Appuntamento il 23 e 24 aprile. Il 25 aprile, poi, udienza da Benedetto XVI. Da Milano 600 partecipanti

Alberto CAMPOLEONI
Redazione

“Io non mi vergogno del Vangelo” è il tema che accompagna il meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica a Roma, a conclusione del quale migliaia di docenti verranno ricevuti, il 25 aprile, in udienza da Benedetto XVI.
Si tratta di un’iniziativa che dà grande visibilità a un servizio importante come quello dell’insegnamento scolastico della religione cattolica (Irc), occasione per riflettere sulla sua situazione a 25 anni dagli Accordi di revisione del Concordato lateranense (18 febbraio 1984) che hanno definito l’attuale disciplina.
Gli Accordi “ruppero”, allora, la logica legata al Concordato del 1929, trasformando in profondità l’insegnamento della religione, “disegnando” una vera e propria materia scolastica, giustificandone la presenza nella scuola con ragioni pedagogiche, raccogliendo il risultato di lunghi anni di dibattito e, soprattutto, traducendo anche su questo specifico argomento l’eredità del Concilio Vaticano II. Così l’Irc si è proposto come insegnamento attraverso il quale la Chiesa – gli insegnanti sono dichiarati “idonei” dal vescovo diocesano e questa idoneità è condizione indispensabile per insegnare – presta un servizio nella scuola, secondo le finalità proprie dell’istituzione scolastica.
Nello spirito degli Accordi del 1984 è un’occasione, offerta a tutti gli allievi, di conoscere e approfondire la tradizione cattolica, i cui principi fanno parte «del patrimonio storico del popolo italiano». È un’occasione per conoscere e approfondire i temi religiosi all’interno del curricolo scolastico e per poter raggiungere pienamente le sue finalità. Non si tratta di catechesi, non è un “pulpito” privato nella scuola laica. Piuttosto, per l’insegnamento della religione cattolica, la Chiesa garantisce contenuti e docenti professionisti, al servizio della scuola, di tutti gli allievi.
La necessità di rispondere con lealtà e in modo qualificato alla prospettiva tracciata dagli Accordi del 1984 ha significato in questi anni, per la Chiesa italiana, uno sforzo costante di attenzione e comprensione delle dinamiche scolastiche, di formazione degli insegnanti, di revisione dei programmi, in relazione alle esigenze degli allievi e ai cambiamenti che hanno interessato la scuola e la società. Ha significato, per gli insegnanti di religione, un impegno sostenuto da tanta passione ma faticoso e talvolta poco riconosciuto, spesso anzi sotto i riflettori delle polemiche, come se già non bastassero le difficoltà quotidiane che ben conosce chi deve gestire situazioni scolastiche complesse, relazionarsi a centinaia di allievi, incontrare genitori, collaborare con i colleghi, avendo sempre a cuore le persone. Eppure è anche così, con un servizio quotidiano appassionato nell’ambiente scolastico, caratterizzato scolasticamente senza ambiguità e privo di enfasi, che passa quella testimonianza del Vangelo, “senza vergogna”, richiamata dal Meeting romano. “Io non mi vergogno del Vangelo” è il tema che accompagna il meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica a Roma, a conclusione del quale migliaia di docenti verranno ricevuti, il 25 aprile, in udienza da Benedetto XVI.Si tratta di un’iniziativa che dà grande visibilità a un servizio importante come quello dell’insegnamento scolastico della religione cattolica (Irc), occasione per riflettere sulla sua situazione a 25 anni dagli Accordi di revisione del Concordato lateranense (18 febbraio 1984) che hanno definito l’attuale disciplina.Gli Accordi “ruppero”, allora, la logica legata al Concordato del 1929, trasformando in profondità l’insegnamento della religione, “disegnando” una vera e propria materia scolastica, giustificandone la presenza nella scuola con ragioni pedagogiche, raccogliendo il risultato di lunghi anni di dibattito e, soprattutto, traducendo anche su questo specifico argomento l’eredità del Concilio Vaticano II. Così l’Irc si è proposto come insegnamento attraverso il quale la Chiesa – gli insegnanti sono dichiarati “idonei” dal vescovo diocesano e questa idoneità è condizione indispensabile per insegnare – presta un servizio nella scuola, secondo le finalità proprie dell’istituzione scolastica.Nello spirito degli Accordi del 1984 è un’occasione, offerta a tutti gli allievi, di conoscere e approfondire la tradizione cattolica, i cui principi fanno parte «del patrimonio storico del popolo italiano». È un’occasione per conoscere e approfondire i temi religiosi all’interno del curricolo scolastico e per poter raggiungere pienamente le sue finalità. Non si tratta di catechesi, non è un “pulpito” privato nella scuola laica. Piuttosto, per l’insegnamento della religione cattolica, la Chiesa garantisce contenuti e docenti professionisti, al servizio della scuola, di tutti gli allievi.La necessità di rispondere con lealtà e in modo qualificato alla prospettiva tracciata dagli Accordi del 1984 ha significato in questi anni, per la Chiesa italiana, uno sforzo costante di attenzione e comprensione delle dinamiche scolastiche, di formazione degli insegnanti, di revisione dei programmi, in relazione alle esigenze degli allievi e ai cambiamenti che hanno interessato la scuola e la società. Ha significato, per gli insegnanti di religione, un impegno sostenuto da tanta passione ma faticoso e talvolta poco riconosciuto, spesso anzi sotto i riflettori delle polemiche, come se già non bastassero le difficoltà quotidiane che ben conosce chi deve gestire situazioni scolastiche complesse, relazionarsi a centinaia di allievi, incontrare genitori, collaborare con i colleghi, avendo sempre a cuore le persone. Eppure è anche così, con un servizio quotidiano appassionato nell’ambiente scolastico, caratterizzato scolasticamente senza ambiguità e privo di enfasi, che passa quella testimonianza del Vangelo, “senza vergogna”, richiamata dal Meeting romano. Da Milano in 600 – In occasione del Meeting, alla diocesi di Milano sono stati assegnati 600 posti. Oltre alle iscrizioni raccolte entro il 25 febbraio, raggiunti i 600 posti disponibili, è stata stilata una lista di riserva cui attingere in caso di eventuali rinunce. La Cei paga le spese di viaggio (in pullman); rimangono a carico dei partecipanti le spese dei pasti. Tutti i dettagli del viaggio su www.chiesadimilano.it/irc � –

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