Le parole e i moniti di Benedetto XVI ai giovani della Gmg riuniti a Sydney


Redazione

21/07/2008

di Cristiana DOBNER

Le immagini si susseguono davanti ai miei occhi e non smetto di ringraziare l’intelligenza della persona umana e della tecnica moderna: sullo schermo del pc scorre tutto l’evento che ha catalizzato il mondo giovane (e non più giovane) in questi ultimi giorni. L’entusiasmo si è dimostrato travolgente, giovani corpi hanno inventato segni, sviluppato gestualità di partecipazione, sigle musicali e acclamazioni. Quindi, mi dico, non c’è stata apatia, non c’è stato disinteresse.

Posso introdurre una dimensione diversa? Il distacco critico, ineludibile se non si vuole costruire sulla sabbia la casa della propria vita. Lo scintillio e il balenio attirano e magnetizzano, ma ti lasciano ancora al buio se non hai previsto una buona torcia nella tua bisaccia. La mia è una torcia… perenne, ad alimentazione manuale: devo girare una manovella e rigirarla e continuare il movimento per ottenerne il fascio luminoso. Voglio indicare così il passaggio dal folklore alla realtà, dalla kermesse (per quanto battezzata) al quotidiano, dal festival alla celebrazione della mensa della Parola e del Pane.

Gli aborigeni, con il loro bastone consegnato a ciascun giovane, con le loro danze rituali, i volti dipinti, se non suscitano rispetto per la loro e ogni cultura si riducono a esibizioni programmate per stupire e far chiudere gli occhi su quanto – ilare e con una gioventù rispolverata e messa nuovo, malgrado la seria fatica di uomo anziano – Benedetto XVI ha richiamato con la sua consueta chiarezza: la violenza e lo sfruttamento delle persone e delle cose.

Le danze delle fanciulle in abiti candidi hanno parlato di una femminilità che celebra il mistero con gioia e naturalezza; ma il mistero del grembo vilipeso della donna? Candele e folla acclamante… può trasformarsi in una folla di profeti che costruisca un futuro di speranza per tutta l’umanità? Sotto le stelle della Croce del Sud… un guizzo in cui il creato meraviglia, fa sobbalzare e aprire il cuore a Dio, al Creatore, ma quale la ricaduta sulla violenza esercitata sul creato stesso?

Lo sbarco alla baia di Sidney è stato ben congegnato e pittoresco: attraccare dal mare, abbracciare tutto e tutti con un unico sguardo, ma il consumismo sotteso, a quali leggi di duro mercato obbedisce? Un’intera città ha partecipato, non solo i giovani eccitati e elettrizzati dalla novità di un evento, il WYD, che non è olimpiade o festival. Quali gli aggiustamenti di facciata della Chiesa? Una globalizzazione pilotata per andare al volgo, come è stato scritto? Dimenticando il Cristo crocifisso a favore di parametri odierni che garantiscono l’audience? Insomma, noi cristiani (giovani e meno giovani) ci siamo venduti come un prodotto preconfezionato?

Io non lo credo. Penetriamo al di là della carta dorata in cui è stato avvolto il dono e consideriamo le parole e i moniti di Benedetto XVI: Misura Sfida Missione. Se assunti e fatti propri imprimono una direzione diversa e il tessuto dell’esistenza muta fili e colori.

«Non fuggire da se stessi o dalla realtà della vita»: ammonisce a vivere in Cristo, in Colui che si è fatto carne, realtà storica per noi, per insegnarci come e perché camminare nel mondo. «Costruite la nuova era in cui l’amore sia libero», afferma il Papa, ma egli lo ha appreso da Cristo e dal suo popolo in cammino, la Chiesa. Contro l’indifferenza, contro chi è incapace di rispetto per un essere umano, come Eluana, bisognosa di ognuno di noi per essere se stessa e che condanniamo in nome dell’efficienza, dimenticando il dono della Presenza in lei.

Voci e opinioni si oppongono alla logica di Cristo, è notorio: sorte onerosa e impegnativa per chi decide di vivere in Lui Crocifisso per noi, ma entusiasmante, duratura e non effimera. «Agisci oggi, cambia il domani»: non solo canta, radunati, viaggia fino al continente australe, conosci giovani, ma apriti alla parola del Vangelo e osserva i testimoni che ti hanno preceduto, si sono giocati del tutto ma… cambiando prima se stessi.

Un programma esigente, radicale, dal profumo aborigeno e dal tocco australiano, con una certezza: lo Spirito, che dalla creazione aleggia sulle acque, è sempre creante ed è quello Spirito che Gesù ci ha donato. Egli intercede per noi sempre, suggerisce e anima, non astrattamente o sentimentalmente, ma nella plasmazione dall’egoismo all’altruismo, alla trasparenza dell’amore.

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