La testimonianza dell'oratorio di Rescaldina, da 35 anni in tenda


Redazione

28/07/2008

L’esperienza del campeggio per i ragazzi e le ragazze di Rescaldina, da oltre 35 anni, fa parte a pieno titolo della proposta educativa dell’oratorio Don Bosco, una tradizione che nel tempo ha saputo rinnovarsi per rimanere uno strumento adeguato alle esigenze formative degli adolescenti. «Quest’anno abbiamo la gioia di accogliere a Valtournenche il nostro Arcivescovo – ci dice don Carlo Rossini -: è un segno bello per i ragazzi che hanno l’occasione di vederlo da vicino, è un momento significativo per gli educatori, le religiose e i sacerdoti coinvolti che apprezzano ancora di più il mandato educativo ricevuto dalla Chiesa».

Il campeggio offre ai ragazzi la possibilità di vivere a stretto contatto per alcuni giorni. È un’occasione per conoscersi meglio e per fare nuove amicizie nella condivisione totale del tempo, dei luoghi e delle iniziative. Ma richiede l’esigenza di lasciare molte sicurezze per affrontare un’avventura nuova: «Per i nostri ragazzi – conferma don Rossini – è sempre più difficile abbandonare le comodità e le abitudini di casa, insieme a tutto ciò che li circonda e da cui sono in qualche modo dipendenti, ma poi scoprono, anche grazie a questa esperienza, che ciò che è davvero importante per una vita felice è ben altro!»

Durante l’esperienza del campeggio, inoltre, ogni ragazzo ha davvero la possibilità di sentirsi al centro dell’attenzione, più che all’oratorio estivo frequentato da tante persone e con esigenze talmente diverse da rendere difficile una proposta di crescita davvero incisiva e personale. E poi c’è la proposta spirituale, vero centro di ogni attività oratoriana.

«Nei nostri campeggi la parola di Gesù è sicuramente ascoltata, pregata e meditata, ma soprattutto è vissuta, “respirata” – conclude don Rossini -: i ragazzi respirano aria di Vangelo quando vedono i loro animatori al loro servizio, quando vedono gli adulti volontari che portano avanti i loro lavori con il sorriso sulle labbra, quando ascoltano sempre una parola buona da parte di tutti. Imparano a riconoscere la presenza del Signore nella natura e nel clima che spesso condiziona le attività del campo. Diventano loro stessi parte di questo “lieto annuncio” quando vivono con disponibilità ciò che viene loro proposto, quando riempiono di gioia e di canto ogni momento della giornata, quando finalmente sanno accogliere la parola amica di Gesù come l’unica che davvero può dare senso e felicità alla loro vita».

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