Marc Ouellet, arcivesco di Québec, ha condotto la relazione dopo la discussione sinodale ribadendo la necessità di collegare Sacre Scritture, liturgia ed eucaristia


Redazione

17/10/2008

di Rita SALERNO

È possibile conciliare dialogo interreligioso e affermazione dogmatica sull’unicità di Cristo? Come educare i fedeli alla Lectio divina? E come elaborare un compendio per le omelie? Sono questi gli interrogativi più rilevanti emersi nel corso dell’assise sinodale che il relatore generale del Sinodo, il cardinale Marc Ouellet, ha ben presenti.

Nella sua relazione dopo la discussione, il porporato ha ribadito la necessità di collegare Parola di Dio, liturgia ed eucaristia: il carattere dialogico della Parola trova, infatti, il suo fondamento nel mistero della Trinità. Il relatore generale ha poi sottolineato l’importanza dell’ascolto di Dio e dell’uomo come missione primaria della Chiesa, così come la necessità del silenzio per fare posto, in noi stessi, al Verbo vivente.

Sull’esempio di Maria, quindi, che contemplava e meditava le parole di suo Figlio – ha aggiunto il cardinale Ouellet – così noi siamo chiamati a soffermarci sulle parole delle Sacre Scritture, valorizzandone qualche versetto, magari attraverso la memorizzazione. E ancora, l’arcivescovo di Québec ha ricordato il ruolo dei carismi, che permettono di vivere il Verbo divino in modo creativo, in tempi diversi e in culture diverse. Fondamentale, inoltre, la capacità del Vangelo di sanare le ferite dell’uomo contemporaneo che vive come se Dio non esistesse e si allontana dalla Grazia, aprendo le porte a nuove schiavitù.

Nella relazione è stata ribadita anche la profonda sintesi tra scritture, tradizione e magistero, poiché la Bibbia presuppone la Chiesa e da questa ne deriva la sua interpretazione autentica. Da non trascurare poi la necessità di passare da un’omelia moralizzante a una predicazione più missionaria, che guardi anche ad altre forme di comunicazione come le iconografie e il canto, e l’invito a superare le tensioni tra esegesi biblica e teologia, in modo da cogliere adeguatamente il legame tra il senso storico e quello spirituale della Scrittura.

Un’attenzione speciale va poi alla Lectio divina, che il cardinale Ouellet ha definito «una forma di orazione che purifica il desiderio e produce una disponibilità in armonia con la volontà di Dio». Spazio anche al tema del dialogo: ecumenico, interreligioso o interculturale, il codice comune – ha dichiarato il cardinale Ouellet – rimane sempre la Bibbia, terreno di unità per sormontare le divisioni, anche in zone dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina in cui sono forti le tradizioni locali. Un paragrafo è stato dedicato, inoltre, al rapporto tra Parola di Dio e culture moderne: la prima – ha detto il porporato – può e deve essere il fermento delle altre. Il compito dei cristiani, allora, sarà quello di alimentare il legame tra scienza e fede, di restare attivi sulla scena pubblica e di testimoniare il loro Credo con le parole e con i fatti.

E sull’accesso alle Sacre Scritture, l’auspicio dell’arcivescovo di Québec è stato che il Sinodo incoraggi la diffusione della Parola di Dio tramite le moderne tecniche di comunicazione, come Internet, e favorisca la traduzione della Bibbia anche nelle lingue poco diffuse. Sono emerse due proposte che meritano un approfondimento: la revisione a lungo termine del lezionario, forse in sinergia con i “fratelli orientali”, e l’organizzazione di un congresso internazionale sulla Parola di Dio. Spetterà ora ai circoli minori valutare e scegliere quali di questi temi entreranno a far parte delle proposizioni finali del sinodo.

Sinodo che è entrato, dunque, nella sua seconda fase. A tracciare un primo parziale bilancio dei lavori è stato il cardinale Odilo Scherer. Per il presidente delegato dell’assise sinodale,
 «lo scopo del sinodo è proprio quello di risvegliare un rinnovato interesse verso la Sacra Scrittura, verso la Parola di Dio».

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