Nel suo secondo giorno nella città santa delle tre grandi religioni monoteiste, Benedetto XVI ha fatto visita a tre luoghi-simbolo - la Spianata delle Moschee, il Muro del Pianto, il Cenacolo -, auspicando un dialogo interreligioso sempre più intenso

Rita SALERNO
Redazione

Un viaggio nel cuore della città cara ai fedeli delle tre grandi religioni monoteiste, è quello compiuto ieri da Benedetto XVI. Assorto in preghiera all’interno della Cupola della Roccia, prima, e davanti al Muro del Pianto poi, cuore della vita ebraica e ultimo baluardo del vecchio tempio di Gerusalemme: queste le due istantanee della quinta giornata di questa visita internazionale di Papa Ratzinger, intensa e fitta d’impegni. Tre i luoghi simbolo in cui il Papa ha fatto tappa: la Spianata delle Moschee, il Muro del Pianto, il Cenacolo.
Come è nella tradizione islamica, Benedetto XVI si è tolto le scarpe per entrare nel Mausoleo sovrastato dalla grande cupola dorata. Rivolgendosi al Gran Muftì – che ha parlato al Papa delle violazioni e delle limitazioni di Israele contro il popolo palestinese e i luoghi santi – il Pontefice ha detto che la Cupola della Roccia fa riflettere sul mistero della creazione e sulla fede di Abramo: «In un mondo tristemente lacerato da divisioni – ha sottolineato – questo luogo serve da stimolo e costituisce inoltre una sfida per uomini e donne di buona volontà a impegnarsi per superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le generazioni che verranno». Benedetto XVI ha ricordato che la fedeltà all’unico Dio ci porta a riconoscere che gli esseri umani sono legati l’uno all’altro, perché tutti traggono la loro esistenza da una sola fonte e sono indirizzati verso una mèta comune. «Marcati con l’indelebile immagine del divino – ha aggiunto il Papa – essi sono chiamati a giocare un ruolo attivo nell’appianare le divisioni e nel promuovere la solidarietà umana». Un viaggio nel cuore della città cara ai fedeli delle tre grandi religioni monoteiste, è quello compiuto ieri da Benedetto XVI. Assorto in preghiera all’interno della Cupola della Roccia, prima, e davanti al Muro del Pianto poi, cuore della vita ebraica e ultimo baluardo del vecchio tempio di Gerusalemme: queste le due istantanee della quinta giornata di questa visita internazionale di Papa Ratzinger, intensa e fitta d’impegni. Tre i luoghi simbolo in cui il Papa ha fatto tappa: la Spianata delle Moschee, il Muro del Pianto, il Cenacolo.Come è nella tradizione islamica, Benedetto XVI si è tolto le scarpe per entrare nel Mausoleo sovrastato dalla grande cupola dorata. Rivolgendosi al Gran Muftì – che ha parlato al Papa delle violazioni e delle limitazioni di Israele contro il popolo palestinese e i luoghi santi – il Pontefice ha detto che la Cupola della Roccia fa riflettere sul mistero della creazione e sulla fede di Abramo: «In un mondo tristemente lacerato da divisioni – ha sottolineato – questo luogo serve da stimolo e costituisce inoltre una sfida per uomini e donne di buona volontà a impegnarsi per superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le generazioni che verranno». Benedetto XVI ha ricordato che la fedeltà all’unico Dio ci porta a riconoscere che gli esseri umani sono legati l’uno all’altro, perché tutti traggono la loro esistenza da una sola fonte e sono indirizzati verso una mèta comune. «Marcati con l’indelebile immagine del divino – ha aggiunto il Papa – essi sono chiamati a giocare un ruolo attivo nell’appianare le divisioni e nel promuovere la solidarietà umana». La preghiera al Muro Dalla Spianata delle Moschee Benedetto XVI si è poi spostato al Muro dei Pianto, dove lo attendeva il Rabbino Capo. Dopo aver letto insieme un salmo in ebraico e in latino, Benedetto XVI si è raccolto in preghiera davanti al Muro e ha lasciato un messaggio tra le fessure delle grandi pietre levigate.Nel vicino centro “Hechal Shlomo”, sede del Gran Rabbinato d’Israele, Benedetto XVI ha espresso la soddisfazione per i frutti del dialogo e ha incoraggiato una più convinta cooperazione fra le due comunità nel condannare odio e persecuzione in tutto il mondo: «Ebrei e Cristiani – ha detto, auspicando un dialogo sempre più intenso – sono ugualmente interessati ad assicurare rispetto per la sacralità della vita umana, la centralità della famiglia, una valida educazione dei giovani, la libertà di religione e di coscienza per una società sana».«Mentre esorto le autorità a rispettare e sostenere la presenza cristiana qui, desidero al tempo stesso assicurarvi della solidarietà, dell’amore e del sostegno di tutta la Chiesa e della Santa Sede». È quanto ha detto il Papa nella messa presieduta nel pomeriggio nella Josafat Valley. Occorre rendere Gerusalemme davvero una «città della pace», ha detto Papa Ratzinger aggiungendo che: «Come un microcosmo del nostro mondo globalizzato, questa città, se deve vivere la sua vocazione universale, deve essere un luogo che insegna l’universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, l’ignoranza e la paura che li alimenta, siano superati dall’onestà, dall’integrità e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l’ingiustizia». – «L’orrore della Shoah mai più disonori l’umanità»Benedetto XVI in Terra Santa: costruire nuovi pontiBenedetto XVI in Terra Santa alle sorgenti della fede –

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