Ieri, presso la parrocchia Maria Regina Pacis, il cardinale Tettamanzi ha celebrato la messa a conclusione della visita pastorale. Secondo le statistiche, è il quartiere cittadino che vanta la maggiore presenza di "capelli grigi" della città. Numerose le iniziative di sostegno delle comunità cristiane, che però non dimenticano i giovani. Parla il decano, don Vittorino Zoia

Cristina CONTI
Redazione

Decanato Gallaratese, zona nord-ovest di Milano. Un centro abitato nato tra gli anni Sessanta e Settanta, ricco di giardini e zone verdi. Ieri, presso la parrocchia Maria Regina Pacis, il cardinale Tettamanzi ha celebrato la Messa a conclusione della visita pastorale decanale.
Secondo le statistiche, il Gallaratese è il quartiere che ha la maggiore presenza di anziani di tutta la città. Ma chi sono le persone che vivono in questa zona e quali sono i problemi che affrontano ogni giorno? Lo abbiamo chiesto al decano don Vittorino Zoia.

Quali sono le caratteristiche della vostra zona?
Siamo in tutto sei parrocchie, realtà di recente costruzione. Ognuna ha esperienze che riguardano la vita ecclesiale, tra cui un corso biblico che quest’anno sarà dedicato a San Paolo. In particolar modo poi sono molto presenti iniziative di solidarietà: dalla Caritas, alla San Vincenzo, ai centri d’ascolto.

È forte da voi la presenza degli immigrati?
Siamo molto vicini a Molino Dorino e a via Triboniano, aree note alla cronaca per la presenza di numerosi immigrati irregolari. Iniziative del Comune e della Caritas hanno migliorato la situazione e hanno assicurato un maggiore controllo. Nelle nostre comunità la presenza degli immigrati c’è, ma non è così forte come accade, invece, in altre zone della città. Si nota, ma non si impone. Le parrocchie sono attente a queste persone con percorsi di solidarietà. Gli stranieri partecipano alla vita della comunità e grazie alle recenti visite natalizie abbiamo avuto modo di parlare con immigrati appartenenti anche a religioni diverse.

Com’è, invece, la situazione anziani? Sono molto presenti? E su quale tipo di servizi possono contare?
Secondo le statistiche del Comune il nostro quartiere è il più vecchio della città. Cerchiamo di tenere la situazione sotto controllo attraverso le celebrazioni liturgiche, i centri d’ascolto e la San Vincenzo. I sacerdoti con le visite ai malati e quelle natalizie, insieme ai ministri straordinari dell’Eucaristia tendono a monitorare le persone che sono più sole. C’è molta solidarietà all’interno dei condomini e delle singole scale, ma c’è anche molta paura dell’altro. Truffe, rapine, storie di cronaca nera che non si leggono solo sulle pagine dei giornali, ma che si sentono raccontare anche dalle famiglie.

In una realtà dove la popolazione anziana è tanto presente, com’è la vita dei giovani? Esistono attività dedicate a loro?
Gli oratori prestano molta attenzione ai ragazzi nella fascia d’età in cui vengono celebrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana. La catechesi è molto seguita e anche le iniziative ludiche. I genitori apprezzano molto l’oratorio estivo che ogni anno è sempre più frequentato. La fascia più problematica è quella di adolescenti e giovani: non sono molti, ma sono la vera sfida dei prossimi anni.

Come mai?
Le nostre comunità, come dicevo, sono molto giovani. Mancano punti di riferimento, una storia di iniziative a cui rifarsi. Altrimenti c’è il rischio della dispersione e dunque che persone che hanno sempre seguito le attività possano progressivamente allontanarsi dalla vita della parrocchia. Per questo nel prossimo futuro occorrerà un maggiore impegno e anche più passione. Sono caratteristiche che già esistono tra gli animatori, ma bisognerà rinnovarli.

