Dal 23 al 28 giugno migliaia di ambrosiani guidati dal cardinale Tettamanzi in preghiera al Santuario per il 150° delle apparizioni di Maria e il 50° della Missione di Milano


Redazione

16/06/2008

di Massimo PAVANELLO

Dal 23 al 28 giugno, guidati dal cardinale Tettamanzi, i fedeli ambrosiani si recheranno in pellegrinaggio a Lourdes per due motivi comunitari, in aggiunta a quelli che ciascuno ha nel cuore: il primo s’inserisce all’interno di un respiro ecclesiale universale, come espressamente rimanda la celebrazione del 150° anniversario dell’apparizione della Madonna.

Il secondo invece si collega a una ricorrenza della Chiesa locale: la memoria del pellegrinaggio, in occasione della Missione di Milano del 1957, conclusasi l’estate successiva proprio nella cittadina mariana francese. Due motivi che dovranno portare frutti spirituali e pastorali nel quotidiano.

L’Arcivescovo, nell’annunciare il viaggio in Duomo lo scorso 8 dicembre, così richiamava: «Il nostro, allora, vorrà essere un ritornare là a pregare per la nostra città e per l’intera diocesi, per il dono e l’impegno di una fede rinnovata, più solida e vitale, più orante e missionaria: nuovamente mossi dalle vibranti parole che l’allora arcivescovo Giovanni Battista Montini pronunciava nella Messa di congedo dal Santuario davanti all’ultimo gruppo di pellegrini in partenza per Milano: “Io penso che (a Lourdes) il Cielo si sia aperto perché noi ci trasferiamo col nostro spirito, col nostro cuore, con la nostra volontà, con le nostre aspirazioni nel soprannaturale. (…) Questo per me è il segreto misterioso e il fascino di questo luogo benedetto: non un raggio momentaneo sceso accanto a noi quaggiù, ma un’ondata irresistibile che tende a farci salire fino a Dio e a tenerci con il cuore vicini a Lui”. Carissimi, sia Maria, nostra Madre tutta santa e immacolata, a collocare il nostro cuore “in alto, con Dio”: a collocarlo nel cuore stesso di Dio!».

Per quanti useranno il pullman, il calendario degli appuntamenti prevede un ideale itinerario d’avvicinamento al Santuario che segue cerchi concentrici: dal decanato alla diocesi passando per la zona pastorale. Gli ammalati dell’Unitalsi e dell’Oftal, invece, giungeranno direttamente a Lourdes in treno e molti altri pellegrini sceglieranno l’aereo. Il segno dell’aggregazione, tuttavia, sarà una cifra distintiva che tutti troveranno modo di sottolineare.

A Lourdes, poi, oltre ai momenti di preghiera comunitari, clou del pellegrinaggio, non mancheranno quelli lasciati alla libera iniziativa. Indicativo a tal proposito – per accogliere pure la grazia dell’indulgenza plenaria – il percorso di quattro tappe previsto per l’anno giubilare mariano. Le stesse tappe che, in un certo senso, possono essere vissute, nel significato più profondo, sia prima della partenza, come esercizio preparatorio, sia al successivo rientro, come conferma degli impegni assunti.

In ogni comunità, infatti, si ritrovano con facilità quei segni che a Lourdes sono cuciti tra loro con una particolare benedizione giubilare. Si pensi, per esempio, alla chiesa parrocchiale dove Bernadette fu battezzata; alla casa, che ha custodito l’unità della famiglia Soubirous, mantenendola fedele al Vangelo; alle arcate e alla Grotta, segni della grazia penitenziale; alla cappella, presso cui Bernadetta ricevette l’eucaristia e imparò la cura per i bisognosi. Un percorso feriale che ciascuno può compiere di là dall’occasionale pellegrinaggio.

Singoli fedeli, comunità parrocchiali, gruppi organizzati possono allora approfondire quegli ambiti della vita cristiana ordinaria che compongono la santità del popolo di Dio dalla quale anche la spiritualità di Lourdes proviene e, al contempo, rimanda. Sempre più capaci così di comunicare la fede tra le generazioni, educando all’amore. Soprattutto in famiglia.

Il Vescovo di Lourdes: i santuari mariani come monasteri popolari

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