La catechesi non è fatta per navigatori solitari, né lascia alcuno solo


Redazione

06/10/2008

di don Andrea CIUCCI

Nello schema dei catechismi della Cei riportato all’inizio di ogni volume, si legge che i testi dedicati ai ragazzi sono «per l’Iniziazione Cristiana», ovvero, come recita il documento che nel 1991 ne accompagnava l’uscita, per quel «processo globale attraverso il quale si diventa cristiani, […] di un cammino diffuso in cui il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e si impegna a una scelta di fede […] ed è assimilato con il battesimo, la confermazione e l’eucaristia, al mistero pasquale di Cristo nella Chiesa». Tutto accade «nella Chiesa».

La qualità ecclesiale dell’essere assimilati a Gesù attraverso i sacramenti è significativa almeno in un duplice senso: da un lato dice una modalità precisa con cui ogni itinerario deve essere strutturato e condotto; accompagnare un ragazzo nel suo cammino di iniziazione cristiana significa infatti sostenerlo e guidarlo in un’esperienza articolata, complessa, ricca quanto la vita di una comunità cristiana che celebra settimanalmente la Pasqua di Gesù e vive di conseguenza.

Si tratta di proporre e attuare un sapiente mix di celebrazioni, ascolto della Parola, esperienze di vita di gruppo, istruzioni, occasioni per genitori, gesti di attenzione verso i poveri; certo non si può ridurre tutto al solo momento settimanale di catechesi. I navigatori solitari, quelli che pensano di potere o dovere fare tutto loro, sono inadatti a fare catechismo ai bambini. L’iniziazione è un gioco di squadra, che coinvolge tutta la comunità, chiamata ad accompagnare, secondo attitudini e vocazioni diverse, all’incontro con il Signore che salva.

Chi affronta un anno catechistico così – è la seconda osservazione – non si trova mai solo, ma sa di poter contare su una comunità, da cui proviene e nella cui vita introduce altri. E quando si scopre di non essere soli la fatica risulta più sopportabile, le difficoltà meno insormontabili.

Questo senso ecclesiale è riespresso con forza nella Celebrazione del Mandato ai catechisti presieduta dall’Arcivescovo: attraverso questo gesto ognuno può approfondire il fatto di essere inviato da una comunità cristiana ad accompagnare i più piccoli nel loro apprendistato nella vita cristiana nella Chiesa; trovandosi insieme a tanti altri ciascuno potrà sperimentare di non essere solo in questo compito e di poter contare sulla Chiesa tutta, che si mette totalmente in gioco, dall’animatore più inesperto all’Arcivescovo, per trasmettere la fede alle nuove generazioni.

Una celebrazione, dunque, per ricordare il fine e precisare l’orizzonte entro cui decine di migliaia di catechisti, nella nostra Diocesi, si accingono ad affrontare un nuovo anno di servizio ai più piccoli.

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