L'appuntamento di Lissone è una svolta: la preghiera per le vocazioni si svolgerà ogni anno in una diversa zona pastorale


Redazione

03/04/2008

di Ylenia SPINELLI

Anche quest’anno, in occasione della 45ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, sarà celebrata una veglia diocesana alla presenza dell’Arcivescovo. L’appuntamento – organizzato dal Centro Diocesano Vocazioni, da pochi mesi diretto da don Alberto Colombo – è fissato per venerdì 11 aprile a Lissone, presso la parrocchia di Santa Maria Assunta.

«Quest’anno abbiamo deciso di spostare la veglia alla periferia di Milano – spiega don Alberto – per cercare di coinvolgere più parrocchie del territorio e per valorizzare certi vissuti e certe storie di vocazione, inserendole in una realtà concreta precisa». L’idea è quella di proseguire anche in futuro su questa strada, organizzando la veglia di volta in volta in una diversa zona pastorale.

Altra novità di quest’anno è il coinvolgimento dei ragazzi in un momento di preghiera e gioco pomeridiano con cena al sacco, in attesa dell’arrivo del cardinale Tettamanzi, previsto per le 20.45. «L’invito è rivolto a tutti i chierichetti – ci tiene a sottolineare don Alberto -, in particolare a quelli del decanato di Lissone e dei paesi limitrofi».

Il pomeriggio vocazionale è stato organizzato dall’Équipe di Pastorale Vocazionale del Seminario, con il contributo di tre seminaristi originari della parrocchia di Santa Maria Assunta, molto ricca di vocazioni. Ma l’intera giornata ha visto il coinvolgimento nei preparativi di più persone, dal decano di Lissone, don Norberto Donghi, ai sacerdoti, ai coadiutori e alle religiose delle varie parrocchie.

«Lo scopo della veglia diocesana – spiega don Alberto – è quello di pregare non soltanto perché il Signore faccia dono di un maggior numero di vocazioni sacerdotali o religiose, di cui ultimamente c’è tanto bisogno, ma soprattutto perché ciascun giovane scopra qual è la strada che può renderlo più felice nella vita, ritrovando nella relazione con Gesù l’origine della propria vocazione. Non dobbiamo infatti dimenticare che all’origine della vita cristiana c’è una chiamata, un dono che non dipende da noi, di fronte al quale non possiamo che dire il nostro grazie».

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