Nuove forme di accompagnamento per dare speranza a tutti gli uomini


Redazione

25/07/2008

di Peppino MAFFI
Vicario episcopale, responsabile Formazione permanente del clero, rettore del Seminario

Lo scorso 7 giugno 23 giovani – non tutti giovanissimi – della diocesi di Milano sono diventati sacerdoti, dopo diversi anni in cui hanno misurato il loro desiderio di consacrarsi al Signore, ascoltando e lasciandosi leggere dalla Parola di Dio, in particolare confrontandosi con i loro educatori. Alla fine si è scelto di affidarsi al Signore per una vita consacrata a lui per sempre. L’8 giugno è stato il giorno della prima Messa: momenti intensi con tanta gente attorno che dice la gioia per quella scelta.

È la prima classe, questa del 2008, che il cardinale Tettamanzi ha immesso nel presbiterio attraverso quattro anni di accompagnamento: il primo dopo il diaconato – l’anno pastorale appena terminato – e i prossimi tre. Il Cardinale, il Vicario generale e il Consiglio episcopale hanno scelto questa modalità: far sì che trovino attorno a sé un presbiterio che possa essere loro di esempio, affascinato dall’amore per il Signore e per la gente, che vuole aiutare questi giovani a entrare per sempre nel ministero.

In questo momento alcuni di loro stanno vivendo ancora l’esperienza dell’oratorio feriale, che consente di incontrare tantissimi ragazzi, adolescenti e giovani. Qualcuno è già partito per vivere con la parrocchia le vacanze della comunità con i ragazzi e le famiglie. Sono momenti che anche nella mia esperienza restano di grande riferimento: stare insieme a tanta gente per comprendere bene le esigenze del Signore, per far sì che i suoi pensieri diventino poco a poco anche i nostri.

Per quale motivo l’Arcivescovo ha scelto questa immissione nell’arco dei quattro anni? Innanzitutto questa nuova modalità deve essere segnata dalla capacità sempre maggiore di vivere la propria esperienza di presbiteri in comunione con i sacerdoti di maggiore età, con più anni di ministero, e con le comunità. Preoccuparsi di imparare a riflettere e pregare insieme, perché si possa procedere meglio non solo in comunione con i presbiteri, ma anche con i religiosi, le religiose e i laici.

La peculiarità è questa: lavorare insieme e saper valorizzare in maniera sapiente, senza tante paure, le possibilità concrete perché i laici diano il loro apporto in totale gratuità, in comunione con i presbiteri. Tutto questo avviene non perché si sceglie improvvisamente di cambiare itinerario a partire da esigenze e da difficoltà, ma avendo davanti alcuni riferimenti basilari.

I giovani preti a questo sono stati educati e hanno fatto le loro esperienze: le scelte fondamentali sono quelle di mettere ogni giorno al centro della propria esistenza Gesù Eucaristia. Quindi la Santa Messa come grande punto di riferimento, fonte delle proprie scelte, possibilità concreta di luce per i propri passi e, nell’Eucaristia, l’ascolto della Parola.

Il secondo grande punto di riferimento è stare con Gesù in mezzo alla gente, a partire dalle modalità con cui lui si è rapportato con le persone: essere in grado di spendere tutte le nostre risorse perché chi ci cammina accanto e chi andiamo a trovare siano persone che abbiano l’opportunità di valorizzare le risorse di cui sono stati dotati.

Tutto ciò in un atteggiamento di profonda umiltà, sciogliendo quella grande tentazione di essere supponenti, di pensare di diventare a tutti i costi protagonisti del proprio vissuto. Invece protagonista è sempre il Signore e il fratello che ha il suo volto. Perciò è necessario lo sguardo di grande misericordia di chi si accompagna a tutti – in particolare a quelli che sono più affaticati sulla strada della vita – nella ricerca di dare speranza.Con queste scelte fondamentali desideriamo augurare a tutti questi nostri amici un buon cammino, che doni la possibilità di portare Cristo dovunque e tanta pace nel cuore.

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