Nuovo documento dei Vescovi lombardi a disposizione delle diocesi e delle parrocchie, con obiettivi di riflessione e formazione


Redazione

03/07/2008

Animatore Caritas. Verso un profilo ministeriale è il titolo del documento che la Conferenza Episcopale Lombarda mette a disposizione delle comunità parrocchiali e diocesane. I Direttori delle Caritas lombarde hanno presentato il testo ai Vescovi della Lombardia e stanno pubblicando un libretto che sarà diffuso attraverso i soliti canali interni.

Si tratta di uno strumento di riflessione e di formazione elaborato allo scopo di favorire la crescita nelle comunità cristiane di una Caritas sempre più fedele al mandato conferito nell’ormai lontano 1971 da Paolo VI e che i Vescovi italiani le hanno anche recentemente confermato, in riferimento alla cura dei poveri e alla crescita di tutta la comunità cristiana nel senso e nella educazione della carità.

I Vescovi della Lombardia hanno chiesto che in ogni Diocesi inizi un periodo di sperimentazione nell’uso di questo strumento e hanno incoraggiato ogni singola Caritas diocesana a immaginare percorsi e itinerari formativi, nonché momenti simbolici capaci di conferire un esplicito mandato ecclesiale a coloro che giungono a interpretare il proprio servizio caritativo come capace di una funzione animativa a favore di tutta la comunità, parrocchiale o interparrocchiale.

Il documento si articola attorno a due capitoli. Nel primo (“Il servizio di animazione della Caritas”) vengono delineati i tratti fondamentali del servizio della Caritas all’interno della Chiesa (missione, corresponsabilità, educazione, coordinamento). Nel secondo (“La figura dell’animatore Caritas”) si fa il tentativo di delineare in questo quadro la figura dell’animatore (identità, stile, spiritualità). Il capitolo si chiude con alcune indicazioni concrete relative al ruolo dell’animatore Caritas nel contesto parrocchiale.

La scommessa che si apre con questa iniziativa è quella di poter arrivare a individuare “animatori Caritas” sia tra gli operatori appartenenti al mondo dei volontari che a quello dei professionisti; gradualmente l’obiettivo dovrà essere quello di aiutare a riconoscere il loro lavoro come servizio ecclesiale.

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