Si è conclusa la Scuola diocesana per gli operatori pastorali rivolta a catechisti, insegnanti di religione e guide di musei e chiese storiche. Oltre cento i partecipanti. Ci sarà un'altra tappa il prossimo anno

Maria Teresa ANTOGNAZZA
Redazione

Hanno fra i 30 e gli 80 anni; una «squadra» di oltre 100 valorosi che hanno preso molto sul serio l’invito dell’Arcivescovo e persino del Papa a tornare a far parlare le opere d’arte, lasciando che da esse scaturisca efficacemente la «Parola dipinta», così come quella scolpita e impreziosita. Arte, fede, cultura: un rapporto strettissimo che deve esser fatto emergere a partire da una precisa conoscenza e sensibilità, per ritrovare l’antica «Bibbia dei poveri», quelle pitture, affreschi, opere d’arte custodite gelosamente nelle nostre chiese e parrocchie, capaci di trasformarsi in straordinarie catechesi su Dio, la Salvezza, la creazione, Gesù Cristo, quanto mai adatte e anelate dall’uomo contemporaneo.
È stato questo l’affascinante viaggio compiuto dai partecipanti alla proposta di Scuola per operatori pastorali della diocesi, che da gennaio a maggio sono andati alla scoperta dei segreti dell’arte sacra cristiana. Dopo la straordinaria esperienza dello scorso anno, con la Sdop dedicata ai «Sacristi intelligenti», ora la diocesi ha voluto rivolgersi espressamente a catechisti, insegnanti di religione, operatori pastorali con una sensibilità particolare per l’arte, alle guide di musei e beni culturali, per addestrarli nella preziosa arte dell’avvicinare il popolo, i fedeli, i visitatori al mistero di Dio, accostando un quadro, una scultura, un affresco. «Ci siamo rivolti a tutte queste persone – spiega l’ideatore di questo straordinario viaggio, che si è concluso a Roma una settimana fa, don Domenico Sguaitamatti – ottenendo una risposta oltre ogni nostra aspettativa, per offrire loro tutte le conoscenze e le esperienze necessarie per andare oltre il dato tecnico e stilistico nell’interpretazione di un’opera d’arte sacra e lasciar trapelare da essa il mistero, la teologia del divino, la rivelazione dell’opera di salvezza».
Obiettivo, dunque, mostrare che un quadro può essere lo strumento adatto per fare catechesi a un gruppo di ragazzini che si prepara al sacramento della riconciliazione o per offrire a degli adulti un percorso alla scoperta dell’annuncio della Salvezza. Ma anche saper valorizzare il grande patrimonio delle nostre chiese e musei locali. Una «Parola dipinta» alla portata di tutti, capace di parlare un linguaggio comprensibile in tutti i tempi e a tutte le menti. «Il percorso – prosegue il sacerdote, che è consulente diocesano della commissione per l’arte sacra e da un decennio insegna storia dell’arte al collegio San Carlo di Milano – si è disteso in tre moduli, al quale abbiamo sempre avuto una presenza di un centinaio di persone. Il filo conduttore era dato dall’approfondimento della storia dell’arte cristiana; come primo passo ci siamo soffermati sulla teologia dell’immagine, per scoprire come un’opera d’arte può aiutare ad avvicinarsi al mistero; poi abbiamo lavorato sulla Parola di Dio come ispiratrice dell’opera degli artisti e, infine, nel terzo modulo appena concluso, abbiamo provato a dare delle dimostrazioni concrete di come operare questo percorso dall’arte alla fede».
