È stato reso pubblico il giorno dei funerali, 12 maggio, nella chiesa di San Giuseppe della Pace a Milano gremita di molti sacerdoti e tantissimi amici


Redazione

12/05/2008

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo,
nella gioia di sapermi partecipe – preso nella mia piccolezza – dall’infinito amore di Dio e dalla sua beatitudine offerta all’uomo nell’uomo – Dio Gesù, offro questa mia vita umana da Dio ricevuta e a Dio riconsegnata con infinita riconoscenza.

Ringrazio Dio che mi ha donato una vita meravigliosa carica di enormi e innumerevoli doni, della vita venutami dai miei genitori veri modelli di onestà e di fede, di preghiera e di sacrificio, della fede cristiana vissuta in famiglia e cresciuta per merito di sacerdoti zelanti e amici, della vocazione sacerdotale sbocciata in seguito alla decisione di mio fratello maggiore di entrare in Seminario, degli incontri avuti al tempo del Seminario che mi hanno aperto a un senso vivo e costruttivo del mio sacerdozio e poi come si è svolta tutta la mia vita sacerdotale nell’insegnamento, nello Scoutismo (vedi box a lato), delle esperienze forti e decisive di tante e tante situazioni che mi hanno impedito di chiudermi e di fermarmi.

Ringrazio Dio per il carattere che mi ha donato, una sensibilità acuta e profonda che ha ferito il mio cuore e lo ha allargato a un amore sempre più vasto, e mi ha anche condotto a godere di infinite occasioni di bello, di buono, disseminate dappertutto (musica e poesia) facilitando una migliore comprensione degli altri.

Ringrazio il Signore che mi ha sopportato nelle mie innumerevoli cadute, incoerenze, debolezze, e non ha mai smesso di rincorrermi e di prendermi per mano, di riaprirmi alla gioia di una più profonda comunione con Lui, e mi ha fatto scoprire l’Istituto dei Preti del Sacro Cuore nel quale ho trovato un notevole aiuto di spiritualità sacerdotale.

Ringrazio Dio non posso non chiederGli perdono perché i doni ricevuti potevano condurmi a una vera santità e vivere uno stato da me sciupato e goduto solo in minima parte, non raggiungendo quel bene che Lui aveva pensato per me.

Chiedo scusa a tutti quelli che ho fatto soffrire per la mia pigrizia, il mio egoismo, il mio insistere sui miei punti di vista che mi hanno reso incapace di capire, di accogliere, di aiutare tanti e tanti che da me si aspettavano qualcosa a cui avevano diritto.

Chiedo scusa per quanto non ho detto e non ho fatto per stupide paure o per orgogliose presunzioni, per quanto non ho saputo donare restando chiuso in me stesso. Penso a quello che in me è diventato schermo all’azione di Dio, alla sua luce che poteva illuminare e salvare quanti si avvicinavano a me. Penso ai miei cinquant’anni di insegnamento, meravigliose occasioni di incontro, di ascolto, di perenne invito a orizzonti più aperti dove seminare e cogliere quanto già Dio semina.

Ora, consegnando a Dio la mia vita, lo prego di dare ad altri quanto ha dato a me, perché altri più e meglio amino Lui e amandolo e servendolo diventino strumenti adatti per costruire il suo Regno, perché altri sappiano amare ed educare le nuove generazioni che hanno diritto alla nostra dedizione cordiale, appassionata e generosa, perché altri sappiano trasmettere quella nostalgia di Dio, quel fascino di amore e di salvezza che Dio ha portato nel mondo, perché i preti siano sempre compresi, stupiti e tormentati dal mistero che si racchiude nella loro persona.

La misericordia divina mi accolga: la mia morte comunque e dovunque avverrà sia l’espressione del mio dono totale a Dio, sia il mio sacrificio unito a quello di Cristo per la mia redenzione e la redenzione di molti.

Possa la mia morte ottenere quelle grazie e quella salvezza che io non sono riuscito a trasmettere a tanti e tanti amici e amiche ai quali non sono stato capace di far giungere l’amore più vero, quello di Dio.

Anche la mia morte sia un canto di gioia, di riconoscenza, di lode al Dio Creatore, al Cristo morto e risorto, allo Spirito che in me grida “Padre” e mi conduce alla vita eterna.

Sia un “Magnificat” cantato con Maria, la mia dolcissima Madre alla quale mi sono sempre affidato e che mi condurrà per mano alla casa del Padre, sia l’ultimo tratto di strada, di quella tanta strada della mia vita tutta piena di speranza e di segni della presenza di Dio, l’ultimo tratto quello che approderà ai campi eterni del cielo.

Dio viene e a Lui consegno la mia vita per l’eternità, e ai miei amici chiedo la carità di qualche preghiera per aiutarmi a raggiungere presto la gioia infinita.

“Padre mio mi abbandono a Te…
con infinita fiducia perché Tu sei il Padre mio”.
Don Giorgio

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