Nel raffronto con il Lezionario romano sul modo di articolare la ricchezza tematica della «domenica del buon pastore», emerge la consapevole originalità del nuovo testo che entrerà in vigore in Avvento


Redazione

09/04/2008

di mons. Claudio MAGNOLI

La quarta domenica di Pasqua è da tempo chiamata la «domenica del buon pastore». Il Lezionario romano proclama infatti nei tre anni una parte significativa del capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, che ha al suo centro l’autoproclamazione di Gesù come «buon pastore» (cfr Giovanni 10, 11.14). Adottando nel 1976 il Lezionario romano, dalla II domenica di Pasqua le comunità di rito ambrosiano sono entrate, seppure in modo provvisorio, in questa logica e hanno assimilato la connessione tra la quarta domenica di Pasqua e l’immagine di Gesù buon pastore, collegandola – come in tutta la Chiesa – alla Giornata mondiale delle Vocazioni.

Il Lezionario ambrosiano che entrerà in vigore con la prima domenica di Avvento (16 novembre) tiene conto della sensibilità pastorale e spirituale maturata in questi anni grazie al Lezionario romano, e lo declina secondo una propria consapevole originalità.

Il primo punto da considerare è la proclamazione – in forma semplice o tra i Vespri – del Vangelo della Resurrezione alla messa vespertina del sabato. Per questa domenica, in tutti e tre gli anni, èprevista la pericope di Luca 24, 9-12 (l’annuncio delle donne agli undici e la corsa di Pietro al sepolcro): elemento qualificante non solo di questa domenica, ma di ogni domenica dell’anno.

Il secondo punto, in conformità alla costante tradizione della Chiesa milanese, è la scelta dell’epistola – termine ambrosiano corrispondente alla seconda lettura – dagli scritti di San Paolo. Concorde con il Lezionario romano nel valorizzare gli Atti degli Apostoli e Giovanni (prima lettura e Vangelo), il Lezionario ambrosiano non riprende invece la prima lettera di Pietro (anno A), la prima lettera di Giovanni (anno B) e l’Apocalisse (anno C), per leggere invece, in stretta connessione tematica con le altre letture, l’apostolo Paolo.

Il terzo punto è il diverso modo di articolare la ricchezza tematica di questa domenica nei tre anni. Il Lezionario romano organizza la lettura del capitolo 10 di Giovanni in modo quasi continuo sui tre anni (anno A: vv. 1-10; anno B: vv. 11-18; anno C: vv. 27-30).

Nell’anno A la seconda lettura si raccorda bene al Vangelo (1Pietro 2, 20-25: Siete tornati al pastore delle vostre anime), mentre la prima lettura è più autonoma e insiste sull’annuncio del mistero della Pasqua (Atti 2, 14.36-41: Dio lo ha costituito Signore e Cristo).

Nell’anno B Atti 4, 8-12 rinnova l’annuncio del mistero della Pasqua (Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che avete crocifisso), mentre la prima lettera di Giovanni procede con una certa autonomia (1Giovanni 3, 1-2: Vedremo Dio come egli è).

Nell’Anno C Atti 21, 8b-14 sposta l’attenzione, in raccordo con il Vangelo, sulla disponibilità di Paolo a morire per il Signore e Apocalisse 7, 9.14-17 riprende il tema pastorale e la sua valenza escatologica (l’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle acque della vita).

Nell’anno A il Lezionario ambrosiano proclama Giovanni 10, 11-18 (Il buon pastore) e in rapporto al ministero pastorale di Gesù dispone le pagine di Atti 6, 1-7 (l’istituzione dei sette) e di Romani 10, 11-15 (Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato).

Nell’anno B viene proclamato Giovanni 10, 27-30 (il pastore comunica alle sue pecore la vita eterna) e in rapporto a questa nuova sottolineatura del ministero pastorale di Gesù vengono lette le pagine di Atti 20, 7-12 (alla domenica Paolo spezza il pane nella comunità di Troade) e 1Timoteo 4, 12-16 (Il dono spirituale conferito con l’imposizione delle mani da parte dei presbiteri).

Nell’anno C viene proclamato Giovanni 15, 9-17 (Io ho scelto voi. Rimanete nel mio amore), brano evangelico che accentua il tema della chiamata / elezione da parte di Cristo e che ben si raccorda con Atti 21, 8b-14 (la disponibilità di Paolo a morire per il Signore) e Filippesi 1, 8-14 (incoraggiati dalle catene di Paolo i fratelli annunciano la parola di Dio).

Ciascuno dei due Lezionari, intrecciando in modo proprio e originale la valorizzazione di un patrimonio antico, la fedeltà alla riforma conciliare e l’ascolto della sensibilità pastorale odierna, dona ai fedeli delle rispettive Chiese di dissetarsi alle sorgenti della Sacra Scrittura per celebrare con viva fede, profonda speranza e infinito amore i santi misteri della nostra salvezza.

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