove un ulteriore valore più volte sottolineato dal nostro Arcivescovo: vi è infatti l’esigenza di far maturare accanto alle capacità tecniche e professionali anche il profilo spirituale e umano di tutti coloro che si impegnano nella retta amministrazione dei beni ecclesiastici. Il volto evangelico delle nostre comunità ecclesiali dipende anche dalla cura dei gesti quotidiani attraverso i quali ciascun laico impegnato nell’amministrazione dei beni può promuovere la crescita della vera comunione tra i cristiani e tra le comunità nella condivisione evangelica delle ricchezze materiali. Auspico dunque che nelle tante e differenti comunità cristiane della nostra Chiesa ambrosiana vi siano molti laici che, anche con un po’ di coraggio e sacrificio, decidano di partecipare a questo corso, sostenuti in questa avventura dalla fiducia e dall’incoraggiamento dei loro preti. L’amministrazione dei beni delle nostre parrocchie è uno degli ambiti che maggiormente chiedono un profondo coinvolgimento dei laici. La necessità di questa presenza non trova il suo fondamento innanzitutto nella accresciuta complessità degli adempimenti richiesti per una retta e prudente gestione degli beni ecclesiastici oppure nella diminuzione del clero, ma nella comune responsabilità per la Chiesa data dal sacramento del Battesimo. La tradizione della Chiesa, rappresentata per esempio dai fabbriceri, attesta che l’impegno e la dedizione dei laici in ordine alla custodia dei beni della Chiesa, che la generosità dei fedeli non ha mai smesso di rendere disponibili alle comunità cristiane, non sono una novità.Oggi, però, questo loro impegno e presenza devono essere ancor più promossi e valorizzati. È questa infatti un’ineludibile esigenza insita nella rinnovata prospettiva missionaria che caratterizza la nostra Chiesa ambrosiana all’inizio del terzo millennio, prospettiva che il nostro Arcivescovo ha consegnato a tutte le comunità cristiane della Diocesi a partire dall’omelia nella Messa crismale del giovedì santo 2006, in particolare nel documento allegato Verso una nuova strategia pastorale per la Chiesa Ambrosiana, e in quella del giovedì santo 2008 Il sacerdozio comune dei fedeli.In particolare, proprio nel 2006 l’Arcivescovo, avviando il cammino delle Comunità Pastorali, auspicava da subito l’emergere di un nuovo ministero laicale – l’Economo delle Comunità Pastorali – disegnandone anche i tratti qualificanti. Questa nuova figura più che essere una premessa per la realizzazione della pastorale d’insieme ne è un primo frutto. Proprio l’accresciuta comunione tra le comunità parrocchiali fa, infatti, percepire la necessità di rinnovare il modo di provvedere alla cura e all’utilizzo dei beni ecclesiastici anche attraverso la corresponsabilità di laici sapienti e prudenti che condividano la prospettiva di una reale pastorale di insieme. Tale prospettiva spinge a un ripensamento innovativo dell’utilizzo delle molte strutture – spesso per altro molto costose e bisognose di interventi talvolta radicali – che può mettere a disposizione delle comunità pastorali degli ambienti e delle risorse adatti a sostenere attività pastorali, tradizionali e innovative, e, soprattutto, iniziative connotate da una forte missionarietà.Si deve però riconoscere che oggi la peculiare capacità del laico cristiano di occuparsi del mondo e dei beni temporali, così da renderli strumenti capaci di promuovere il cammino della comunità cristiana in favore della salvezza di tutti gli uomini, esige di essere continuamente sostenuta e alimentata. Proprio per adempiere a questo compito la Diocesi promuove un corso di formazione (che partirà il 26 gennaio, ndr) per tutti coloro che già partecipano o parteciperanno all’amministrazione dei beni delle nostre parrocchie. Se un invito speciale è rivolto a coloro che potrebbero assumere formalmente l’incarico di Economo della Comunità Pastorale, se ne raccomanda la partecipazione anche ai tantissimi membri dei Consigli per gli affari economici parrocchiali. Questo percorso formativo è infatti un’occasione propizia per vivere più autenticamente il sacerdozio battesimale in quanto permette di acquisire una maggior conoscenza delle modalità per ben amministrare i beni ecclesiastici, così da renderli realmente strumento di edificazione della comunione ecclesiale e di testimonianza evangelica.Inoltre si deve riconoscere che questa iniziativa promuove un ulteriore valore più volte sottolineato dal nostro Arcivescovo: vi è infatti l’esigenza di far maturare accanto alle capacità tecniche e professionali anche il profilo spirituale e umano di tutti coloro che si impegnano nella retta amministrazione dei beni ecclesiastici. Il volto evangelico delle nostre comunità ecclesiali dipende anche dalla cura dei gesti quotidiani attraverso i quali ciascun laico impegnato nell’amministrazione dei beni può promuovere la crescita della vera comunione tra i cristiani e tra le comunità nella condivisione evangelica delle ricchezze materiali. Auspico dunque che nelle tante e differenti comunità cristiane della nostra Chiesa ambrosiana vi siano molti laici che, anche con un po’ di coraggio e sacrificio, decidano di partecipare a questo corso, sostenuti in questa avventura dalla fiducia e dall’incoraggiamento dei loro preti. – – Un corso per i consiglieri degli affari economici – Il programma – La formazione non si improvvisa

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