Dall'8 al 15 maggio il Papa sarà pellegrino di pace in Giordania, in Israele e nei Territori palestinesi, in un viaggio ricco di implicazioni civili, ecumeniche e interreligiose

Rita SALERNO
Redazione

Un viaggio dalle numerose implicazioni: il pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa dall’8 al 15 maggio ha, prima di tutto, «notevole importanza ecumenica e interreligiosa». A ribadirlo è padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.
Come Paolo VI e Giovanni Paolo II, Benedetto XVI vivrà un momento molto atteso e lungamente desiderato del suo pontificato. Un pellegrinaggio alle sorgenti della fede, scandito da eventi religiosi e incontri civili, allo scopo – dichiarato anche nel corso del Regina Caeli di domenica scorsa – di «confermare e incoraggiare i cristiani di Terra Santa» che vivono non da oggi momenti difficili. In questo senso, la partecipazione del Successore di Pietro a tre cerimonie di posa delle prime pietre di edifici di culto acquisterà un rilievo del tutto speciale, perché segno di una Chiesa desiderosa di svilupparsi e di crescere.
L’altra intenzione primaria è quella – sono parole di Benedetto XVI richiamate da padre Lombardi – di farsi «pellegrino di pace, nel nome dell’unico Dio che è Padre di tutti, testimoniando l’impegno della Chiesa cattolica a sostegno di chi si sforza di praticare il dialogo e la riconciliazione, per giungere a una pace stabile e duratura nella giustizia e nel rispetto reciproco».
Il viaggio toccherà Giordania, Israele e Territori palestinesi, inserendosi in un contesto religioso e civile reso ancor più complicato dopo il conflitto di Gaza. Le ultime incognite sono legate al nuovo governo di Israele, alle divisioni politiche tra i palestinesi (con il rinvio delle elezioni previste in gennaio), alle tensioni verso l’Iran e alla politica del nuovo presidente americano Obama.
Un atto di coraggio e di speranza, l’ha definito padre Lombardi: «È un complesso di situazioni in movimento e anche di tensioni, in cui il viaggio del Papa si presenta come un atto di speranza e di fiducia di poter dare un contributo per la pace e per la riconciliazione. Mi sembra un atto anche decisamente coraggioso e una bella testimonianza di impegno per portare messaggi di pace e di riconciliazione anche in situazioni non facili».
Nel corso di otto intense giornate il Papa incontrerà il Re di Giordania, il Presidente e il Primo ministro israeliano e il Presidente palestinese. Ma si fermerà a colloquio anche con i leader e con i fedeli di sei riti cattolici e di altre confessioni cristiane, oltre che con i capi religiosi dell’ebraismo e dell’islamismo. Si recherà sulla spianata delle Moschee e visiterà il Muro Occidentale, andrà tra i profughi palestinesi a Betlemme e farà visita al Mausoleo di Yad Vashem a Gerusalemme, per rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto e ascoltare la testimonianza di sei sopravvissuti. Non farà sosta al Museo storico, ma lascerà un biglietto nelle fessure del Muro del Pianto, ripetendo il gesto compiuto da Giovanni Paolo II nel 2000.
La visita più impegnativa del pontificato di Benedetto XVI è certamente un atto di fede, nel quale Papa Ratzinger si pone sulle orme di Paolo VI, che proprio in Terra Santa compì il primo viaggio internazionale dei Papi dell’era moderna e inaugurò la stagione dell’ecumenismo incontrando il Patriarca Athenagora. Un viaggio dalle numerose implicazioni: il pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa dall’8 al 15 maggio ha, prima di tutto, «notevole importanza ecumenica e interreligiosa». A ribadirlo è padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.Come Paolo VI e Giovanni Paolo II, Benedetto XVI vivrà un momento molto atteso e lungamente desiderato del suo pontificato. Un pellegrinaggio alle sorgenti della fede, scandito da eventi religiosi e incontri civili, allo scopo – dichiarato anche nel corso del Regina Caeli di domenica scorsa – di «confermare e incoraggiare i cristiani di Terra Santa» che vivono non da oggi momenti