I segni della vocazione devono corrispondere al disegno di Dio su chi si sente chiamato. Una vocazione è vera quando risponde al desiderio di Dio


Redazione

11/04/2008

di Severino PAGANI
Vicario episcopale per la Pastorale giovanile

L’idea di dedicarsi completamente al Signore prima o poi nella vita viene a molti giovani. Non tutti però la portano a compimento. In realtà questo non deve destare meraviglia, perché già la nascita di questa intuizione esige di essere interpretata nella sua verità. Infatti a volte può essere semplicemente il momentaneo bisogno di unificare la vita in un ideale molto alto, ma subito questo bisogno viene meno; altre volte può esprimere il desiderio di una relazione assoluta, capace veramente di dare pace alle proprie esigenze di affetto o alla propria disponibilità al dono; altre volte potrebbe ancora indicare la necessità di una relazione profonda che non trova interlocutori significativi in un uomo o in una donna che sia compagno o compagna per la vita.

Queste motivazioni sono di volta in volta parziali e insufficienti, anche se intensamente reali: dicono qualcosa circa i grandi desideri dell’uomo e della donna, manifestano esigenze irrinunciabili, tuttavia non sono radicate nell’unica irrinunciabile motivazione, che consiste nell’obbedienza alla volontà di Dio e in un’autentica missione nella Chiesa. I segni della vocazione devono corrispondere al disegno di Dio su di chi si sente chiamato. Una vocazione è vera quando risponde al desiderio di Dio.

La verità di una vocazione di particolare consacrazione nasce da un profondissimo e singolare rapporto con Dio. Spesso, all’inizio, il giovane intuisce dapprima una parola che risuona come invito; poi si fa più chiara e diventa una possibilità, successivamente diventa a poco a poco qualcosa di più convincente e alla fine si trasforma in una decisione. Questo movimento è sempre accompagnato da una seria esperienza di preghiera, da un rinnovato impegno di carità, dall’assunzione di più precise responsabilità e dalla presenza di una guida che accompagna.

L’origine di ogni vocazione è la comunità cristiana. Infatti il dono della vocazione, perché di dono si tratta, viene dalla grazia di Dio e germoglia nella comunità dei credenti. Così come la fede viene dalla fede, solo le persone vicine a Dio sanno comunicare gli appelli di Dio. In una parrocchia o in un gruppo dove si prega e si perdona, dove si soffre e si ascolta il Signore, dove si è capaci di autentiche “offerte”, lì certamente possono nascere delle vocazioni di particolare consacrazione e in modo particolare al ministero sacerdotale.

Nella sua comunità il giovane deve trovare un clima spiritualmente vivace: gente di fede, libera, fiduciosa, capace di promuovere esperienze che fanno conoscere Dio, persone che sanno favorire la vicinanza ai disagi e alle sofferenze degli uomini, gente che crede all’intelligenza, alla consolazione, alla fatica, alla pace del cuore.

Un giovane deve trovare l’esempio di famiglie cristiane, alle quali sta a cuore la missione della Chiesa, a tal punto da desiderare per essa la dedizione completa e definitiva di un figlio, di una figlia, di un amico. Al contrario, se ci sono famiglie paurose di perdere qualcosa di grande, piene di difficoltà, di timori, di problemi di fronte alla chiamata del Signore, allora è più difficile che nascano delle vocazioni.

Discernere una vocazione è un compito difficile. Capire che cosa chiede il Signore è un’avventura sorprendente, che va intrapresa e sostenuta mediante criteri obiettivi, che si possono raccogliere in due ordini di considerazioni: l’uno sul versante del soggetto e l’altro sul versante della missione.

I criteri di discernimento sul versante del soggetto sono volti a esprimere il reale consenso di chi si sente chiamato. In questo senso la vocazione è un desiderio. La verità della conoscenza di sé e dei propri progetti deve poi ricomporsi in una pace interiore e in una reale serenità della vita.

Questo desiderio viene coltivato nella preghiera, è verificato sul proprio comportamento morale, è ricercato attraverso una costruzione armonica della propria personalità, si manifesta in una profonda unità della vita e in una reale esperienza di gioia. Il Signore diventa un interlocutore quotidiano, si dipende dalla sua Parola, ci si alimenta ai suoi insegnamenti, ci si sente ordinati in ogni espressione della propria vita e del proprio lavoro. Nell’esperienza quotidiana si diventa più produttivi, senza reticenze, senza pigrizie. Il desiderio di una vita per il Signore restituisce la verità di se stessi.

Sul versante oggettivo, quello della missione, la vocazione richiede un esplicito riconoscimento da parte della Chiesa. In questo senso la vocazione è una idoneità, cioè un essere realmente adatto per una missione nella Chiesa.

La vocazione personale con Gesù Cristo, anima di ogni vocazione, e il servizio disinteressato e adeguato alla comunità esprimono il duplice versante di un orientamento vocazionale. Questi due aspetti sono saldamente tenuti insieme dallo Spirito di Gesù, lo Spirito santo, il quale da un lato non permette di smarrire la memoria del Signore e dall’altro anima e fa vivere la sua Chiesa.

Per questo il criterio sintetico capace di riconoscere una vocazione sarà sempre un criterio spirituale, cioè quello che emerge da una vera esperienza di vita spirituale, da una sincera ricerca della santità. Proprio in questa esperienza nello spirito del Signore si può rispondere alla volontà del Padre che è un disegno di salvezza.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi