Il decreto di approvazione sarà consegnato il 29 maggio a don Pigi Perini, parroco di Sant'Eustorgio a Milano e presidente dell'Organismo internazionale di servizio del Sistema

Carlo ROSSI
Redazione

«Fermento di santità e di evangelizzazione nel mondo»: questo l’auspicio con cui il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, accompagna l’annuncio del riconoscimento che il Vaticano ha concesso al Sistema di cellule parrocchiali di evangelizzazione. Il decreto di approvazione sarà consegnato venerdì 29 maggio, a Roma, nelle mani di don Pigi Perini, presidente dell’Organismo internazionale di servizio del Sistema. Parroco dell’antica basilica milanese di Sant’Eustorgio, da oltre vent’anni don Pigi sperimenta con successo questo metodo di evangelizzazione e rinnovamento della vita parrocchiale.
Il riconoscimento del Pontificio Consiglio per i laici avviene al termine di un processo intrapreso spontaneamente dal dicastero vaticano ed esprime la volontà della Chiesa di veder proseguire questo metodo, confermando inoltre la cattolicità e la validità pastorale di una proposta in grado di rinnovare profondamente in senso missionario le comunità parrocchiali.
«Da gigante addormentato a parrocchia in fiamme»: questa la promessa del Sistema delle cellule, un metodo che già oggi è diffuso in tutto il mondo, con oltre 4300 cellule attive nei cinque continenti. Dalle prime cellule della chiesa cattolica di Saint Boniface, in Florida, il sistema è stato importato 22 anni fa da don Pigi a Milano e da lì ha ben presto iniziato a diffondersi in diversi Paesi. Fin dal 1990, infatti, in Sant’Eustorgio si tiene un Seminario internazionale sul sistema delle cellule che quest’anno, dal 3 al 7 giugno, vivrà la sua ventesima edizione.
Ma cos’è una cellula? Con questa espressione si indica un piccolo gruppo di laici, uniti in intima comunione con il pastore, fondato sulla preghiera e sul servizio. Incontrandosi una volta alla settimana a casa di uno dei membri, la cellula esprime il senso di una profonda fraternità, aprendosi in primo luogo verso le relazioni personali di chi fa parte della cellula. «Condividere Gesù con gli altri nel proprio ambiente di lavoro, di studio, tra amici e familiari, nel vicinato»: così don Pigi spiega il senso dell’operare della cellula, luogo di invito per coloro che sono lontani dalla fede e dalla Chiesa e che, tramite un’esperienza di fraternità e accoglienza, trovano l’aiuto per integrarsi nella comunità parrocchiale. «Fermento di santità e di evangelizzazione nel mondo»: questo l’auspicio con cui il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, accompagna l’annuncio del riconoscimento che il Vaticano ha concesso al Sistema di cellule parrocchiali di evangelizzazione. Il decreto di approvazione sarà consegnato venerdì 29 maggio, a Roma, nelle mani di don Pigi Perini, presidente dell’Organismo internazionale di servizio del Sistema. Parroco dell’antica basilica milanese di Sant’Eustorgio, da oltre vent’anni don Pigi sperimenta con successo questo metodo di evangelizzazione e rinnovamento della vita parrocchiale.Il riconoscimento del Pontificio Consiglio per i laici avviene al termine di un processo intrapreso spontaneamente dal dicastero vaticano ed esprime la volontà della Chiesa di veder proseguire questo metodo, confermando inoltre la cattolicità e la validità pastorale di una proposta in grado di rinnovare profondamente in senso missionario le comunità parrocchiali.«Da gigante addormentato a parrocchia in fiamme»: questa la promessa del Sistema delle cellule, un metodo che già oggi è diffuso in tutto il mondo, con oltre 4300 cellule attive nei cinque continenti. Dalle prime cellule della chiesa cattolica di Saint Boniface, in Florida, il sistema è stato importato 22 anni fa da don Pigi a Milano e da lì ha ben presto iniziato a diffondersi in diversi Paesi. Fin dal 1990, infatti, in Sant’Eustorgio si tiene un Seminario internazionale sul sistema delle cellule che quest’anno, dal 3 al 7 giugno, vivrà la sua ventesima edizione.Ma cos’è una cellula? Con questa espressione si indica un piccolo gruppo di laici, uniti in intima comunione con il pastore, fondato sulla preghiera e sul servizio. Incontrandosi una volta alla settimana a casa di uno dei membri, la cellula esprime il senso di una profonda fraternità, aprendosi in primo luogo verso le relazioni personali di chi fa parte della cellula. «Condividere Gesù con gli altri nel proprio ambiente di lavoro, di studio, tra amici e familiari, nel vicinato»: così don Pigi spiega il senso dell’operare della cellula, luogo di invito per coloro che sono lontani dalla fede e dalla Chiesa e che, tramite un’esperienza di fraternità e accoglienza, trovano l’aiuto per integrarsi nella comunità parrocchiale.

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