Si sente molto parlare della crisi economica. Da voi come viene vissuta?
Èvero. Quando si parla con la gente si sente spesso parlare di crisi. Ma a mio avviso per ora non si vede. Certo molti, soprattutto giovani, si lamentano per il lavoro precario e per la difficoltà a trovare un’occupazione. Il livello di vita è però ancora dignitoso. Spesso qualcuno viene in parrocchia a chiedere un sostegno o un’indicazione. Il più delle volte si tratta di donne che chiedono se ci sono persone anziane da accudire. Nella nostra zona ci sono poche aziende. C’è il Centro Commerciale Bonola che è molto grande, ma più di tanto non può assorbire. Dal punto di vista dell’indebitamento, invece, ci sono sicuramente situazioni molto difficili in cui si fa davvero fatica ad affrontare tante rate e ad arrivare alla fine del mese. La crisi, insomma, si inizia a sentire, anche se ancora non si è arrivati a un livello particolarmente duro. Devo sottolineare, in particolare, che è stata accolta in modo molto positivo l’iniziativa del Fondo famiglia-lavoro voluta dall’Arcivescovo e su questo stiamo cercando di capire quali sono le situazioni che ne hanno più bisogno. Decanato Gallaratese, zona nord-ovest di Milano. Un centro abitato nato tra gli anni Sessanta e Settanta, ricco di giardini e zone verdi. Ieri, presso la parrocchia Maria Regina Pacis, il cardinale Tettamanzi ha celebrato la Messa a conclusione della visita pastorale decanale. Secondo le statistiche, il Gallaratese è il quartiere che ha la maggiore presenza di anziani di tutta la città. Ma chi sono le persone che vivono in questa zona e quali sono i problemi che affrontano ogni giorno? Lo abbiamo chiesto al decano don Vittorino Zoia.Quali sono le caratteristiche della vostra zona?Siamo in tutto sei parrocchie, realtà di recente costruzione. Ognuna ha esperienze che riguardano la vita ecclesiale, tra cui un corso biblico che quest’anno sarà dedicato a San Paolo. In particolar modo poi sono molto presenti iniziative di solidarietà: dalla Caritas, alla San Vincenzo, ai centri d’ascolto.È forte da voi la presenza degli immigrati?Siamo molto vicini a Molino Dorino e a via Triboniano, aree note alla cronaca per la presenza di numerosi immigrati irregolari. Iniziative del Comune e della Caritas hanno migliorato la situazione e hanno assicurato un maggiore controllo. Nelle nostre comunità la presenza degli immigrati c’è, ma non è così forte come accade, invece, in altre zone della città. Si nota, ma non si impone. Le parrocchie sono attente a queste persone con percorsi di solidarietà. Gli stranieri partecipano alla vita della comunità e grazie alle recenti visite natalizie abbiamo avuto modo di parlare con immigrati appartenenti anche a religioni diverse.Com’è, invece, la situazione anziani? Sono molto presenti? E su quale tipo di servizi possono contare? Secondo le statistiche del Comune il nostro quartiere è il più vecchio della città. Cerchiamo di tenere la situazione sotto controllo attraverso le celebrazioni liturgiche, i centri d’ascolto e la San Vincenzo. I sacerdoti con le visite ai malati e quelle natalizie, insieme ai ministri straordinari dell’Eucaristia tendono a monitorare le persone che sono più sole. C’è molta solidarietà all’interno dei condomini e delle singole scale, ma c’è anche molta paura dell’altro. Truffe, rapine, storie di cronaca nera che non si leggono solo sulle pagine dei giornali, ma che si sentono raccontare anche dalle famiglie.In una realtà dove la popolazione anziana è tanto presente, com’è la vita dei giovani? Esistono attività dedicate a loro?Gli oratori prestano molta attenzione ai ragazzi nella fascia d’età in cui vengono celebrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana. La catechesi è molto seguita e anche le iniziative ludiche. I genitori apprezzano molto l’oratorio estivo che ogni anno è sempre più frequentato. La fascia più problematica è quella di adolescenti e giovani: non sono molti, ma sono la vera sfida dei prossimi anni.Come mai?Le nostre comunità, come dicevo, sono molto giovani. Mancano punti di riferimento, una storia di iniziative a cui rifarsi. Altrimenti c’è il rischio della dispersione e dunque che persone che hanno sempre seguito le attività possano progressivamente allontanarsi dalla vita della parrocchia. Per questo nel prossimo futuro occorrerà un maggiore impegno e anche più passione. Sono caratteristiche che già esistono tra gli animatori, ma bisognerà rinnovarli.Si sente molto parlare della crisi economica. Da voi come viene vissuta?Èvero. Quando si parla con la gente si sente spesso parlare di crisi. Ma a mio avviso per ora non si vede. Certo molti, soprattutto giovani, si lamentano per il lavoro precario e per la difficoltà a trovare un’occupazione. Il livello di vita è però ancora dignitoso. Spesso qualcuno viene in parrocchia a chiedere un sostegno o un’indicazione. Il più delle volte si tratta di donne che chiedono se ci sono persone anziane da accudire. Nella nostra zona ci sono poche aziende. C’è il Centro Commerciale Bonola che è molto grande, ma più di tanto non può assorbire. Dal punto di vista dell’indebitamento, invece, ci sono sicuramente situazioni molto difficili in cui si fa davvero fatica ad affrontare tante rate e ad arrivare alla fine del mese. La crisi, insomma, si inizia a sentire, anche se ancora non si è arrivati a un livello particolarmente duro. Devo sottolineare, in particolare, che è stata accolta in modo molto positivo l’iniziativa del Fondo famiglia-lavoro voluta dall’Arcivescovo e su questo stiamo cercando di capire quali sono le situazioni che ne hanno più bisogno. – La Casa Famiglia Gerico – La scheda – Il decanato Gallaratese di Milano è popolato da oltre 36 mila abitanti. È costituito da sei parrocchie: quattro con preti diocesani e due con religiosi rosminiani e betharramiti. Si tratta di Sant’Ilario, Maria Regina Pacis, San Romano, San Giovanni Battista in Trenno, Santi Martiri Anauniesi e San Leonardo da Porto Maurizio. –

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