Dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano denotano come la donna sia sempre più protagonista nel mercato del lavoro, ma anche come fatichi a conciliare l'occupazione con gli impegni domestici


Redazione

29/04/2008

Donna e lavoro, una realtà di luci e ombre. Da una parte è una maggiore protagonista nel mercato, dall’altra spesso è penalizzata. Quanti colloqui di lavoro arrivano alla fatidica domanda, «Lei vuole figli?», e nel caso di una risposta affermativa scatta il fatidico: «Le faremo sapere…». Oppure, quando si hanno i figli, i tempi di vita della città creano difficoltà enormi alla quotidianità.

In alcune recenti ricerche sociologiche si è usata spesso l’immagine della “donna acrobata”, che rende bene su quali salti mortali deve fare per conciliare famiglia, figli e lavoro. Tra l’altro la donna, la cui età media al parto è di 33 anni, oltre al figlio piccolo, spesso deve accudire gli anziani genitori. E per questo molte sono costrette a lasciare il posto anche per la carenza di asili. Nei 169 asili nido di Milano trovano posto solo 7528 dei 35.778 bambini di età inferiore ai due anni. Più fortunate coloro che hanno i nonni disponibili e in buona salute.

Tuttavia, da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, emerge che le donne sono sempre più protagoniste del lavoro: 787 mila le occupate in città e provincia, a cui si aggiungono 69.147 imprese guidate da donne nel 2006. Le occupate rappresentano il 44% del totale dei dipendenti e il 20,2% delle imprese.

Tra le nuove assunzioni le donne sono richieste espressamente nel 17% dei casi, indifferente uomo o donna per la metà. Più ricercate le figure femminili per assunzioni part-time: l’84% dei nuovi ingressi. Da un’elaborazione su dati Excelsior 2006, per le nuove assunzioni si ritengono più adatte le donne nel caso di infermiere e segretarie (41,5%); di fabbricazione di accessori personali, per la casa e il tempo libero (40%); nell’industria tessile dell’abbigliamento e delle calzature (38,6%); nei servizi operativi come le pulizie (37,9%).

Tra le professioni, tra i nuovi inserimenti, le donne vanno di più nelle funzioni amministrative: superano gli uomini (2570 contro 1240), vanno bene come commesse e venditrici (6780 contro 4810). Sempre più degli uomini nel part-time. Ritardo invece nelle dirigenti e nelle mansioni scientifiche (una donna richiesta “contro” 7 uomini).

Ma quanto sono impegnate nei lavori domestici? Cinque ore e 20 al giorno, più degli altri 14 Paesi europei considerati dall’Eurostat. Protagoniste le pulizie (1 ora e 30), la preparazione del cibo (1 ora e 19 minuti), il lavaggio piatti (35 minuti) e la stiratura (20 minuti) dove battono tutti i Paesi. Per i figli dedicano in media 28 minuti al giorno. L’uomo italiano è invece quello che lavora meno in casa tra gli europei: il 30% non fa niente e in media dedica ai lavori domestici appena 1 ora e 35 minuti al giorno.

La donna italiana è quella con meno tempo libero in Europa (superata solo dalla Lettonia) con 4 ore e 5 minuti: passato davanti alla tv (1 ora e 29 minuti) e socializzando (49 minuti). Distrutta dalla fatica, la donna italiana riposa più delle altre donne europee (31 minuti). Gli italiani invece hanno ben più tempo libero delle donne: 5 ore e 5 minuti. Lo passano davanti alla tv per 1 ora e 52 e socializzando per 59 minuti.

Però il tasso di occupazione femminile in Italia è il più basso d’Europa (45,3%). Ma le milanesi hanno un tasso di occupazione ben più alto: 58,2%, superando la media europea che è del 51,7% e avvicinandosi alla Germania (59,6%). In linea con l’Europa l’Italia per il tasso di disoccupazione femminile (10,1% rispetto al 9,9%), mentre Milano fa molto meglio (5%). Meno italiane scelgono il part-time o forse non hanno la possibilità di farlo (26,7%, 32,9%). Le donne con bambini piccoli sono meno impegnate sul lavoro (- 11,3%), anche se il tasso di occupazione è già basso.

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