La liturgia, nei giorni feriali, propone il significato più immediato del tempo che conduce alla Pasqua, così come viene delineato dal Lezionario ambrosiano

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Redazione Diocesi

La liturgia della Domenica del Cieco (IV di Quaresima) pone come centrale la domanda di Gesù all’uomo cieco dalla nascita: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?» (Vangelo di Giovanni). Un interrogativo che in realtà è rivolto a ciascuno, soprattutto in questo tempo santo che ci conduce alla Pasqua. Alla domanda di Gesù deve corrispondere la nostra risposta libera, sull’esempio stesso del «mendicante guarito» (prefazio): «Credo, Signore!».

Questa adesione di fede al Signore è certamente un cammino impegnativo: come il cieco si chiede chi è colui che lo ha guarito, così, anche noi, siamo invitati a ricercare l’incontro con Gesù, nonostante le molte incomprensioni e solitudini, che questa ricerca può sperimentare, per giungere finalmente – come Mosè – a quel parlare «faccia a faccia» con Dio (Lettura dell’Esodo: 33,7-11a).Il cieco, totalmente impotente, è l’uomo senza Cristo, rappresenta cioè tutte quelle persone che più o meno consapevolmente vivono nelle tenebre, perché non hanno ancora incontrato la «luce del mondo». L’impegno che ne deriva per ciascuno è quello di un serio cammino di purificazione, di ricerca, di sequela, accompagnato da questa preghiera: «Signore, da’ luce ai miei occhi [�]. Con la tua luce illumina il mio cuore» (antifona all’ingresso). Un cammino che deve coinvolgerci in prima persona e nasce dall’iniziativa stessa di Dio: Egli «non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione» (Epistola: 1Tessalonicesi 4,1b-12).

Questa fedeltà e iniziativa di Dio è ripresentata anche nel Lezionario feriale nei giorni di Lunedì, Martedì e Giovedì (Mercoledì, solennità dell’Annunciazione, riporta invece uno schema autonomo di Letture). Per chi è fedele all’alleanza i benefici di Dio sono innumerevoli e la sua mano guida i suoi figli. È il motivo ricorrente nel libro della Genesi: Isacco prende in moglie Rebecca (I Lettura del Lunedì: Genesi 24,58-67), Giacobbe riceve la benedizione dal padre Isacco (I Lettura del Martedì: Genesi 27,1-29), Dio dona molti figli a Giacobbe (I Lettura del Giovedì: Genesi 29,31 – 30,2. 22-23).

Accanto al tema della fedeltà ritorna quello del timore di Dio, attraverso la Lettura del libro dei Proverbi. Vero sapiente è colui che affida al Signore i suoi progetti, perché solo così avranno efficacia (II Lettura del Lunedì: Proverbi 16,1-6), il Signore gioisce quando nei suoi figli dimorano la verità e la sapienza (II Lettura del Martedì: Proverbi 23,15-24), il Signore ricompensa chi è premuroso anche verso i nemici (II Lettura del Giovedì: Proverbi 25,1. 21-22).

Nel Discorso della Montagna, di cui si conclude la lettura in questa settimana, la parola stessa di Gesù porta a compimento quanto annunciato nella Prima Alleanza. Egli ci invita ad una seria presa di coscienza della nostra condotta personale, per non rischiare di cadere nell’ipocrisia: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?» (Vangelo del Lunedì: Matteo 7,1-5). Allo stesso modo, siamo invitati ad educare anche la nostra preghiera (Vangelo del Martedì: Matteo 7,6-12), perché tutta la nostra vita sia orientata al Signore e alla ricerca del suo regno.

Ecco quindi delineato, ancora una volta, il cammino e l’impegno del credente che celebra la Quaresima. L’invito del Signore è rivolto a quanti sanno vivere nella logica delle beatitudini evangeliche: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Vangelo del Giovedì: Matteo 7,21-29).

