Cerimonia al Centro Internazionale dei Focolari di Rocca di Papa. Il Servo di Dio è stato scrittore, giornalista, politico, ecumenista e patrologo, cofondatore del Movimento dei Focolari: una delle figure più rappresentative della cultura del Novecento

Carlo ROSSI
Redazione

Domenica 27 settembre, al Centro Internazionale dei Focolari di Rocca di Papa, si svolgerà la cerimonia per la chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di Igino Giordani, che riposa nell’annessa cappella. Alle 16.30 il neovescovo di Frascati monsignor Raffaello Martinelli presiederà l’atto giuridico, preceduto dall’intervento dell’attuale presidente dei Focolari, Maria Voce.
«Perché la Chiesa tutta trovi in lui un modello, un testimone del Vangelo, laico fedele e modello di comunione»: così l’8 dicembre 2000 monsignor Pietro Garlato, allora vescovo di Tivoli, annunciava con una lettera a Chiara Lubich la sua decisione di far avviare il processo di beatificazione di Giordani. L’apertura della causa ha avuto luogo il 6 giugno 2004 nella cattedrale di Frascati (diocesi dove Giordani è morto), presieduta dall’allora vescovo monsignor Giuseppe Matarrese. La fase diocesana si conclude dopo cinque anni di lavoro e 2500 pagine di atti processuali. I censori teologi hanno esaminato 98 libri e più di 4000 articoli; i periti storici, 120 faldoni di scritti inediti, costituiti da oltre 60 mila pagine. Si ha, inoltre, documentazione di più di 50 grazie ricevute per intercessione di Giordani. Tra queste il postulatore della causa sceglierà quella da sottoporre al giudizio della Chiesa per l’accertamento del miracolo.
Può un politico essere santo? È l’interrogativo che Giordani (Tivoli 1894 – Rocca di Papa 1980) si pose quando, nel 1945, De Gasperi lo convinse – a seguito della sua lunga collaborazione con Sturzo nel Partito popolare – a partecipare alle elezioni politiche. L’anelito alla santità si era acceso in lui già a 22 anni, sul letto di un ospedale militare, reduce dalla Grande Guerra.
Politico “casto”, lontano da ogni privilegio, negli anni difficili del dopoguerra esercitò il ruolo di padre costituzionale e parlamentare come «servizio sociale, carità in atto». Strenuo difensore della pace, considerò la guerra «un’operazione contro il popolo, in spregio alla libertà, alla democrazia». In precedenza, per i suoi duri interventi contro il fascismo, aveva vissuto «in confino civile e politico»: era stato radiato dall’Albo dei giornalisti e privato dell’insegnamento.
«O L’Europa si unisce, o l’Europa perisce», scrisse negli anni Cinquanta, quando era membro del primo Consiglio dei popoli d’Europa. Sin dall’inizio degli anni Venti aveva prospettato la nascita degli Stati Uniti d’Europa.
Diresse autorevoli testate giornalistiche. Si dimise da Il popolo, pur di non essere «un direttore diretto». Qualche anno dopo diresse Il Quotidiano. La sua minaccia di dimissioni produsse la fine dei tentativi esterni di condizionamento. Giornalista e scrittore, ha lasciato un patrimonio culturale di un centinaio di libri e di oltre 4000 articoli a sfondo politico, culturale e religioso.
Intellettuale di punta del cattolicesimo italiano, studioso dei Padri della Chiesa, si fece voce di un cristianesimo eroico e in qualche modo precorse il Concilio Vaticano II, specie sui temi del laicato e dell’ecumenismo. Nel 1948 la svolta: l’incontro con Chiara Lubich, che nel 1943 aveva dato vita ai Focolari, accese in lui una «rivoluzione dell’anima». Trovò ciò che aveva a lungo cercato: gli si spalancarono i cancelli che avevano separato «il mondo laicale dalla vita mistica». Il suo cammino da individuale si fece comunitario.
Giordani diede un contributo importante al dispiegarsi del carisma dell’unità dei Focolari nel campo ecumenico, della famiglia, della politica e dei diversi ambiti della società. Tanto da essere riconosciuto da Chiara tra i cofondatori del movimento. In molte sue pagine e nella stessa sua vita si può trovare una testimonianza di quella “caritas in veritate” tracciata da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica.
