Una proposta diversa per le destinazioni


Redazione

14/10/2008

di Luisa BOVE

La necessità di ripensare all’ingresso nel ministero dei preti novelli, con particolare attenzione anche all’aspetto formativo, ha portato a dedicare proprio al Seminario la sessione del Consiglio presbiterale dell’ottobre 2006.

L’anno successivo l’Arcivescovo ha ripreso il tema nell’omelia della Messa del Giovedì Santo. «Ritengo sia giusto avviare, a partire da quest’anno – diceva il cardinal Tettamanzi – una nuova modalità di ingresso nel ministero dei presbiteri appena ordinati». E proprio in quei giorni veniva reso noto un documento a riguardo. Senza dimenticare il valore dell’impostazione precedente e guardando al contesto ecclesiale, veniva quindi presentata una «proposta innovativa» che avrebbe coinvolto i preti novelli.

Intanto le destinazioni non dovevano avere come primo criterio le richieste delle parrocchie, ma lo sguardo doveva essere puntato innanzitutto sui neo sacerdoti. Il loro cammino di ingresso al ministero, sulla scorta delle riflessioni e scelte che la diocesi sta compiendo, è già stato portato a 4 anni: uno da diaconi e tre da presbiteri. Nell’ultimo anno del quadriennio teologico i seminaristi vengono quindi inviati in una parrocchia o comunità pastorale, prevedendo per loro anche incontri residenziali e per classi di ordinazioni come occasione formativa e di studio.

Naturalmente la destinazione sarà scelta con cura, tenendo conto delle capacità di accompagnamento del parroco e della ricchezza di ministeri (presenza di un diacono, persone consacrate, operatori pastorali laici…). Sarà importante che il futuro candidato al sacerdozio viva anche momenti di condivisione della preghiera (a partire dalla lectio e dalla liturgia delle ore) e della Messa, oltre che essere coinvolto nella programmazione pastorale e in momenti di fraternità. Per lui sarà prevista una collocazione abitativa sobria, in un contesto di condivisione.

Scopo di questa nuova impostazione è quello di rendere più soft l’ingresso nel ministero dei futuri preti novelli, senza che per questo si sentano “in prova” per altri tre anni dopo l’ordinazione. Il desiderio è di «tutelare il più possibile i preti novelli», evitando loro anche il «rischio di un eccessivo affaticamento fisico, psicologico, spirituale», si legge nel documento del 2007. Non solo. «Tenendo conto anche della loro frequente situazione di improvvisa solitudine dopo anni di forte vita comunitaria in Seminario». Il rischio è infatti quello di un «eccessivo “salto” rispetto al percorso seminaristico e ai valori da esso incarnati (preghiera regolare, vita fraterna, studio, equilibrio di vita, ecc.)».

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