Un excursus attraverso alcuni testi della Sacra Scrittura alla scoperta dei fondamenti e della bellezza dell'esistenza

Don Giovanni GIAVINI
Redazione

E’ notissima la stupenda pagina che fa da ouverture alla sacra Scrittura ebraico-cristiana: Gen 1. Con il linguaggio di antichi miti poetici orientali, piuttosto pessimistici su dei e uomini oltre che politeisti, essa canta la potenza del Dio vivo, vero e unico, che, senza alcuna lotta con altre divinità cattive o mostruose, anzi con il solo suo «disse» e con la forza del suo «spirito aleggiante (come vento) sulle acque», crea tutto bello e buono (noi potremmo dire che diede origine al famoso Big-Bang, se ci fu) e lo crea per l’uomo, per la coppia umana! In questa sola infatti non riecheggia soltanto il «disse» o «parola» del Creatore, ma anche una sua «immagine e somiglianza», assai più che nella luce, nel sole o nella luna o nelle stelle (spesso considerate divinità da adorare e servire) o in fiori e animali (anche questi a volte divinizzati).
Dunque la vita, già quella fisica, di ogni creatura e specialmente quella umana è realtà bella e buona, benché non divina e da vivere come un dono e una responsabilità. Non divina: appare anche dal fatto che la stessa coppia umana appartiene a «un giorno con mattina e sera», che passa; però è orientata e chiamata al «settimo giorno», al «sabato», alla festa «senza sera e mattina» del…dopo-lavoro del Creatore, che, sottinteso, ci chiederà conto dell’uso che avremo fatto dei suoi doni.

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