Info e collegamento internet alla cerimonia: www.iginogiordani.info Domenica 27 settembre, al Centro Internazionale dei Focolari di Rocca di Papa, si svolgerà la cerimonia per la chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di Igino Giordani, che riposa nell’annessa cappella. Alle 16.30 il neovescovo di Frascati monsignor Raffaello Martinelli presiederà l’atto giuridico, preceduto dall’intervento dell’attuale presidente dei Focolari, Maria Voce.«Perché la Chiesa tutta trovi in lui un modello, un testimone del Vangelo, laico fedele e modello di comunione»: così l’8 dicembre 2000 monsignor Pietro Garlato, allora vescovo di Tivoli, annunciava con una lettera a Chiara Lubich la sua decisione di far avviare il processo di beatificazione di Giordani. L’apertura della causa ha avuto luogo il 6 giugno 2004 nella cattedrale di Frascati (diocesi dove Giordani è morto), presieduta dall’allora vescovo monsignor Giuseppe Matarrese. La fase diocesana si conclude dopo cinque anni di lavoro e 2500 pagine di atti processuali. I censori teologi hanno esaminato 98 libri e più di 4000 articoli; i periti storici, 120 faldoni di scritti inediti, costituiti da oltre 60 mila pagine. Si ha, inoltre, documentazione di più di 50 grazie ricevute per intercessione di Giordani. Tra queste il postulatore della causa sceglierà quella da sottoporre al giudizio della Chiesa per l’accertamento del miracolo.Può un politico essere santo? È l’interrogativo che Giordani (Tivoli 1894 – Rocca di Papa 1980) si pose quando, nel 1945, De Gasperi lo convinse – a seguito della sua lunga collaborazione con Sturzo nel Partito popolare – a partecipare alle elezioni politiche. L’anelito alla santità si era acceso in lui già a 22 anni, sul letto di un ospedale militare, reduce dalla Grande Guerra.Politico “casto”, lontano da ogni privilegio, negli anni difficili del dopoguerra esercitò il ruolo di padre costituzionale e parlamentare come «servizio sociale, carità in atto». Strenuo difensore della pace, considerò la guerra «un’operazione contro il popolo, in spregio alla libertà, alla democrazia». In precedenza, per i suoi duri interventi contro il fascismo, aveva vissuto «in confino civile e politico»: era stato radiato dall’Albo dei giornalisti e privato dell’insegnamento.«O L’Europa si unisce, o l’Europa perisce», scrisse negli anni Cinquanta, quando era membro del primo Consiglio dei popoli d’Europa. Sin dall’inizio degli anni Venti aveva prospettato la nascita degli Stati Uniti d’Europa.Diresse autorevoli testate giornalistiche. Si dimise da Il popolo, pur di non essere «un direttore diretto». Qualche anno dopo diresse Il Quotidiano. La sua minaccia di dimissioni produsse la fine dei tentativi esterni di condizionamento. Giornalista e scrittore, ha lasciato un patrimonio culturale di un centinaio di libri e di oltre 4000 articoli a sfondo politico, culturale e religioso.Intellettuale di punta del cattolicesimo italiano, studioso dei Padri della Chiesa, si fece voce di un cristianesimo eroico e in qualche modo precorse il Concilio Vaticano II, specie sui temi del laicato e dell’ecumenismo. Nel 1948 la svolta: l’incontro con Chiara Lubich, che nel 1943 aveva dato vita ai Focolari, accese in lui una «rivoluzione dell’anima». Trovò ciò che aveva a lungo cercato: gli si spalancarono i cancelli che avevano separato «il mondo laicale dalla vita mistica». Il suo cammino da individuale si fece comunitario.Giordani diede un contributo importante al dispiegarsi del carisma dell’unità dei Focolari nel campo ecumenico, della famiglia, della politica e dei diversi ambiti della società. Tanto da essere riconosciuto da Chiara tra i cofondatori del movimento. In molte sue pagine e nella stessa sua vita si può trovare una testimonianza di quella “caritas in veritate” tracciata da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica.Info e collegamento internet alla cerimonia: www.iginogiordani.info

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