La Giornata mondiale del malato sottolinea un tema al centro del Percorso pastorale diocesano

Piero CRESSERI Responsabile Servizio Pastorale della salute
Redazione

Anche quest’anno il cardinale Tettamanzi invita a mettere al centro della meditazione la famiglia, come soggetto di consolazione per eccellenza. Dalla frase del Percorso pastorale «la famiglia ama e serve la vita nel promuovere la cura della salute e nel sostenere la prova della sofferenza», prende avvio la nostra riflessione in occasione della Giornata mondiale del malato, mercoledì 11 febbraio.
La famiglia è da ritenersi un soggetto attivo in molteplici aspetti, compreso quello della salute e della sofferenza. Vogliamo evidenziare alcuni significati specifici. Il primo riguarda il termine «salute» così descritto dall’Organizzazione mondiale della sanità: «Stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non solo un’assenza di malattia e di infermità». La definizione è stata precisata dalla Nota della Consulta nazionale per la Pastorale della sanità del 1989: «Il concetto di salute ha acquistato nuove e importanti connotazioni… Un rapporto profondo è avvertito tra salute, qualità della vita e benessere dell’uomo». Dunque, la salute interessa la sfera individuale, comunitaria e sociale. Anzi, esiste uno stretto legame tra salute e autorealizzazione, come pure con la pienezza della vita. La salute, non è unicamente un fatto personale, ma è anche vivere la propria esperienza nel mondo insieme con gli altri per svolgere attivamente un ruolo e realizzare la propria vocazione. La famiglia è protagonista nel promuovere ed educare alla salute in vari aspetti della quotidianità: garantendo uno stile di vita sana per i figli anche con l’attività fisica; assicurando un’alimentazione adeguata; mantenendo l’igiene di base, la pulizia e il ritmo regolare sonno-veglia; applicando misure di prevenzione per ridurre gli incidenti domestici; eliminando l’assunzione di alcol, droghe e tabacco; usando correttamente i media: tv, internet, giochi elettronici; coltivando le relazioni e il dialogo al suo interno e nel sociale. Anche quest’anno il cardinale Tettamanzi invita a mettere al centro della meditazione la famiglia, come soggetto di consolazione per eccellenza. Dalla frase del Percorso pastorale «la famiglia ama e serve la vita nel promuovere la cura della salute e nel sostenere la prova della sofferenza», prende avvio la nostra riflessione in occasione della Giornata mondiale del malato, mercoledì 11 febbraio.La famiglia è da ritenersi un soggetto attivo in molteplici aspetti, compreso quello della salute e della sofferenza. Vogliamo evidenziare alcuni significati specifici. Il primo riguarda il termine «salute» così descritto dall’Organizzazione mondiale della sanità: «Stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non solo un’assenza di malattia e di infermità». La definizione è stata precisata dalla Nota della Consulta nazionale per la Pastorale della sanità del 1989: «Il concetto di salute ha acquistato nuove e importanti connotazioni… Un rapporto profondo è avvertito tra salute, qualità della vita e benessere dell’uomo». Dunque, la salute interessa la sfera individuale, comunitaria e sociale. Anzi, esiste uno stretto legame tra salute e autorealizzazione, come pure con la pienezza della vita. La salute, non è unicamente un fatto personale, ma è anche vivere la propria esperienza nel mondo insieme con gli altri per svolgere attivamente un ruolo e realizzare la propria vocazione. La famiglia è protagonista nel promuovere ed educare alla salute in vari aspetti della quotidianità: garantendo uno stile di vita sana per i figli anche con l’attività fisica; assicurando un’alimentazione adeguata; mantenendo l’igiene di base, la pulizia e il ritmo regolare sonno-veglia; applicando misure di prevenzione per ridurre gli incidenti domestici; eliminando l’assunzione di alcol, droghe e tabacco; usando correttamente i media: tv, internet, giochi elettronici; coltivando le relazioni e il dialogo al suo interno e nel sociale. La prova della sofferenza Più complesso e faticoso risulta il compito della famiglia nel «sostenere la prova della sofferenza». Quando al suo interno si presenta la malattia è coinvolta a vari livelli, con notevoli conseguenze sull’ammalato e su ogni componente del nucleo, cambiando le relazioni e modificando abitudini, stili e comportamenti. Alcune famiglie ne escono rafforzate, altre, invece, indebolite o distrutte; quindi, il contesto familiare può divenire una potenziale risorsa, ma anche una complicazione. Inoltre, a volte, i familiari condizionano negativamente anche l’aspetto spirituale dell’infermo e il suo porsi nei confronti del dolore. Il caso più emblematico è il veto che alcuni pongono al sacerdote che vorrebbe amministrare l’Unzione degli infermi.Dunque, la famiglia colpita dalla malattia, se credente, possiede una forza maggiore per vivere questa esperienza. Anche se all’inizio l’evento è percepito come punizione o come castigo, il supplicare l’intercessione di Dio è fondamentale e fonte di conforto e di speranza. A volte è posta in discussione la stessa esistenza di Dio, oppure Egli può apparire lontano e non più il Dio che si riteneva di conoscere. Eppure, in questo itinerario buio, Egli può essere riconosciuto e riscoperto donando la capacità dell’accoglienza serena del suo volere. Infatti, la fede intesa come fiducia e abbandono, include il senso dell’accettazione e la consapevolezza dell’essere al suo cospetto importante, unici ed irrepetibili. Il cristiano è chiamato a riconoscere Dio come Padre, sorgente della vita, che invita l’uomo a rispondere positivamente alle varie situazioni dell’esistenza. In quest’ottica la sofferenza e la malattia non sono più percepite come punizione, ma come occasione per utilizzare al meglio le risorse umane, per poter offrire la migliore risposta.La Pastorale della salute sta prendendo coscienza dell’importanza di garantire la presenza solidale della comunità cristiana accanto alle famiglie con un componente malato e gravata dal pesante carico del doverlo assistere in ospedale o presso il proprio domicilio. Serve farsi “compagni di viaggio” della famiglia del malato con l’attenzione, la discrezione, la capacità di ascolto delle fatiche, dei problemi, dei dubbi e delle angosce, con la finalità di aiutare il singolo e il nucleo familiare a scoprire le risorse positive per sostenere la prova della sofferenza e viverla come fonte di crescita per tutti. – Messe con l’ArcivescovoLa formazione degli operatoriI Quaderni della pastoraleLa sofferenza e i missionariAppuntamenti in Diocesi –

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