La liturgia della Domenica del Cieco (IV di Quaresima) pone come centrale la domanda di Gesù all’uomo cieco dalla nascita: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?» (Vangelo di Giovanni). Un interrogativo che in realtà è rivolto a ciascuno, soprattutto in questo tempo santo che ci conduce alla Pasqua. Alla domanda di Gesù deve corrispondere la nostra risposta libera, sull’esempio stesso del «mendicante guarito» (prefazio): «Credo, Signore!». Questa adesione di fede al Signore è certamente un cammino impegnativo: come il cieco si chiede chi è colui che lo ha guarito, così, anche noi, siamo invitati a ricercare l’incontro con Gesù, nonostante le molte incomprensioni e solitudini, che questa ricerca può sperimentare, per giungere finalmente – come Mosè – a quel parlare «faccia a faccia» con Dio (Lettura dell’Esodo: 33,7-11a).Il cieco, totalmente impotente, è l’uomo senza Cristo, rappresenta cioè tutte quelle persone che più o meno consapevolmente vivono nelle tenebre, perché non hanno ancora incontrato la «luce del mondo». L’impegno che ne deriva per ciascuno è quello di un serio cammino di purificazione, di ricerca, di sequela, accompagnato da questa preghiera: «Signore, da’ luce ai miei occhi [�]. Con la tua luce illumina il mio cuore» (antifona all’ingresso). Un cammino che deve coinvolgerci in prima persona e nasce dall’iniziativa stessa di Dio: Egli «non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione» (Epistola: 1Tessalonicesi 4,1b-12). Questa fedeltà e iniziativa di Dio è ripresentata anche nel Lezionario feriale nei giorni di Lunedì, Martedì e Giovedì (Mercoledì, solennità dell’Annunciazione, riporta invece uno schema autonomo di Letture). Per chi è fedele all’alleanza i benefici di Dio sono innumerevoli e la sua mano guida i suoi figli. È il motivo ricorrente nel libro della Genesi: Isacco prende in moglie Rebecca (I Lettura del Lunedì: Genesi 24,58-67), Giacobbe riceve la benedizione dal padre Isacco (I Lettura del Martedì: Genesi 27,1-29), Dio dona molti figli a Giacobbe (I Lettura del Giovedì: Genesi 29,31 – 30,2. 22-23). Accanto al tema della fedeltà ritorna quello del timore di Dio, attraverso la Lettura del libro dei Proverbi. Vero sapiente è colui che affida al Signore i suoi progetti, perché solo così avranno efficacia (II Lettura del Lunedì: Proverbi 16,1-6), il Signore gioisce quando nei suoi figli dimorano la verità e la sapienza (II Lettura del Martedì: Proverbi 23,15-24), il Signore ricompensa chi è premuroso anche verso i nemici (II Lettura del Giovedì: Proverbi 25,1. 21-22). Nel Discorso della Montagna, di cui si conclude la lettura in questa settimana, la parola stessa di Gesù porta a compimento quanto annunciato nella Prima Alleanza. Egli ci invita ad una seria presa di coscienza della nostra condotta personale, per non rischiare di cadere nell’ipocrisia: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?» (Vangelo del Lunedì: Matteo 7,1-5). Allo stesso modo, siamo invitati ad educare anche la nostra preghiera (Vangelo del Martedì: Matteo 7,6-12), perché tutta la nostra vita sia orientata al Signore e alla ricerca del suo regno. Ecco quindi delineato, ancora una volta, il cammino e l’impegno del credente che celebra la Quaresima. L’invito del Signore è rivolto a quanti sanno vivere nella logica delle beatitudini evangeliche: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Vangelo del Giovedì: Matteo 7,21-29). – Introduzioni: Libro di Genesi Libro dei Proverbi Discorso della montagnaPercorsi tematici della Quarta settimana di Quaresima:lunedì�23 marzo martedì 24 marzo mercoledì 25 marzo giovedì 26 marzo venerdì�27 marzosabato 28 marzo –

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