Redazione

Pubblichiamo stralci dell’omelia tenuta dall’Arcivescovo nell’anniversario della morte di monsignor Talamoni, dal titolo “L’amore a Cristo fonte dell’impegno sociale per l’uomo nella vita di monsignor Luigi Talamoni”, nel Duomo di Monza il 31 gennaio 2004.
«[…] Talamoni, uomo profondamente spirituale perché uomo di Dio, non è affatto né indifferente né inerte di fronte alla vita sociale del suo tempo, ma, trovandosi inserito in essa con tutta la sua grande intelligenza e sensibilità umana, avverte l’urgenza di assumere con convinzione e decisione le sue responsabilità nei riguardi delle istanze personali e sociali di giustizia e di amore. […]
La conoscenza delle situazioni di ingiustizia e di povertà presenti in città e nel territorio è diventata, per monsignor Talamoni, più completa e dettagliata e, nello stesso tempo, è sfociata anche in una vera e propria possibilità di intervento operativo concreto con la sua entrata nel Consiglio comunale di Monza all’età di 45 anni nel 1893, come capolista dei cattolici, e con la sua presenza di consigliere per altri 25 anni, sino alla vigilia della sua morte: alcune volte in maggioranza, altre in minoranza.
Sappiamo che la popolazione lo stimava e lo amava, proprio anche per il suo servizio generoso e coraggioso di consigliere comunale. Così come sappiamo che gli stessi avversari che sedevano sugli stessi banchi del Comune riconoscevano la sua schiettezza e la sua rettitudine e superiorità morale. […]
«Èimpressionante – si legge in un recente studio – osservare come un uomo così impegnato abbia potuto discutere a ragion veduta di argomenti che comportavano una conoscenza capillare dei fatti locali. I suoi interventi, da cui possiamo trarre una mappa delle necessità e dello sviluppo civile della città, riguardarono, ad esempio, la sanità pubblica e l’igiene; la scuola di ogni ordine e grado, gli asili, le biblioteche, la beneficenza pubblica; i servizi; la viabilità (ponte sul Lambretto) e i monumenti (restauri del Duomo e dell’Arengario) e le imposte comunali».
In sintesi, ci troviamo di fronte a trent’anni che Talamoni dedica a scuotere la comunità monzese perché intervenga con la forza della giustizia e, ancor più, con l’energia spirituale della carità operosa e misericordiosa: una carità politica, diremmo noi oggi, che entra nelle pieghe più travagliate e sofferte della società con il preciso intento di rinnovarla, difendendo e promuovendo il bene comune, ossia il bene di tutti e di ciascuno, a cominciare dalle persone più deboli, povere e bisognose.
Questa carità politica vissuta da Talamoni ha alle sue radici motivazioni profondamente umane e nello stesso tempo propriamente evangeliche: un’esigenza, dunque, di ragione e insieme di fede. In questo senso, il Talamoni sentiva come armoniosamente convergenti, anzi come saldate in profonda unità, il suo essere prete per le anime e per la loro salvezza eterna e il suo interessarsi ai problemi economici e sociali della povera gente. […]».

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