L'originale progetto - fornire un'abitazione a costi accessibili a�chi non riesce ad acquistare o ad affittare a costi di mercato - illustrato recentemente anche all'Arcivescovo

Amanzio POSSENTI
Redazione

Lo chiamano housing sociale, ma per la gente comune ha un significato di più immediata comprensione, ovvero la possibilità di poter utilizzare alloggi moderni e confortevoli. E questo grazie a una precisa finalità – che deriva dall’esperienza cristiana accumulata nel tempo, dal fondatore a oggi – ideata e proposta dalla Banca di Credito Cooperativo – Cassa Rurale di Treviglio, su iniziativa del suo lungimirante presidente Gianfranco Bonacina. Il quale ha recentemente illustrato il progetto “Housing sociale” al cardinal Tettamanzi venuto in visita alla Cassa Rurale in occasione della sua presenza a Treviglio per la Festa del Miracolo.
Il progetto – che stanzia inizialmente 2 milioni e mezzo di euro, destinati a diventare 5 – si propone di dare casa a costi accessibili a quanti non riuscirebbero a sopportare il peso dell’acquisto e nemmeno quello di un affitto a costi di mercato. Gli impegni a questo proposito sono assunti direttamente dalla Cassa Rurale – gioiello creditizio fondato nel 1893 dall’allora teologo don Ambrogio Portaluppi, che operava a Treviglio sulla scia della Rerum Novarum -, nonché dalla Fondazione Cassa Rurale (costituita recentemente, presidente Giampiero Ardenghi) e dalla Seco, la Società edificatrice di case operaie, altra splendida impresa voluta da Portaluppi cent’anni fa. Questi enti hanno già provveduto ad altre importanti iniziative di tipo sociale-caritatevole, come la ristrutturazione della cascina “Corte di sopra” nella frazione Castel Cerreto e l’adeguamento delle “Case operaie” in via Portaluppi, nel cuore della città di inizio Novecento. Lo chiamano housing sociale, ma per la gente comune ha un significato di più immediata comprensione, ovvero la possibilità di poter utilizzare alloggi moderni e confortevoli. E questo grazie a una precisa finalità – che deriva dall’esperienza cristiana accumulata nel tempo, dal fondatore a oggi – ideata e proposta dalla Banca di Credito Cooperativo – Cassa Rurale di Treviglio, su iniziativa del suo lungimirante presidente Gianfranco Bonacina. Il quale ha recentemente illustrato il progetto “Housing sociale” al cardinal Tettamanzi venuto in visita alla Cassa Rurale in occasione della sua presenza a Treviglio per la Festa del Miracolo.Il progetto – che stanzia inizialmente 2 milioni e mezzo di euro, destinati a diventare 5 – si propone di dare casa a costi accessibili a quanti non riuscirebbero a sopportare il peso dell’acquisto e nemmeno quello di un affitto a costi di mercato. Gli impegni a questo proposito sono assunti direttamente dalla Cassa Rurale – gioiello creditizio fondato nel 1893 dall’allora teologo don Ambrogio Portaluppi, che operava a Treviglio sulla scia della Rerum Novarum -, nonché dalla Fondazione Cassa Rurale (costituita recentemente, presidente Giampiero Ardenghi) e dalla Seco, la Società edificatrice di case operaie, altra splendida impresa voluta da Portaluppi cent’anni fa. Questi enti hanno già provveduto ad altre importanti iniziative di tipo sociale-caritatevole, come la ristrutturazione della cascina “Corte di sopra” nella frazione Castel Cerreto e l’adeguamento delle “Case operaie” in via Portaluppi, nel cuore della città di inizio Novecento. Un appuntamento con la solidarietà Quante sono le case nate dall’impegno della Cassa Rurale? Intanto 120, ma passeranno dapprima a 140 per poi salire a 160 e infine approdare a quota 200, almeno a livello di proiezione. Si tratta – lo ribadisce Gianfranco Bonacina – di un appuntamento con la solidarietà, non essendoci limiti nell’aumentare l’impegno della Cassa Rurale per altre case da realizzare. Insomma per ulteriori gesti di solidarietà concreta per chi ha assolutamente bisogno di un alloggio idoneo.Ha sottolineato Bonacina rivolgendosi al cardinale Tettamanzi qualche giorno fa: «Eminenza, la nostra è la risposta alla sua proposta di Fondo anticrisi annunciata in Duomo la notte di Natale». L’Arcivescovo, nella risposta al presidente Bonacina, ha sottolineato il coraggio della solidarietà, che davvero non è mai assente nei criteri, nei programmi e nelle scelte della Cassa Rurale. Una serie di programmi sociali ne caratterizzano l’attività: non solo per l’attenzione intensa offerta alle iniziative socio-caritative sul territorio – la Cassa Rurale è permanentemente presente ogniqualvolta si ha bisogno di un sostegno efficace nella proposta di questo o quel progetto di sanità, di cultura, di efficienza, di stimolo, di partecipazione -, ma anche per l’espansione degli impegni là dove il bisogno chiama, in ogni parte del mondo. È di questi giorni un contributo di 100 mila euro a favore di un Centro educativo in Sierra Leone. Anzi, va aggiunto lo speciale riguardo solidale che la Cassa esercita nei confronti del mondo degli immigrati, che ha sempre trovato risposta rapida negli interventi della Bcc.

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