La "Caritas in Veritate" ribadisce la necessità evidenziata già dalla "Centesimus Annus" e che l'attuale crisi dimostra non essere stata recepita fino in fondo. Ma contiene una visione positiva e punta allo sviluppo umano integrale

Rita SALERNO
Redazione

«Secondo la Caritas in Veritate, la crisi in atto mette in evidenza che la necessità di ripensare anche il modello economico cosiddetto “occidentale”, richiesta dalla Centesimus Annus circa venti anni fa, non è stato attuato fino in fondo». Alla presentazione della terza enciclica di Benedetto XVI il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, entra subito nel merito della questione per proporre una chiave positiva, fiduciosa della situazione attuale e per ribadire che la crisi deve diventare «occasione di discernimento e di nuova progettualità». Appare chiaro, infatti, che «dall’enciclica emerge una visione in positivo, non un incoraggiamento sentimentale, dato che vengono individuati con lucidità e preoccupazione tutti i principali problemi del sottosviluppo di vaste aree del pianeta».
Il documento pontificio giunge a diciotto anni dalla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II e punta sull’elemento dell’evangelizzazione, mentre – aggiunge il cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum – «finora l’accento era piuttosto sull’azione per promuovere la giustizia».
Rispetto alla Centesimus Annus, l’enciclica di Benedetto XVI affronta organicamente il fenomeno della globalizzazione, come trasversale a tutti gli ambiti della società. «Il tema della Caritas in Veritate – sottolinea il cardinale Martino – non è lo sviluppo dei popoli, ma lo sviluppo umano integrale, senza che questo comporti una trascuratezza del primo».
Una prospettiva allargata, dunque, ma solidamente ancorata al terreno della carità. Perché, come precisa il cardinale Cordes, «la dottrina sociale della Chiesa impegna in primo luogo il cristiano a “incarnare” la sua fede. «Il progresso, per essere veramente tale – spiega il titolare di Cor Unum -, deve far crescere l’uomo nella sua completezza». Nella consapevolezza, però, che «lontano da Dio, l’uomo è inquieto e malato». Da qui assume spessore particolare il fatto che l’ultimo numero – il 79 – è dedicato alla preghiera e alla necessità della conversione: «Dio rinnova il cuore dell’uomo perché questi possa dedicarsi a vivere nella carità e nella giustizia».
Per monsignor Giampaolo Crepaldi, neo vescovo di Trieste e finora segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in quest’ultima enciclica la cosiddetta “questione antropologica” diventa a pieno titolo “questione sociale”. Due, in particolare, le nuove tematiche affrontate nel testo, l’ambiente e la tecnica che, precisa Crepaldi, è una novità assoluta: «L’idea di fondo è che la crisi delle grandi ideologie politiche abbia lasciato il campo alla nuova ideologia della tecnica o meglio della “tecnicità” come mentalità».
Per l’economista Stefano Zamagni, «la dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che una buona società è frutto certamente del mercato e della libertà, ma ci sono esigenze, riconducibili al principio di fraternità, che non possono essere eluse, né rimandate alla sola sfera privata o alla filantropia». «Secondo la Caritas in Veritate, la crisi in atto mette in evidenza che la necessità di ripensare anche il modello economico cosiddetto “occidentale”, richiesta dalla Centesimus Annus circa venti anni fa, non è stato attuato fino in fondo». Alla presentazione della terza enciclica di Benedetto XVI il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, entra subito nel merito della questione per proporre una chiave positiva, fiduciosa della situazione attuale e per ribadire che la crisi deve diventare «occasione di discernimento e di nuova progettualità». Appare chiaro, infatti, che «dall’enciclica emerge una visione in positivo, non un incoraggiamento sentimentale, dato che vengono individuati con lucidità e preoccupazione tutti i principali problemi del sottosviluppo di vaste aree del pianeta».Il documento pontificio giunge a diciotto anni dalla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II e punta sull’elemento dell’evangelizzazione, mentre – aggiunge il cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum – «finora l’accento era piuttosto sull’azione per promuovere la giustizia».Rispetto alla Centesimus Annus, l’enciclica di Benedetto XVI affronta organicamente il fenomeno della globalizzazione, come trasversale a tutti gli ambiti della società. «Il tema della Caritas in Veritate – sottolinea il cardinale Martino – non è lo sviluppo dei popoli, ma lo sviluppo umano integrale, senza che questo comporti una trascuratezza del primo».Una prospettiva allargata, dunque, ma solidamente ancorata al terreno della carità. Perché, come precisa il cardinale Cordes, «la dottrina sociale della Chiesa impegna in primo luogo il cristiano a “incarnare” la sua fede. «Il progresso, per essere veramente tale – spiega il titolare di Cor Unum -, deve far crescere l’uomo nella sua completezza». Nella consapevolezza, però, che «lontano da Dio, l’uomo è inquieto e malato». Da qui assume spessore particolare il fatto che l’ultimo numero – il 79 – è dedicato alla preghiera e alla necessità della conversione: «Dio rinnova il cuore dell’uomo perché questi possa dedicarsi a vivere nella carità e nella giustizia».Per monsignor Giampaolo Crepaldi, neo vescovo di Trieste e finora segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in quest’ultima enciclica la cosiddetta “questione antropologica” diventa a pieno titolo “questione sociale”. Due, in particolare, le nuove tematiche affrontate nel testo, l’ambiente e la tecnica che, precisa Crepaldi, è una novità assoluta: «L’idea di fondo è che la crisi delle grandi ideologie politiche abbia lasciato il campo alla nuova ideologia della tecnica o meglio della “tecnicità” come mentalità».Per l’economista Stefano Zamagni, «la dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che una buona società è frutto certamente del mercato e della libertà, ma ci sono esigenze, riconducibili al principio di fraternità, che non possono essere eluse, né rimandate alla sola sfera privata o alla filantropia». – – La via e la luce (https://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=1839836) – Il testo integrale (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html)

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