Il Vicario di zona monsignor Cattaneo: «In pochi mesi aveva lasciato tracce significative, i suoi parrocchiani erano molto soddisfatti di lui». Uno stretto collaboratore: «Una persona squisita, con doti organizzative straordinarie»

Filippo MAGNI
Redazione

«Questa mattina mi sono recato nella chiesa parrocchiale di Giussano alle 8 e non sono riuscito ad andare via prima delle 11.30: sono passate più di 400 persone a pregare per don Silvano, parroco in città da pochi mesi, ma amato come se fosse lì da decenni». Secondo il vicario episcopale per la zona di Monza monsignor Armando Cattaneo, sono questi segni a dare la misura dei rapporti che don Caccia sapeva creare. «Ho visto una commozione e un affetto stupefacenti, davvero da non credere…», sottolinea Cattaneo, che ha passato la notte con la famiglia del sacerdote.
Don Caccia era stato destinato alla Comunità pastorale San Paolo di Giussano nello scorso mese di settembre. Una realtà complessa, che riunisce quattro grandi parrocchie sotto la guida di un unico parroco. «Don Silvano era consapevole del faticoso lavoro di unione cui era stato chiamato – prosegue il vicario -, ma era soddisfatto dei passi che la comunità stava compiendo. Questa mattina, però, mi sono accorto che non solo lui era soddisfatto del lavoro svolto, ma che soprattutto erano i suoi parrocchiani a essere soddisfatti di lui».
Piero Gallo, membro del Consiglio pastorale di Giussano, ha vissuto per mesi a stretto contatto con don Caccia per aiutarlo a entrare nella nuova comunità. «Era una persona squisita, con doti organizzative straordinarie – dice -: si è buttato nel suo nuovo compito di parroco con volontà, dinamismo e passione». E con lo spirito di «farsi sempre in quattro per servire al meglio la sua comunità: con queste doti don Silvano è entrato nel cuore dei giussanesi».
La presenza del sacerdote non mancava nei momenti di difficoltà: «Quando è morta mia madre don Silvano mi è stato a lungo vicino – racconta una parrocchiana -: non ho mai visto un prete seguire così una famiglia in difficoltà». Un prete «speciale», dicono in tanti. «L’Arcivescovo aveva scelto bene per Giussano», aggiungono.
«In pochi mesi – conclude monsignor Cattaneo – don Caccia ha lasciato tracce significative, ha saputo creare legami, tanto che, alla notizia della sua morte, i parrocchiani si sono riuniti in chiesa a pregare come quando si piange un fratello». «Questa mattina mi sono recato nella chiesa parrocchiale di Giussano alle 8 e non sono riuscito ad andare via prima delle 11.30: sono passate più di 400 persone a pregare per don Silvano, parroco in città da pochi mesi, ma amato come se fosse lì da decenni». Secondo il vicario episcopale per la zona di Monza monsignor Armando Cattaneo, sono questi segni a dare la misura dei rapporti che don Caccia sapeva creare. «Ho visto una commozione e un affetto stupefacenti, davvero da non credere…», sottolinea Cattaneo, che ha passato la notte con la famiglia del sacerdote.Don Caccia era stato destinato alla Comunità pastorale San Paolo di Giussano nello scorso mese di settembre. Una realtà complessa, che riunisce quattro grandi parrocchie sotto la guida di un unico parroco. «Don Silvano era consapevole del faticoso lavoro di unione cui era stato chiamato – prosegue il vicario -, ma era soddisfatto dei passi che la comunità stava compiendo. Questa mattina, però, mi sono accorto che non solo lui era soddisfatto del lavoro svolto, ma che soprattutto erano i suoi parrocchiani a essere soddisfatti di lui».Piero Gallo, membro del Consiglio pastorale di Giussano, ha vissuto per mesi a stretto contatto con don Caccia per aiutarlo a entrare nella nuova comunità. «Era una persona squisita, con doti organizzative straordinarie – dice -: si è buttato nel suo nuovo compito di parroco con volontà, dinamismo e passione». E con lo spirito di «farsi sempre in quattro per servire al meglio la sua comunità: con queste doti don Silvano è entrato nel cuore dei giussanesi».La presenza del sacerdote non mancava nei momenti di difficoltà: «Quando è morta mia madre don Silvano mi è stato a lungo vicino – racconta una parrocchiana -: non ho mai visto un prete seguire così una famiglia in difficoltà». Un prete «speciale», dicono in tanti. «L’Arcivescovo aveva scelto bene per Giussano», aggiungono.«In pochi mesi – conclude monsignor Cattaneo – don Caccia ha lasciato tracce significative, ha saputo creare legami, tanto che, alla notizia della sua morte, i parrocchiani si sono riuniti in chiesa a pregare come quando si piange un fratello».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi