Il�Papa�ha ricevuto in udienza una delegazione del Gran Rabbinato di Israele. Il Pontefice, che ha auspicato «comprensione reciproca e rispetto» fondati sul «ricco patrimonio spirituale comune», nel prossimo viaggio in Terra Santa pregherà per l'unità e la pace

Rita SALERNO
Redazione

Il dialogo, basato sulla reciproca comprensione e rispetto, «è necessario e possibile, poiché ci riconosciamo in un comune e ricco patrimonio spirituale». Benedetto XVI ha incontrato ieri in un clima cordiale la delegazione del Gran Rabbinato di Israele e della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, sottolineando i valori comuni che stanno alla base delle rispettive tradizioni religiose.
L’udienza mette la parola fine alla crisi scaturita dalle affermazioni dei vescovi lefebvriani che avevano negato l’Olocausto e si colloca nella prospettiva del viaggio di Benedetto XVI in Giordania, Israele, in programma dall’8 al 15 maggio. «Mi sto preparando a visitare la Terra Santa come pellegrino», sottolinea nel suo discorso il Pontefice, precisando che «la mia intenzione è quella di pregare in modo particolare per il prezioso dono dell’unità e della pace sia all’interno della regione che per l’intera famiglia umana».
Il Papa non perde l’occasione di ribadire ai suoi ospiti il personale impegno a far avanzare il dialogo con gli ebrei sulla scia della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, posizione assunta fin dall’inizio del pontificato. E non manca di incoraggiare il lavoro e lo studio portato avanti dal Gran Rabbinato e dalla Commissione vaticana. «La Chiesa – rimarca Benedetto XVI – riconosce che gli inizi della sua fede si trovano nello storico intervento divino nella vita del popolo ebraico» e quindi che «le proprie radici si trovano nella stessa auto-rivelazione di Dio, in cui l’esperienza religiosa del popolo ebraico si nutre». Nel corso dell’udienza, incentrata sui valori comuni delle due tradizioni religiose come la famiglia e l’educazione alla Parola di Dio espressa nella Sacra Scrittura, la delegazione del Rabbinato, guidata da David Rosen presidente dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations, ha avanzato la richiesta che la Shoah possa diventare materia di studio nelle scuole cattoliche. Il dialogo, basato sulla reciproca comprensione e rispetto, «è necessario e possibile, poiché ci riconosciamo in un comune e ricco patrimonio spirituale». Benedetto XVI ha incontrato ieri in un clima cordiale la delegazione del Gran Rabbinato di Israele e della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, sottolineando i valori comuni che stanno alla base delle rispettive tradizioni religiose.L’udienza mette la parola fine alla crisi scaturita dalle affermazioni dei vescovi lefebvriani che avevano negato l’Olocausto e si colloca nella prospettiva del viaggio di Benedetto XVI in Giordania, Israele, in programma dall’8 al 15 maggio. «Mi sto preparando a visitare la Terra Santa come pellegrino», sottolinea nel suo discorso il Pontefice, precisando che «la mia intenzione è quella di pregare in modo particolare per il prezioso dono dell’unità e della pace sia all’interno della regione che per l’intera famiglia umana».Il Papa non perde l’occasione di ribadire ai suoi ospiti il personale impegno a far avanzare il dialogo con gli ebrei sulla scia della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, posizione assunta fin dall’inizio del pontificato. E non manca di incoraggiare il lavoro e lo studio portato avanti dal Gran Rabbinato e dalla Commissione vaticana. «La Chiesa – rimarca Benedetto XVI – riconosce che gli inizi della sua fede si trovano nello storico intervento divino nella vita del popolo ebraico» e quindi che «le proprie radici si trovano nella stessa auto-rivelazione di Dio, in cui l’esperienza religiosa del popolo ebraico si nutre». Nel corso dell’udienza, incentrata sui valori comuni delle due tradizioni religiose come la famiglia e l’educazione alla Parola di Dio espressa nella Sacra Scrittura, la delegazione del Rabbinato, guidata da David Rosen presidente dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations, ha avanzato la richiesta che la Shoah possa diventare materia di studio nelle scuole cattoliche. La lettera sui lefebvriani Sempre ieri è stata diffusa la lettera indirizzata da Benedetto XVI ai vescovi della Chiesa cattolica sui lefebvriani. Un documento di quattro pagine per chiarire una vicenda – scrive il Papa – che «ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa Cattolica una discussione di una tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata». Benedetto XVI parla delle «perplessità» di molti vescovi di fronte alla revoca della scomunica e riguardo alla sua urgenza e alla sua convenienza. Alcuni gruppi invece – si legge nel testo – hanno accusato «apertamente il Papa di voler tornare indietro, a prima del Concilio» scatenando «una valanga di proteste», la cui amarezza ha rivelato vecchie ferite. «Una disavventura per me imprevedibile – afferma il Papa – è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica». Così, «il gesto discreto di misericordia verso quattro Vescovi, ordinati validamente, ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come la smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei» voluta dal Concilio e «fin dall’inizio – spiega il Pontefice – obiettivo del mio personale lavoro teologico». Il viaggio in Terra Santa – «Dall’8 al 15 maggio compirò un pellegrinaggio in Terra Santa per domandare al Signore, visitando i luoghi santificati dal suo passaggio terreno, il prezioso dono dell’unità e della pace per il Medio Oriente e per l’intera umanità». All’Angelus di domenica scorsa Benedetto XVI ha annunciato il suo prossimo viaggio apostolico in Terra Santa. «Sin d’ora – ha aggiunto – conto sul sostegno spirituale di tutti voi, perché Iddio mi accompagni e ricolmi delle sue grazie quanti incontrerò sui miei passi». Il Papa si recherà ad Amman, Gerusalemme, Betlemme e Nazareth». –

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