Non solo lezioni teoriche, dunque, ma anche visite sul campo, a contatto con i gioielli dell’arte italiana, in chiese e città, da Milano a Firenze, a Roma. E proprio nella città eterna, il 22 e 23 maggio, i partecipanti alla Sdop, ospiti di Casa Santa Marta in Vaticano, hanno trovato la degna conclusione del loro affascinante viaggio. Mentre don Domenico già sogna la prossima tappa: «Un itinerario in continuità con quest’anno – spiega – ma che vada alla scoperta dei linguaggi del sacro nell’arte moderna e contemporanea». Hanno fra i 30 e gli 80 anni; una «squadra» di oltre 100 valorosi che hanno preso molto sul serio l’invito dell’Arcivescovo e persino del Papa a tornare a far parlare le opere d’arte, lasciando che da esse scaturisca efficacemente la «Parola dipinta», così come quella scolpita e impreziosita. Arte, fede, cultura: un rapporto strettissimo che deve esser fatto emergere a partire da una precisa conoscenza e sensibilità, per ritrovare l’antica «Bibbia dei poveri», quelle pitture, affreschi, opere d’arte custodite gelosamente nelle nostre chiese e parrocchie, capaci di trasformarsi in straordinarie catechesi su Dio, la Salvezza, la creazione, Gesù Cristo, quanto mai adatte e anelate dall’uomo contemporaneo.È stato questo l’affascinante viaggio compiuto dai partecipanti alla proposta di Scuola per operatori pastorali della diocesi, che da gennaio a maggio sono andati alla scoperta dei segreti dell’arte sacra cristiana. Dopo la straordinaria esperienza dello scorso anno, con la Sdop dedicata ai «Sacristi intelligenti», ora la diocesi ha voluto rivolgersi espressamente a catechisti, insegnanti di religione, operatori pastorali con una sensibilità particolare per l’arte, alle guide di musei e beni culturali, per addestrarli nella preziosa arte dell’avvicinare il popolo, i fedeli, i visitatori al mistero di Dio, accostando un quadro, una scultura, un affresco. «Ci siamo rivolti a tutte queste persone – spiega l’ideatore di questo straordinario viaggio, che si è concluso a Roma una settimana fa, don Domenico Sguaitamatti – ottenendo una risposta oltre ogni nostra aspettativa, per offrire loro tutte le conoscenze e le esperienze necessarie per andare oltre il dato tecnico e stilistico nell’interpretazione di un’opera d’arte sacra e lasciar trapelare da essa il mistero, la teologia del divino, la rivelazione dell’opera di salvezza».Obiettivo, dunque, mostrare che un quadro può essere lo strumento adatto per fare catechesi a un gruppo di ragazzini che si prepara al sacramento della riconciliazione o per offrire a degli adulti un percorso alla scoperta dell’annuncio della Salvezza. Ma anche saper valorizzare il grande patrimonio delle nostre chiese e musei locali. Una «Parola dipinta» alla portata di tutti, capace di parlare un linguaggio comprensibile in tutti i tempi e a tutte le menti. «Il percorso – prosegue il sacerdote, che è consulente diocesano della commissione per l’arte sacra e da un decennio insegna storia dell’arte al collegio San Carlo di Milano – si è disteso in tre moduli, al quale abbiamo sempre avuto una presenza di un centinaio di persone. Il filo conduttore era dato dall’approfondimento della storia dell’arte cristiana; come primo passo ci siamo soffermati sulla teologia dell’immagine, per scoprire come un’opera d’arte può aiutare ad avvicinarsi al mistero; poi abbiamo lavorato sulla Parola di Dio come ispiratrice dell’opera degli artisti e, infine, nel terzo modulo appena concluso, abbiamo provato a dare delle dimostrazioni concrete di come operare questo percorso dall’arte alla fede».Non solo lezioni teoriche, dunque, ma anche visite sul campo, a contatto con i gioielli dell’arte italiana, in chiese e città, da Milano a Firenze, a Roma. E proprio nella città eterna, il 22 e 23 maggio, i partecipanti alla Sdop, ospiti di Casa Santa Marta in Vaticano, hanno trovato la degna conclusione del loro affascinante viaggio. Mentre don Domenico già sogna la prossima tappa: «Un itinerario in continuità con quest’anno – spiega – ma che vada alla scoperta dei linguaggi del sacro nell’arte moderna e contemporanea».

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