Il vicario episcopale monsignor Stucchi prende la parola sul progetto delle nuove cappelle sull'itinerario devozionale che porta al Santuario mariano varesino: sapranno gli artisti scelti esprimere compiutamente i misteri luminosi di Cristo?


Redazione

03/03/2008

di Maria Teresa ANTOGNAZZA

Nell’acceso dibattito sulla costruzione delle nuove cappelle al Sacro Monte di Varese prende la parola il vescovo monsignor Luigi Stucchi. E lo fa da presidente della “Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte”, uno dei soggetti direttamente coinvolti dal sindaco di Varese nel lancio dell’imponente opera.

Cinque nuovi soggetti religiosi, da affidare – così fu detto in occasione della presentazione del progetto a Palazzo Estense solo due settimane fa – ai migliori artisti del mondo, da collocare su un sentiero già tracciato, alle spalle del Santuario di Santa Maria del Monte verso il Campo dei Fiori, capaci di far meditare i “Misteri della luce” aggiunti da Giovanni Paolo II alla corona del Rosario.

Si tratterebbe così di completare – secondo l’iniziativa del sindaco Attilio Fontana, sostenuta da Provincia di Varese, Parco Campo dei Fiori, Regione Lombardia e dalla stessa Chiesa varesina – l’itinerario devozionale realizzato quattrocento anni fa lungo le pendici della montagna, fino a giungere al Santuario della Madonna del Monte.

E anche monsignor Stucchi espresse da subito interesse e favore per l’idea. Così ora conferma la convinzione che si tratti di un’opera interessante dal punto di vista del significato e del valore religioso della via sacra varesina, ma con qualche precisazione in più.

«Mi introduco con una domanda: quale bellezza ci salverà? – dice il vescovo varesino -. Domanda che presuppone la certezza che dall’esperienza di ciò che è bello prende respiro il nostro cammino; quindi, in un certo senso, la nostra vita si salva perché per la via della bellezza si apre alla speranza, ma lascia aperta la ricerca per verificare di quale bellezza concretamente si tratti».

Dunque, sì alle nuove cappelle, purché esse siano realmente una via, «un altro pezzo di strada», aggiunge Stucchi, che consenta ai pellegrini del Sacro Monte di «completare il percorso dei misteri della vita di Cristo, per far entrare nella vita la bellezza che salva, lasciandocene illuminare».

E qui i nodi iniziano a venire al pettine: sapranno gli artisti, la cui scelta è stata affidata “in esclusiva” al conte Giuseppe Panza, esprimere compiutamente i misteri luminosi di Cristo, dal suo battesimo fino all’istituzione dell’eucaristia? «Certo non sarà facile – sottolinea a questo proposito Stucchi – per un artista, per quanto bravo e famoso, dare forma concreta, parlante, al mistero di Cristo in modo che tocchi il cuore del pellegrino o semplicemente apra lo sguardo del ricercatore disposto a seguire la via dell’arte, della bellezza, che diventa così la stessa via della fede».

E da qui una proposta: «Potrebbero esserci talenti sconosciuti, talmente già presi da questa convinzione e immersi in questa esperienza da lasciarsi guidare la mano a partire dal cuore che già vede afferrato dalla bellezza di Cristo. Perché non metterlo in conto? O non mettere a confronto simili talenti?».

Il vicario episcopale di Varese non trascura neppure di rispondere alla provocazione lanciata da un parroco della città, a proposito del “problema della giustizia”: perché, in sostanza, destinare così tanti soldi (si parla di qualcosa come 10-12 milioni di euro per l’intero progetto) all’arte, «invece che usarli per risolvere problemi di povertà»?

Dice dunque Stucchi: «La questione della giustizia non è solo una questione quantitativa, ma trova in un cambiamento profondo di mentalità la via della sua realizzazione. La via della gratuità, la via della bellezza ci salverà, perché illuminando in modo nuovo la nostra umana esistenza la saprà liberare da confusi, quando non opprimenti e ingiusti, attaccamenti egoistici: la vera arte, espressione della bellezza che salva, restituisce alla materia il suo ultimo significato, la apre all’incontro tra persone, eleva lo spirito, crea beni che sono fruibili da tutti. È utopia? È dimenticanza dei problemi di fratelli e sorelle nel bisogno? Certamente no, perché permette di andare alla radice di ogni questione, ritrovando in Cristo il senso vero di tutto, rendendo fruibili nella carità, fraternità e solidarietà i beni di ciascuno nel bene comune, percorso di giustizia».

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