Le singolari esperienze di un "fidei donum" ambrosiano in Perù


Redazione

14/07/2008

di don Antonio COLOMBO
Fidei donum in Perù

Dopo sette mesi di Perù mi accorgo di aver fatto pochi passi fuori dalla parrocchia e dalle tre vie che mi conducono alla Cattedrale, ma quando ti chiamano… si va. Dove? In carcere!

Accompagnato da una suora e da tre laici, passo attraverso i controlli stretti del carcere penale di Carquin, un paesino sull’Oceano Pacifico con un porticciolo bello come i tanti della Liguria. Ètradizione che ogni settimana si celebri la messa in due reparti distinti.

Mi sono trovato bene, ancora una volta grazie a quel Gesù che ti apre la porta e ti fa’ trovare a casa sua anche lì. Ce lo aveva detto: «Ero in carcere e mi avete visitato…». Partecipano alla Messa, nel locale delle attività, una trentina di uomini dai venticinque ai sessanta anni, con volti abbastanza sereni e attenti.

Nella predica mostro il mio passaporto, che è la carta di identità per stranieri, presentando subito dopo il “vero” passaporto, che è il mio calice della Prima Messa con la data di emissione (come in ogni passaporto): 27 giugno 1964, con validità in ogni Paese cattolico del mondo, a tempo indefinito.

Anche lì Gesù si rende presente per dare una luce di speranza, oltre ai piccoli importanti aiuti che i miei collaboratori trasmettono alla fine della messa con le varie attività della Caritas carceraria. Quattro portoni si riaprono successivamente per lasciarmi uscire con il cuore un po’ appesantito dalle domande: «Ma perché sono entrati lì e come potranno cambiare vita?».

«Padre, può venire a benedire le mie mucche, ne è morta una l’altra notte…».
«Beh, mi chiamo Antonio e festeggio anche S. Antonio Abate o del porcello, protettore degli animali, ma dove sono queste mucche?».
«Un po’ lontano, ma veniamo a prenderla…».

Così, dopo 30 chilometri, mi sono trovato in mezzo a 200 mucche da latte e a un numero infinito di animali domestici, per la gioia dei tre figli piccoli di una famiglia di allevatori. Con una mini-stola bianca e un mini-aspersorio passo per la fattoria, come trascinato da una bambina di 5 anni tutta sprizzante di vita: «Venga, padre, a vedere il mio cavallino che ha un occhio rosso e uno verde…».

E’ una fattoria a conduzione familiare, con l’anziano e attivo padre fondatore e i suoi tre figli maschi. Sono approdati qui a Medio Mundo, zona desertica, ma irrigata, da tre anni, fuggiti con le loro mucche dal Sud di Arequipa a seguito di una lunga siccità. Vita dura, o meglio impegnativa, affrontata con la serenità dei contadini, con i profumi della terra e delle stagioni e con tanto spazio per i loro bambini.

Due ore belle ho passato con loro prima di essere riportato in città, con due litri di latte freschissimo e un chilo di miele, di quello “vero”. E dopo la mia benedizione, non mi sembra che siano morte altre mucche…

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