Come tanti extracomunitari sperimenta la fatica dell'integrazione. Poi realizza progetti di cooperazione, sposa Antonella, torna in Africa e viene eletto governatore di una regione


Redazione

05/11/2008

di Cristina CONTI

Allontanarsi dal proprio Paese. Stare via diversi anni e poi tornare per mettere le proprie competenze a servizio della propria gente. Questa la storia di Peter Biuku Conte. Originario della Sierra Leone, è venuto in Italia nel 1993 per motivi di studio: aveva vinto infatti una borsa di studio per frequentare il corso di laurea in Scienze sociali all’Università Pontificia di San Tommaso.

Viene poi a Milano e lavora per 10 anni per una multinazionale svedese che si occupa di telecomunicazioni. Qui conosce la moglie Antonella, insegnante di latino e greco, con cui è sposato da più di 10 anni. «Vivere in Italia all’inizio non è stato semplice – racconta -. Spesso salutavo le persone e non mi rispondevano. Una volta, addirittura, ero al ristorante e una signora, quando mi ha visto ha detto: “Guarda un po’! Mi tocca mangiare insieme a un nero!”».

Un clima tutt’altro che semplice, che nel cuore di Peter, come in quello degli immigrati, si aggiunge alla nostalgia di casa. Ma fortunatamente, col passare del tempo, le cose sono andate meglio. Inizia a frequentare i compagni di studi e si crea un giro di amici. «Rispetto a molti altri stranieri che vengono in Italia, mi considero fortunato. Ho un livello culturale alto, studiavo qui per la seconda laurea, conoscevo bene l’informatica, quindi ero circondato da amici e conoscenti di un certo livello. Tra questi c’erano politici, medici, avvocati. È chiaro che i rapporti fossero più che buoni», aggiunge.

Che si fosse inserito bene è dimostrato dal fatto che, durante la sua permanenza nel capoluogo lombardo, decide di candidarsi per il Consiglio comunale. Ottiene più voti di altri 28 candidati italiani. Non male. Dopo gli studi si dedica al progetto Microcammino 2000, finanziato da Cooperazione internazionale. Grazie a questa iniziativa riesce a fare importanti opere per il suo Paese.

Fa costruire una scuola elementare per 500 bambini, un centro sanitario che permette di curare malattie prima considerate mortali, una bottega di falegnameria per aiutare i giovani ad avere un mestiere, un centro polivalente per anziani per combattere la solitudine, e addirittura una radio: «Mi sembrava giusto mettere tutte le competenze che sono riuscito ad acquisire in tanti anni di studio a servizio della mia gente, per fare loro del bene. Per dare una mano a tutte quelle persone che continuano a vivere lì e devono affrontare tante difficoltà con pochissimi mezzi».

E il suo lavoro è stato apprezzato. Alla fine dell’anno scorso, infatti, Peter Biuku Conte è diventato presidente della regione del Konadugu, nel nord della Sierra Leone, ottenendo ben l’80% dei voti. Un successo: «Spero, con questo mandato, di poter fare ancora di più per il mio Paese. In questo periodo, per esempio, sono in Italia per raccogliere fondi per ricostruire l’antenna della radio, uno strumento prezioso per avere notizie dagli altri territori circostanti. Un lavoro davvero costoso, per cui abbiamo bisogno di circa 8.400 euro. Se qualcuno vuole contribuire può trovare tutte le informazioni sul sito del progetto www.microcammino.it».

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