A dieci anni dalla scomparsa è ancora vivo il suo ricordo. Un sacerdote appassionato degli uomini e che ha lottato per difendere i diritti di tutti. "La missione", diceva, "è il piano di Dio per il quale siamo scelti e inviati".

Carlo ROSSI
Redazione

Nel 50° di attività, il Centro orientamento educativo (Coe) di Barzio ricorda anche il decimo anniversario dalla morte del suo fondatore, monsignor Francesco Pedretti. Nato ad Albairate il 10 aprile 1922 e ordinato sacerdote della diocesi di Milano nel 1945, fondò il Coe il 16 dicembre 1959. Prima professore in Seminario, poi rettore e preside del Collegio Arcivescovile di Saronno, dal 1980 al 1993 è stato direttore dell’Ufficio missionario diocesano di Milano, membro del Consiglio missionario nazionale e dell’Ufficio nazionale della Cooperazione tra le Chiese e primo assistente spirituale generale della Focsiv (Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario). Nel silenzio di una malattia vissuta con serenità e nell’affetto della sua comunità del Coe, don Francesco moriva a Barzio il 9 luglio 1999.
Nella linea del volontariato internazionale sostenne con il Coe molti progetti di sviluppo nei quali guidò l’impegno di centinaia di volontari. Chi ha conosciuto don Francesco non potrà facilmente dimenticare l’entusiasmo e la gioia con cui veniva da lui accolto, sempre, sia quando tutto sembrava bello e rispondente alle attese, sia quando le circostanze rendevano meno facile l’incontro e il dialogo.
Oltre ad aver avvicinato tutte le persone con autentica passione missionaria, aveva un amore grande, sconfinato, per tutti i luoghi. Lui stesso così scriveva in una lettera del 1938 al Cardinal Schuster: «Mi rivolgo umilmente a Vostra Eminenza per implorare il consenso onde diventar missionario… Mi attrasse da tempo questo ideale…». E quando molti anni dopo fu incaricato della pastorale missionaria diocesana si dedicò senza riserve a questo servizio nella profonda convinzione che la missione non è qualcosa di nostro, una nostra fatica, ma «è il piano di Dio per il quale siamo scelti e inviati – affermava -, per il quale Dio ci fa credito di collaborazione».
«Due orientamenti mi sembrano meravigliosi – scriveva nel gennaio 1984 – e vanno gridati dappertutto: la vitalità di ogni Chiesa è nel suo impegno missionario; è il tempo della missione per tutto il Popolo di Dio, è l’ora anche dei laici». Nel 50° di attività, il Centro orientamento educativo (Coe) di Barzio ricorda anche il decimo anniversario dalla morte del suo fondatore, monsignor Francesco Pedretti. Nato ad Albairate il 10 aprile 1922 e ordinato sacerdote della diocesi di Milano nel 1945, fondò il Coe il 16 dicembre 1959. Prima professore in Seminario, poi rettore e preside del Collegio Arcivescovile di Saronno, dal 1980 al 1993 è stato direttore dell’Ufficio missionario diocesano di Milano, membro del Consiglio missionario nazionale e dell’Ufficio nazionale della Cooperazione tra le Chiese e primo assistente spirituale generale della Focsiv (Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario). Nel silenzio di una malattia vissuta con serenità e nell’affetto della sua comunità del Coe, don Francesco moriva a Barzio il 9 luglio 1999.Nella linea del volontariato internazionale sostenne con il Coe molti progetti di sviluppo nei quali guidò l’impegno di centinaia di volontari. Chi ha conosciuto don Francesco non potrà facilmente dimenticare l’entusiasmo e la gioia con cui veniva da lui accolto, sempre, sia quando tutto sembrava bello e rispondente alle attese, sia quando le circostanze rendevano meno facile l’incontro e il dialogo.Oltre ad aver avvicinato tutte le persone con autentica passione missionaria, aveva un amore grande, sconfinato, per tutti i luoghi. Lui stesso così scriveva in una lettera del 1938 al Cardinal Schuster: «Mi rivolgo umilmente a Vostra Eminenza per implorare il consenso onde diventar missionario… Mi attrasse da tempo questo ideale…». E quando molti anni dopo fu incaricato della pastorale missionaria diocesana si dedicò senza riserve a questo servizio nella profonda convinzione che la missione non è qualcosa di nostro, una nostra fatica, ma «è il piano di Dio per il quale siamo scelti e inviati – affermava -, per il quale Dio ci fa credito di collaborazione». «Due orientamenti mi sembrano meravigliosi – scriveva nel gennaio 1984 – e vanno gridati dappertutto: la vitalità di ogni Chiesa è nel suo impegno missionario; è il tempo della missione per tutto il Popolo di Dio, è l’ora anche dei laici».

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