Redazione

Nella città dove hanno sede diverse corti internazionali
e ambasciate, la chiesa cattolica del Salvatore è gremita
da nordamericani e asiatici, africani e latini. I bambini
si vestono da Magi e portano i loro doni al presepe.
Ma anche il “taglio” dell’omelia comporta uno sforzo particolare,
per andare incontro al vissuto di chi viene dall’India
o dal Vietnam, dalla Croazia o dal Perù, ed essere compreso

di Giorgio Acquaviva

11.01.08

L’Aja, Paesi Bassi. Festività dell’Epifania nella chiesa del Salvatore, parrocchia cattolica internazionale per coloro che parlano e capiscono l’inglese.

L’Aja è per definizione città multietnica e internazionale: qui sono le ambasciate dei Paesi che hanno rapporti diplomatici con l’Olanda; qui hanno sede diverse Corti internazionali. E infatti i banchi della chiesa sono pieni di visi nordamericani e asiatici, africani e latini. Frotte di bambini di tutte le età vengono smistati: i più piccoli in una sala-giochi; i più grandicelli vengono presi in carico da catechisti/e. Ma all’Epifania bambini e bambine dai 5 anni in su sono stati invitati a presentarsi vestiti da re-regina-principe-principessa, per rendere concreto e vissuto l’arrivo dei Magi a Betlemme.

Il parroco – padre Sjaak de Beer, con un passato da missionario in America Latina – fa il suo ingresso accompagnato da (sorpresa!) 4 magi, tre maschietti e una bambina, dalle fattezze molto diverse. Ciascuno porta un dono al presepe.

Durante tutta la liturgia della Parola, i ragazzi più grandi lavorano con catechisti e catechiste a preparare il loro “dono” per il Bambino. Letture, salmo, canti, alleluia, Vangelo, omelia. Tutto ovviamente secondo il rito. Altrettanto ovvio è il “taglio” del discorso, che comporta uno sforzo particolare, dal momento che deve andare incontro al vissuto di chi viene dall’India o dal Vietnam, dalla Croazia o dal Perù e possibilmente deve venire compreso.

All’offertorio tornano bambini e bambine con i loro disegni e li pongono davanti alla culla.
Consacrazione. Comunione: praticamente tutti vanno a prendere le due specie; ci sono cinque punti di distribuzione per i circa 500 fedeli. C’è chi, prima di accettare l’ostia, si inginocchia e chiede una benedizione. Al termine tutti vengono invitati a fermarsi dopo la messa per bere un caffè insieme e chiacchierare dell’andamento della parrocchia.

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