In un Duomo gremito di fedeli, sabato 7 giugno, sono stati ordinati sacerdoti, dal cardinale Dionigi Tettamanzi, 23 diaconi ambrosiani e 5 religiosi


Redazione

7/6/2008

di Annamaria BRACCINI

Fuori il grigio di una mattina milanese come tante, ma dentro, nel Duomo che si affolla sempre più, è già festa, prima ancora che inizi la celebrazione – attesa, solenne – per l’Ordinazione sacerdotale dei preti 2008. I 23 diaconi, provenienti dalla nostra diocesi e i 5 religiosi – un camilliano e quattro del Pime – che stanno per vivere il momento “forte” della vita. Quello per cui si sono preparati magari in età adulta, con un lavoro e una esistenza “normale” alle spalle: quello che, in ogni caso, segna il vero “cominciare”. E lo si vede dai loro volti e dagli sguardi che tradiscono l’emozione, quando dopo la processione tra le navate, i candidati arrivano, di fronte all’altare maggiore, al cardinale Tettamanzi, ai vescovi ausiliari, i tanti concelebranti, ai preti avuti come educatori negli anni del Seminario. Ma sono loro, adesso, i veri protagonisti, quando vengono chiamati per nome e pronunciano l’ “eccomi”. – Un “esserci” per Dio, anzitutto, per il Vangelo, per e tra la gente. Come chiede l’Arcivescovo nella sua omelia, rivolgendosi direttamente ai “carissimi candidati” – così li chiama – e invitandoli, pur non nascondendosi «le difficoltà, le fatiche, le prove e delusioni» che potranno incontrare nel ministero sacerdotale – a essere sempre segno di speranza viva e reale. – Come del resto recita, con le parole di Benedetto XVI, il motto scelto dai questi preti novelli, “Portate nel mondo la speranza di Dio”. Che si basa sul Suo amore di Padre, sulla certezza che ognuno di noi è prezioso agli occhi del Signore e che compito dei presbiteri è proprio «ridire» senza sosta questo “amore”, guardando – e il Cardinale lo sottolinea – «ai fratelli e alle sorelle senza distinzione alcuna di etnia, di cultura, di religione». – Perché questo «nostro vecchio mondo segnato dalla morte e dalla disperazione», si apra, allo sguardo fiducioso sul futuro, appunto alla speranza, «non una qualsiasi», ma quella «autentica», custodita nella croce della risurrezione. E, così, l’Arcivescovo, in conclusione, ricorda ancora l’enciclica “Spe salvi” del Papa che affida esplicitamente a ciascuno dei candidati, come un tesoro straordinario da mettere in pratica nel ministero di tutti i giorni, quello ordinario. – Poi i riti di Ordinazione, antichi e sempre nuovi, con il “sì, lo voglio” – per entrare nell’ordine del presbiterato -, le litanie dei Santi, con “gli eletti” – ormai sono tali – che si prostrano attorno all’altare, e, ancora, l’imposizione delle mani nel silenzio totale della Cattedrale, delle migliaia dei presenti, la vestizione degli abiti sacerdotali, l’unzione crismale, la consegna del pane e del vino e lo scambio della pace. Con il Cardinale e i preti, ma anche con le mamme e i papà, quasi a indicare visivamente che la Chiesa ambrosiana intera è nella gioia. – Nella festa che esplode, come sempre, al termine della celebrazione, prima all’interno e, poi, all’esterno, sotto un cielo – ora sì – inondato di luce, come se anche il sole fosse uscito a guardare, tra gli striscioni delle parrocchie e gli applausi degli amici. Tutti lì, insieme, per questi “esordienti” – già da un anno, però, inseriti nel servizio parrocchiale -, ma che con l’Ordinazione sono divenuti parte, per sempre, del ministero di Cristo. –

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