È accaduto a Cesano Boscone. «Non è stata cooptata - puntualizza il parroco -, ma regolarmente eletta. È un simbolo»


Redazione

04/03/2008

Un’infermiera professionale, neanche quarantenne, membro del Consiglio pastorale. E peruviana. A Cesano Boscone, nella parrocchia di San Giovanni Battista, nelle ultime elezioni per il rinnovo si è candidata ed è stata eletta. Un esempio di come la comunità cristiana coglie i segni dei tempi. «Partecipava alla messa e cominciava a conoscere la parrocchia – afferma il parroco, monsignor Franco Agnesi -. L’abbiamo candidata, non è stata cooptata dal parroco, proprio per mostrare che c’era anche questa persona con la sua storia. Quello che ci ha colpito è che è stata eletta. È un simbolo. Ci auguriamo che da qui possa venire qualcosa di più».

Nella parrocchia non c’è una prima immigrazione con tutti i suoi problemi, ma vivono persone che hanno già un lavoro e si stanno sistemando. «Da parecchi anni c’è un’attenzione agli immigrati soprattutto con la scuola di italiano e un centro di ascolto Caritas – prosegue Agnesi -. Inoltre da molto tempo si tiene la festa patronale, che si gemella in ogni edizione con una regione italiana, da cui provengono molti immigrati italiani che vivono qui. Da tre anni si è maturata l’idea che ci sono ormai le presenze straniere, scegliendo così di incontrare una diversa etnia. Una delle prime per numerosità, vivacità e organizzazione è stata la comunità peruviana. Abbiamo anche fatto la processione con il Señor de los milagros».

Anche questa attenzione nei momenti di festa ha alimentato una domanda: «Ma queste persone le incontriamo solo nel momento dell’emergenza, solo alle feste o ci dicono anche qualche altra cosa? Da qui l’idea di candidare alle elezioni del Consiglio pastorale la signora peruviana».

«Abbiamo presenze di stranieri normalmente alla Messa, molti ragazzi al catechismo e nella polisportiva, la promozione delle iniziative diocesane – sottolinea il parroco -, tuttavia non c’è ancora una matura presenza di queste persone, che riesca a portare anche un contributo sia sul versante umano, sia sulla fede alle nostre comunità. Siamo ancora forse noi che pensiamo di dare, facciamo fatica a ricevere. La porta è aperta, la strada ancora lunga da percorrere».

«Però va costruito qualcosa di più – continua monsignor Agnesi -. Se ci è oggi più facile intercettare i cristiani latinoamericani, risulta più difficile il mondo dell’Est Europa, le tantissime signore badanti che hanno bisogno di un accompagnamento spirituale, alcune cattoliche, ma molte ortodosse. Quindi dobbiamo affrontare anche la dimensione ecumenica». (p.n.)

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