Una riflessione dell'Arciprete del Duomo di Milano ci aiuta ad accostarci al mistero dell'Incarnazione. Nei giorni delle�festività vetrate illuminate

mons. Luigi MANGANINI Arciprete del Duomo di Milano
Redazione

La celebrazione del Natale rischia di essere vissuta prevalentemente secondo le tradizioni più radicate o le mode più recenti. La liturgia di questi giorni ci invita invece a comprendere come il mistero dell’Incarnazione si compie innanzitutto nel quotidiano nascondimento, non nel clamore e nello scintillio di una serata mondana, ma nel silenzio di una «notte», apparentemente identica a tutte le altre.
Quanti parteciperanno alle celebrazioni nella Chiesa Cattedrale sono invitati ad intraprendere questo cammino già a partire dalle cosiddette ferie prenatalizie dell’Accolto, che ci dispongono più da vicino al mistero dell’Incarnazione attraverso una preghiera liturgica caratterizzata da una specifica proclamazione della Parola di Dio. L’intera Ottava del Natale sarà poi un’occasione per accostarci al Natale con rinnovata consapevolezza, cominciando dalla solenne Eucaristia vigiliare vespertina, prevista per la sera del 24 dicembre, che affonda la sua origine nella più alta antichità della nostra Chiesa ambrosiana superando, per estensione temporale e per ricchezza di contenuti, la stessa Messa nella notte. Certo non mancherà la celebrazione della Messa di mezzanotte, che si offre a noi come motivo ed occasione per comprendere il significato più alto del mistero celebrato: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo […]. A quanti […] lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Giovanni 1,9.12).
Tutto ci invita a superare l’«abitudine» che la notte di Natale ha creato in noi, per far emergere il momento forte, l’evento coinvolgente, la conversione del cuore, l’incontro con il Mistero, l’ascolto della Parola, l’autentica centralità di Cristo nella propria vita. La luce che nasce dal Natale non si riduce a quell’aria di festa che invade le strade delle nostre città, è piuttosto come la luce che in queste sere straordinariamente illumina le vetrate della nostra Cattedrale.
Non si tratta semplicemente di un’atmosfera suggestiva o di suscitare un generico sentimento religioso. Questa luce ha lo scopo di rendere visibile, anche all’esterno della Cattedrale le sue vetrate, di poter scorrere in esse – attraverso le immagini dei singoli antelli – l’intera storia della salvezza, che nel mistero dell’Incarnazione trova uno dei suoi momenti più alti.
Tutti siano dunque benvenuti in Cattedrale e a ciascuno sia rivolto l’augurio dello stesso sant’Ambrogio: «Dilata il tuo cuore, corri incontro al sole dell’eterna luce […]. Sia aperta la porta a colui che viene: schiudi la tua porta, spalanca l’intimo dell’anima, perché veda le ricchezza della semplicità, i tesori della pace, e la soavità della grazia» (Esposizione del Salmo 118). La celebrazione del Natale rischia di essere vissuta prevalentemente secondo le tradizioni più radicate o le mode più recenti. La liturgia di questi giorni ci invita invece a comprendere come il mistero dell’Incarnazione si compie innanzitutto nel quotidiano nascondimento, non nel clamore e nello scintillio di una serata mondana, ma nel silenzio di una «notte», apparentemente identica a tutte le altre.Quanti parteciperanno alle celebrazioni nella Chiesa Cattedrale sono invitati ad intraprendere questo cammino già a partire dalle cosiddette ferie prenatalizie dell’Accolto, che ci dispongono più da vicino al mistero dell’Incarnazione attraverso una preghiera liturgica caratterizzata da una specifica proclamazione della Parola di Dio. L’intera Ottava del Natale sarà poi un’occasione per accostarci al Natale con rinnovata consapevolezza, cominciando dalla solenne Eucaristia vigiliare vespertina, prevista per la sera del 24 dicembre, che affonda la sua origine nella più alta antichità della nostra Chiesa ambrosiana superando, per estensione temporale e per ricchezza di contenuti, la stessa Messa nella notte. Certo non mancherà la celebrazione della Messa di mezzanotte, che si offre a noi come motivo ed occasione per comprendere il significato più alto del mistero celebrato: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo […]. A quanti […] lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Giovanni 1,9.12).Tutto ci invita a superare l’«abitudine» che la notte di Natale ha creato in noi, per far emergere il momento forte, l’evento coinvolgente, la conversione del cuore, l’incontro con il Mistero, l’ascolto della Parola, l’autentica centralità di Cristo nella propria vita. La luce che nasce dal Natale non si riduce a quell’aria di festa che invade le strade delle nostre città, è piuttosto come la luce che in queste sere straordinariamente illumina le vetrate della nostra Cattedrale.Non si tratta semplicemente di un’atmosfera suggestiva o di suscitare un generico sentimento religioso. Questa luce ha lo scopo di rendere visibile, anche all’esterno della Cattedrale le sue vetrate, di poter scorrere in esse – attraverso le immagini dei singoli antelli – l’intera storia della salvezza, che nel mistero dell’Incarnazione trova uno dei suoi momenti più alti.Tutti siano dunque benvenuti in Cattedrale e a ciascuno sia rivolto l’augurio dello stesso sant’Ambrogio: «Dilata il tuo cuore, corri incontro al sole dell’eterna luce […]. Sia aperta la porta a colui che viene: schiudi la tua porta, spalanca l’intimo dell’anima, perché veda le ricchezza della semplicità, i tesori della pace, e la soavità della grazia» (Esposizione del Salmo 118).

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