Grande partecipazione di fedeli alle esequie del sacerdote, presiedute dal cardinale Tettamanzi nella chiesa parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo. Nel pomeriggio, dopo una liturgia della Parola, la sepoltura nel paese natale, Trezzo sull'Adda

Fabio PIZZUL
Redazione

«Signore, che cosa ci stai dicendo?» Nella parole di Eugenia, che ha rivolto il saluto a don Silvano Caccia a nome dell’intera comunità pastorale di Giussano, c’è tutto lo smarrimento che appariva evidente sui volti delle oltre 2000 persone che hanno partecipato alla Messa nella basilica dedicata ai santi Filippo e Giacomo.

La chiesa non ha potuto contenere la grande folla che ha voluto salutare don Silvano: c’erano tanti suoi parrocchiani che hanno potuto apprezzarlo solo per pochi mesi, ma tra le navate si riconoscevano i volti di chi ha percorso un pezzo significativo del suo cammino ecclesiale accanto a don Caccia, chi nella pastorale familiare, chi in Azione Cattolica, chi incontrandolo durante le tante iniziative di pastorale vocazionale che negli anni lo hanno portato a girare in lungo e in largo la diocesi.

Accanto all’Arcivescovo, che ha voluto presiedere il funerale, tanti confratelli di don Silvano. E anche i più di 200 preti presenti permettevano di ripercorrere idealmente l’intero ministero sacerdotale di don Caccia, fino alla frase con la quale aveva voluto sottolineare il suo ingresso a Giussano lo scorso 25 gennaio:« Tutti innanzitutto siamo chiamati alla fede in Gesù e di conseguenza a conformaci a Lui facendo della nostra vita un’offerta gradita al Signore. Per noi, il nostro essere sacerdoti altro scopo non ha che essere a servizio del sacerdozio comune di tutti i fedeli. Trova qui radice la nostra disponibilità al vescovo per vivere il ministero sacerdotale a servizio dei fedeli battezzati, dove lui ci chiama».

Le letture dalla Passione di Gesù che, come vuole la liturgia ambrosiana, hanno accompagnato il funerale, hanno suggerito al cardinal Tettamanzi di invitare i presenti a sentirsi come nel Cenacolo, dove Gesù aveva radunato i suoi amici alla vigilia della passione. Agli amici, in quell’ora, Gesù aveva confidato ogni cosa e, ha continuato l’Arcivescovo, «Anche don Silvano ha ascoltato queste parole di Gesù e le ha accolte con disponibilità e gratitudine. Don Silvano è stato un prete contento di essere prete, grato al Signore per la missione che gli era stata affidata; desideroso di rispondere con amore generoso alla chiamata di amicizia del Signore».

Un’omelia breve, senza una parola di troppo, quella del Cardinale, per ribadire a voce alta lo smarrimento per quanto accaduto:«Di fronte alla morte di don Silvano anche noi ci chiediamo come possa il Signore permettere la sofferenza dei suoi amici». Ma, ha incalzato,«anche la prova, il dolore e la morte, per un prete sono parte di quell’unione misteriosa a Gesù con cui il Signore ci chiede di essere ministri della sua Alleanza».

La bara, mentre veniva portata fuori dalla chiesa, è stata accompagnata da un lungo applauso che ha percorso l’intero sagrato, una testimonianza di affetto per un prete che la città di Giussano aveva appena cominciato a conoscere, ma già apprezzava.

La partecipazione silenziosa e raccolta al funerale ha fatto sì che tutti i presenti sentissero come proprie la parole della preghiera con cui il Cardinale ha concluso la sua omelia:«Donaci coraggio per accogliere la buona testimonianza di don Silvano e vivere nella Chiesa con il desiderio di essere anche noi tuoi amici, con le parole e con i fatti, perché i tuoi amici hanno la meravigliosa sorte di essere in tutto uniti a Te e di vivere in Te».

«Signore, che cosa ci stai dicendo?» Nella parole di Eugenia, che ha rivolto il saluto a don Silvano Caccia a nome dell’intera comunità pastorale di Giussano, c’è tutto lo smarrimento che appariva evidente sui volti delle oltre 2000 persone che hanno partecipato alla Messa nella basilica dedicata ai santi Filippo e Giacomo. La chiesa non ha potuto contenere la grande folla che ha voluto salutare don Silvano: c’erano tanti suoi parrocchiani che hanno potuto apprezzarlo solo per pochi mesi, ma tra le navate si riconoscevano i volti di chi ha percorso un pezzo significativo del suo cammino ecclesiale accanto a don Caccia, chi nella pastorale familiare, chi in Azione Cattolica, chi incontrandolo durante le tante iniziative di pastorale vocazionale che negli anni lo hanno portato a girare in lungo e in largo la diocesi.Accanto all’Arcivescovo, che ha voluto presiedere il funerale, tanti confratelli di don Silvano. E anche i più di 200 preti presenti permettevano di ripercorrere idealmente l’intero ministero sacerdotale di don Caccia, fino alla frase con la quale aveva voluto sottolineare il suo ingresso a Giussano lo scorso 25 gennaio:« Tutti innanzitutto siamo chiamati alla fede in Gesù e di conseguenza a conformaci a Lui facendo della nostra vita un’offerta gradita al Signore. Per noi, il nostro essere sacerdoti altro scopo non ha che essere a servizio del sacerdozio comune di tutti i fedeli. Trova qui radice la nostra disponibilità al vescovo per vivere il ministero sacerdotale a servizio dei fedeli battezzati, dove lui ci chiama».Le letture dalla Passione di Gesù che, come vuole la liturgia ambrosiana, hanno accompagnato il funerale, hanno suggerito al cardinal Tettamanzi di invitare i presenti a sentirsi come nel Cenacolo, dove Gesù aveva radunato i suoi amici alla vigilia della passione. Agli amici, in quell’ora, Gesù aveva confidato ogni cosa e, ha continuato l’Arcivescovo, «Anche don Silvano ha ascoltato queste parole di Gesù e le ha accolte con disponibilità e gratitudine. Don Silvano è stato un prete contento di essere prete, grato al Signore per la missione che gli era stata affidata; desideroso di rispondere con amore generoso alla chiamata di amicizia del Signore».Un’omelia breve, senza una parola di troppo, quella del Cardinale, per ribadire a voce alta lo smarrimento per quanto accaduto:«Di fronte alla morte di don Silvano anche noi ci chiediamo come possa il Signore permettere la sofferenza dei suoi amici». Ma, ha incalzato,«anche la prova, il dolore e la morte, per un prete sono parte di quell’unione misteriosa a Gesù con cui il Signore ci chiede di essere ministri della sua Alleanza». La bara, mentre veniva portata fuori dalla chiesa, è stata accompagnata da un lungo applauso che ha percorso l’intero sagrato, una testimonianza di affetto per un prete che la città di Giussano aveva appena cominciato a conoscere, ma già apprezzava. La partecipazione silenziosa e raccolta al funerale ha fatto sì che tutti i presenti sentissero come proprie la parole della preghiera con cui il Cardinale ha concluso la sua omelia:«Donaci coraggio per accogliere la buona testimonianza di don Silvano e vivere nella Chiesa con il desiderio di essere anche noi tuoi amici, con le parole e con i fatti, perché i tuoi amici hanno la meravigliosa sorte di essere in tutto uniti a Te e di vivere in Te». – – L’omelia dell’ArcivescovoPer i Media sono disponibili le foto ad alta risoluzione(scarica lo zip) (scarica lo zip 2) La biografia

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