difficili. In questo senso, la partecipazione del Successore di Pietro a tre cerimonie di posa delle prime pietre di edifici di culto acquisterà un rilievo del tutto speciale, perché segno di una Chiesa desiderosa di svilupparsi e di crescere.L’altra intenzione primaria è quella – sono parole di Benedetto XVI richiamate da padre Lombardi – di farsi «pellegrino di pace, nel nome dell’unico Dio che è Padre di tutti, testimoniando l’impegno della Chiesa cattolica a sostegno di chi si sforza di praticare il dialogo e la riconciliazione, per giungere a una pace stabile e duratura nella giustizia e nel rispetto reciproco».Il viaggio toccherà Giordania, Israele e Territori palestinesi, inserendosi in un contesto religioso e civile reso ancor più complicato dopo il conflitto di Gaza. Le ultime incognite sono legate al nuovo governo di Israele, alle divisioni politiche tra i palestinesi (con il rinvio delle elezioni previste in gennaio), alle tensioni verso l’Iran e alla politica del nuovo presidente americano Obama.Un atto di coraggio e di speranza, l’ha definito padre Lombardi: «È un complesso di situazioni in movimento e anche di tensioni, in cui il viaggio del Papa si presenta come un atto di speranza e di fiducia di poter dare un contributo per la pace e per la riconciliazione. Mi sembra un atto anche decisamente coraggioso e una bella testimonianza di impegno per portare messaggi di pace e di riconciliazione anche in situazioni non facili».Nel corso di otto intense giornate il Papa incontrerà il Re di Giordania, il Presidente e il Primo ministro israeliano e il Presidente palestinese. Ma si fermerà a colloquio anche con i leader e con i fedeli di sei riti cattolici e di altre confessioni cristiane, oltre che con i capi religiosi dell’ebraismo e dell’islamismo. Si recherà sulla spianata delle Moschee e visiterà il Muro Occidentale, andrà tra i profughi palestinesi a Betlemme e farà visita al Mausoleo di Yad Vashem a Gerusalemme, per rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto e ascoltare la testimonianza di sei sopravvissuti. Non farà sosta al Museo storico, ma lascerà un biglietto nelle fessure del Muro del Pianto, ripetendo il gesto compiuto da Giovanni Paolo II nel 2000.La visita più impegnativa del pontificato di Benedetto XVI è certamente un atto di fede, nel quale Papa Ratzinger si pone sulle orme di Paolo VI, che proprio in Terra Santa compì il primo viaggio internazionale dei Papi dell’era moderna e inaugurò la stagione dell’ecumenismo incontrando il Patriarca Athenagora. Per seguire il viaggio – In occasione della visita del Papa in Terra Santa le edizioni Terrasanta lanciano sul sito www.terrasanta.net una sezione dedicata dal titolo “Benedetto XVI – Pellegrino in Terra Santa”, curato dalla redazione milanese della rivista e da inviati in Giordania, Israele e Palestina. A disposizione schede storiche, archeologiche e materiale fotografico dei siti e dei luoghi santi che il Papa visiterà, interviste agli esponenti della Chiesa locale, a opinion leader arabo-cristiani e a semplici credenti che vivono in Terra Santa, nonché la cronaca quotidiana della visita del Papa. – Martini presenta le tappe – Il pellegrinaggio di Benedetto XVI avrà un commentatore d’eccezione sul sito della Rai: il cardinale Carlo Maria Martini. A Gallarate l’Arcivescovo emerito di Milano ha registrato con la giornalista Donatella Negri sette brevi editoriali (della durata variabile da un minuto a due), a sottolineare il significato delle tappe del Pontefice: Monte Nebo, Stadio di Amman, Yad Vaschem, Cupola della Roccia e Muro del Pianto, Betlemme, Nazareth, Santo Sepolcro. Un itinerario dello spirito fra i drammi dei popoli di tre religioni chiamate a gettare ponti di pace e di dialogo. Gli editoriali del cardinale Martini saranno inseriti giorno per giorno su http://raivaticano.blog.rai.it �qui nel nostro blog. Il primo sarà on line dalle 7 di sabato 9 maggio. Saranno fruibili fino alle 10 di lunedì 18 maggio

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