«Nessuno pianga i suoi peccati, perché dalla tomba è sorto il perdono; nessuno tema la morte, perché la morte del Salvatore ci ha liberati» (San Giovanni Crisostomo)


Redazione

17/03/2008

di p. Adalberto PIOVANO
priore della Comunità di Dumenza

«Voi mi sarete testimoni»: con queste parole il Risorto invia i suoi discepoli per le strade del mondo. E come testimoni del Risorto abbiamo una cosa sola da dire: la gioiosa notizia, la parola della croce che è potenza e sapienza, il perdono e la misericordia del Padre nella morte e resurrezione di Gesù.

Per sfuggire al rischio di una testimonianza senza forza e senza luce, dobbiamo compiere continuamente una sorta di “conversione pasquale”; dobbiamo entrare nuovamente nella logica della morte-vita che ci è comunicata dalla Pasqua di Cristo. E in questo cammino siamo aiutati proprio dai primi discepoli, dai primi testimoni del Risorto, Maria di Magdala, Pietro, il discepolo amato: il loro modo di reagire di fronte a un segno misterioso, la tomba vuota, ci apre un autentico cammino in cui possiamo incontrare il volto luminoso del Risorto. Solo lui può trasformare, convertire il nostro volto e renderlo segno di speranza.

Maria di Magdala èla prima che si avvicina al sepolcro «quando era ancora buio». È la prima che ha il coraggio di lasciarsi provocare da una realtà che conserva ancora tutta la dimensione dell’assurdo e dello scandalo. Maria è stata ai piedi della croce; ha resistito di fronte allo spettacolo della croce, ha sopportato il silenzio della morte. È ancora buio dentro di lei: c’è solitudine e smarrimento. Ma Maria ha un desiderio: cercare il suo Maestro. E chi cerca ama.

Pietro èil credente la cui fede è continuamente chiamata a compiere salti di qualità, a percorrere vie nuove; e per questo a volte fatica scontrandosi con la propria debolezza e la propria presunzione. Nel suo cuore c’è la ferita bruciante del rinnegamento: non ha saputo vegliare un’ora sola con Gesù, non ha sopportato la vista dello scandalo della croce.

Ma nel suo cuore c’è come una nostalgia: c’è il ricordo di quel giorno in cui, avendo avuto la possibilità di abbandonare il suo Maestro, non l’ha fatto. Anzi, ha detto: «Signore da chi andremo, tu hai parole di vita… noi abbiamo veduto e creduto che tu eri il Figlio di Dio». E soprattutto nel cuore di Pietro c’è il ricordo della fiducia che Gesù ha posto in lui: lo ha fatto testimone in mezzo ai fratelli, nonostante tutto!

E ora Pietro corre con questi pensieri, con questa fede e questi dubbi, con queste paure ed esitazioni. E forse per questo non riesce a correre forte: la sua corsa non è incerta, sa dove andare e sa cosa vuole vedere; ma questa corsa è appesantita, affaticata. Ha bisogno di incontrare nuovamente quello sguardo dal quale aveva avuto inizio il suo cammino e con il quale verrà nuovamente confermato nella sua fede.

E infine, il discepolo amato. Ècolui che sa vedere e per questo crede. La sua corsa è veloce; èla corsa di chi ha lo sguardo interiore penetrante, di chi intuisce una novità, di chi si lascia abitare dal mistero. Prima ancora di incontrare il Risorto, alla vista delle bende e del sudario, il suo sguardo va oltre: supera l’abisso dell’assenza, afferma nel vuoto della tomba, che Cristo ha vinto ciò che appartiene al tempo, sa decifrare il linguaggio dei segni, scopre una misteriosa presenza.

Maria, colei che ama; Pietro, il credente; il discepolo amato, colui che vede e vigila: tre modi diversi di camminare incontro al Risorto. Ma tutti uniti da un unico desiderio: quello dell’incontro. E capaci di lasciarsi coinvolgere da questo incontro, capaci di essere testimoni della risurrezione; perché capaci di lasciare convertire la loro vita dal Risorto. A Pasqua si celebra la vittoria di un preciso modo di vivere: di colui che ama il Risorto, di colui che crede nel Risorto, di colui che sa vedere oltre, nella luce del Risorto.

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